di Tommaso Scarabelli

“Viviamo nel passato” non è una metafora o un qualche modo di dire, ma una frase che descrive ciò che realmente accade nel cervello di ogni singolo umano (o animale). Tutto ciò che noi percepiamo, facciamo o pensiamo in quello che definiamo presente e di cui siamo coscienti, in realtà è solo un’illusione creata dal nostro cervello.

 

Orologio astronomico di Praga

 

Le nostre sensazioni pervengono al cervello in una frazione di tempo brevissima, che per noi è quasi impercettibile, ma che comunque esiste. Questa frazione corrisponde, secondo alcuni studi ed esperimenti di neurobiologia, a circa mezzo secondo. Il meccanismo è lo stesso di quando guardiamo una stella, anche se i tempi sono diversi: in realtà stiamo osservando solamente la luce che è pervenuta ai nostri occhi dopo migliaia di anni, una luce che appartiene al passato.

Durante questo mezzo secondo non siamo coscienti di quello che accade intorno a noi e per questo motivo l’intervallo di mezzo secondo venne definito da Hermann von Helmholtz, il primo a verificarne l’esistenza, temps perdu, tempo perso. Perso perché la coscienza non ne è informata e quindi non viene memorizzato. Oggi si preferisce parlare piuttosto di tempo compresso poiché il cervello è capace di manipolare e distorcere la nostra percezione di questo tempo di cui non siamo coscienti.

Ad esempio, è stato misurato e verificato che il tempo trascorso fra causa ed effetto di un evento, di cui si conosce già la causa, viene percepito come minore del tempo oggettivo.  Questo effetto viene definito binding effect: veniamo a conoscenza della causa in ritardo rispetto alla realtà, mentre la presa di coscienza dell’effetto, cioè l’arrivo del messaggio alla nostra coscienza, viene anticipata. L’intenzionalità di un evento invece accorcia ulteriormente questo tempo e perciò si parla di casual binding e intentional binding.

Il binding effect può perfino portare ad una paradossale inversione dell’ordine del tempo, in particolare se si lavora con piccole frazioni di secondo. Questo significa che possiamo percepire l’effetto prima della causa, come se sentissimo il tonfo di un libro prima di averlo lasciato cadere.

Tutto questo è possibile grazie alla capacità del nostro cervello di manipolare quel tempo passato che noi definiamo presente.

In seguito a questi studi è sorta la domanda se la libera volontà è in realtà solamente un’illusione. Se la nostra coscienza è in ritardo, è il cervello a decidere per noi?

Sono in corso numerosi esperimenti riguardanti l’attività nervosa che precede ogni contenuto della coscienza, ma se questa attività ne sia la causa o solo un effetto collaterale è ancora da scoprire.