di Luca Caimano

– viene provocata sofferenza altrui?

– va contro la nostra religione?

– va contro le leggi del nostro stato?

 

Articolo 1- Tale diritto sussiste, se perseguendolo viene provocata sofferenza altrui?

 

Sembra profondamente ingiusto provocare sofferenza ad altre persone per una nostra scelta, infatti:

– può essere visto come un atto altamente egoista, in quanto non teniamo in considerazione i desideri e i sentimenti delle altre persone. Casca a pennello la frase di Giacomo Leopardi: “E in vero, colui che si uccide da se stesso, non ha cura né pensiero alcuno degli altri; non cerca se non la utilità propria; si gitta, per così dire, dietro le spalle i suoi prossimi e tutto il genere umano”-

– può portare a conseguenze scioccanti per le persone che provano affetto nei nostri confronti;

 

In contrario:

Scrisse Seneca: “Non importa morire presto o tardi, ma morire bene o male; morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male”.

 

Rispondo:

Aristotele scrisse: “Il morire per fuggire la povertà o l’amore o una sofferenza qualsiasi non è da uomo coraggioso, ma piuttosto da vile: è una debolezza quella di fuggire i travagli, e chi in tal caso affronta la morte non lo fa perché è bello, ma per fuggire un male.”

Ci sono momenti della vita quasi impossibili da sostenere: l’uomo coraggioso resiste, il debole si lascia cedere. Ma ci sono dei casi in cui per una serie di eventi una vita diventa per chiunque impossibile da essere vissuta. Riprendendo il famoso discordo dell’Amleto di Shakespeare, vi sono casi in cui lasciarsi andare ad un sonno eterno è la soluzione migliore alle afflizioni del corpo.

 

Soluzione delle difficoltà:

– Per quanto riguarda il discorso sull’egoismo, lo analizzerò dalla prospettiva opposta: se sei consapevole delle sofferenze di qualcuno, il quale ha espresso il desiderio o solo manifestato l’idea di suicidarsi, è più egoista lui che desidera spegnere i tormenti a cui è sottoposto, sperando che tu lo capisca, o tu, che solo per averlo a fianco lo costringi a patire sofferenze che egli si rifiuta di soffrire? Plutarco scrisse “C’è qualcosa di peggiore della morte? Si, la vita se uno desidera morire”.

– Questi periodi insostenibili di cui ho parlato sono spesso causati da un abbandono delle persone a cui siamo più legati, che per qualche motivo escono dalla nostra vita: nel caso in cui noi rimaniamo totalmente da soli, ecco che balena l’idea del suicidio. Ma in questi casi, essendo rimasti soli, non vi è più alcuno che possa soffrire della nostra dipartita. Nell’altro caso, dobbiamo prodigarci per far capire alle persone quale è il nostro desiderio e perché per noi è la cosa migliore.

 

Articolo 2- Tale diritto sussiste, se perseguendolo andiamo contro i precetti della nostra religione?

 

Per delle persone appartenenti ad uno specifico gruppo religioso, il procedere nell’atto può portare a conseguenze pesanti, anche a livello di comunità:

– avere un suicida in famiglia potrebbe far allontanare o malvedere la famiglia dal gruppo religioso; un tempo, ai suicidi non era permesso di essere seppelliti nei cimiteri comuni;

– per avere un esempio conosciuto, nella Divina Commedia di Dante i suicidi vennero posizionati all’Inferno.

-Platone scrisse: “Gli esseri umani appartengono a dio, non è concesso porre fine da noi stessi alla vita, prima che Dio ci ponga di fronte all’inevitabile”.

 

In contrario:

Kant scrisse: “Il suicidio non è abominevole e inammissibile perché Dio lo ha proibito, ma al contrario Dio lo ha proibito perché, degradando al di sotto dell’animalità la dignità intrinseca dell’uomo, è abominevole”

 

Rispondo:

La Bibbia non condanna direttamente il suicidio: certo, dei sette suicidi che vi appaiono, la maggior parte sono “uomini malvagi”, ma di certo non tutti; per esempio, uno di questi, Sansone, pur essendosi tolto la vita viene rappresentato come un personaggio eroico.

Schopenhauer scrisse che “il suicida è uno che, anziché cessar di vivere, sopprime solo la manifestazione di questa volontà: egli non ha rinunciato alla volontà di vita, ma solo alla vita”. Si deduce da ciò che il suicidio non dovrebbe essere visto in maniera così negativa dalle religioni, in quanto non testualmente in contrapposizione con i precetti di essere.

Altra cosa è se la religione ha una regola scritta che lo vieta: in tale caso, a meno che non si voglia rinnegare la religione in extremis, per un vero credente è consigliabile in mio parere evitare la strada del suicidio; scrisse inoltre Sergio Quinzio: “Un uomo che ha fede è un uomo al quale è recluso il rimedio del suicidio”.

 

Soluzione delle difficoltà:

– se una persona desidera suicidarsi, e teme ripercussioni da parte del gruppo religioso di appartenenza, è sufficiente che prima dell’atto si adoperi per allontanarsi e separarsi da tale gruppo, oppure assicurarsi che il proprio suicidio non nuocia alle altre persone, come spiegavo nell’Articolo 1;

– trascurando i celebri esempi letterari e artistici in cui i suicidi sono ritratti come peccatori infernali, poiché rifiutano l’opera di Dio, il concetto da tenere sempre presente è il motivo, sufficiente o necessario, per cui essi hanno compiuto tale scelta; se una persona ha grandi meriti in vita, ma decide di terminarla perché necessariamente insostenibile, è improbabile che un Dio misericordioso decida di punirlo nell’aldilà;

– riprendendo il punto precedente, anche in questo caso bisogna valutare i motivi che hanno spinto qualcuno a fare tale scelta: se Dio ci ha donato la vita e le condizioni in cui essa si svolge, non dovrebbe anche adoperarsi perché essa sia quantomeno vivibile? Io ritengo che, qualora manchino queste condizioni necessarie, ci sia concesso far venir meno il dono della vita, così come sono venuti meno gli altri doni necessari.

 

Articolo 3- Tale diritto sussiste, se perseguendolo andiamo contro le leggi del nostro stato?

 

Una persona patriottica può essere assolutamente in disaccordo nell’ infrangere le leggi di uno stato. Per molto tempo il suicidio è stato vietato legislamente in numerosi stati; per esempio presso i Greci i suicidi venivano in alcune città considerati disertori a vita e la loro salma esposta alla vista della cittadinanza:

– in diversi stati, se una persona aiuta qualcuno nell’atto di suicidarsi, essa è penalmente perseguibile;

– lo stato non esisterebbe o non svolgerebbe la sua funzione se le persone non rispettassero le leggi.

 

In contrario:

Scrisse Schopenhauer: “che cosa si può pretendere da un mondo in cui quasi tutti vivono soltanto perché non hanno il coraggio di suicidarsi?”

 

Rispondo:

Uno stato dovrebbe badare alla felicità dei propri cittadini: secondo per esempio il modello di Stato teorizzato da Locke, esso è composto dai cittadini e governato attraverso di essi. I cittadini al suo interno sono liberi, e ugualmente partecipi al benessere dello stato. Quando però il complesso statale cambia, e per una serie di motivi ad un individuo vengono a mancare una serie di beni o diritti necessari, senza i quali egli ritiene sia impossibile proseguire la sua vita, dovrebbe essere libero di porvi fine.

Per esempio, la famosa teologia Stoica riteneva che l’atto del suicidio giungesse quando l’individuo non fosse più in grado di svolgere le suo funzioni principali. Vi fu addirittura un periodo dell’età romana, durante la dinastia Giulio-Claudia, in quale il suicidio fu una sorta di “privilegio”.

 

Soluzione delle difficoltà:

– Se una persona ha il desiderio di privarsi della vita, essa dovrebbe fare in modo di spostarsi in uno stato dove esso è legale o, se ciò non fosse possibile, di assicurarsi che nessun’altra persona interferisca o sia “complice” dell’atto.

– Come spiegato nell’Articolo 2, il suicidio è legato alla condizione mentale e fisica di una persona: spesso questa condizione è portata da una problematica fisica: povertà, fallimenti sociali, abbandono, discriminazione, ecc.

Insomma, come si è potuto notare, esistono problematiche su cui lo stato dovrebbe poter intervenire: se ciò non accade invece, e la persona giunge fino al suicidio, significa che lo stato non stava già svolgendo appieno la propria funzione, non assicurandosi delle necessarie condizioni di vita dei propri cittadini. Michelangelo, pur non essendo esattamente un filosofo, scrisse: “il suicidio è l’estremo tentativo di migliorare la propria vita”.

 

Conclusione finale:

La conclusione di questa quaestio viene riassunta in una singola frase di Seneca:

“Ti piace vivere? Vivi;  se no, puoi tornare da dove sei venuto”