di Nicola Grion

 

Il documentario “There will be water” segue la nascita del “Sahara Forest Project”, tra successi e sconfitte, per realizzare un’area che utilizzi energia solare e tecnologia innovativa per fornire e far crescere la vegetazione nel deserto.

Ormai ci rendiamo tutti conto dell’avvenuto cambiamento delle condizioni climatiche sul pianeta Terra. Sempre più spesso si verificano alluvioni, uragani, disastri di ogni tipo e situazioni paradossali, come neve a maggio o estreme calure a ottobre, nel nostro emisfero.

Reportage giornalistici ci mostrano le masse glaciali polari ritirarsi, aumentando il livello del mare e l’estendersi della desertificazione di alcune zone del pianeta o paradossalmente alluvioni distruttive in zone scarse di acqua.

Di fronte a questi fenomeni estremi, alcuni scienziati si sono dati da fare per risolvere alcune situazioni critiche per la vita dell’uomo e, come spesso accade, alla scienza viene in aiuto la natura, con le sue soluzioni frutto di selezione naturale di specie botaniche e animali. Nel caso di cui stiamo parlando, ossia trovare un modo per immagazzinare l’acqua, lo studio di uno scarabeo del deserto è risultato illuminante. Questo animale sulla sua corazza riesce a far condensare il vapore acqueo proveniente dal mare. Scienziati e tecnici hanno riprodotto questa “tecnica” per portare l’acqua in paesi in cui le falde acquifere sono carenti. Sono poi state studiate e realizzate strutture ecocompatibili che possano trattenere e dispensare questa preziosa risorsa. Nella piccola area vengono inoltre prodotte grandi quantità di alghe, usate come combustibile, sale, cibo ed energia. Nel documentario si può vedere come il progetto si sia realizzato in Qatar e in Giordania, non di certo senza problematiche, non ultimo il fatto che un’idea seppur molto valida e sostenibile, se non presentata nel modo giusto possa essere accantonata in favore di un progetto con interessi economici e politici più redditizi.

La visione di questo documentario lascia dunque due pensieri nello spettatore:

l’impegno a utilizzare senza sprechi l’acqua a disposizione perché non è detto che essa sarà sempre così facilmente accessibile e il riconoscimento agli scienziati per la loro tenacia nella ricerca a favore dell’umanità intera.