di Valentina Segatti ed Elisa Fiore

 

Il primo dicembre è la giornata mondiale contro l’Aids per sensibilizzare e informare le persone su questo problema.

David Geffen disse: “l’HIV e l’AIDS sono in crescita- ma lo è anche l’apatia del pubblico. Abbiamo già perso troppi amici e colleghi”. Questo è terribilmente vero: nonostante gli spaventosi dati questa malattia viene affrontata passivamente, come se fosse una realtà lontana dalla ricca e colta popolazione e le poche informazioni conosciute sono solo una nebbia di errate dicerie.

Innanzitutto l’AIDS non va confusa con l’HIV (virus dell’immunodeficienza). La prima si riscontra infatti quando il virus danneggia a tal punto il sistema immunitario da non renderlo più capace di difendere il nostro corpo. Non è quindi l’AIDS a uccidere, a provocare la morte, sono le infezioni, i tumori e la tubercolosi che possono insorgere a causa dell’immunodeficienza. Il virus si trasmette attraverso lo scambio di fluidi corporei, come sangue e latte materno, la saliva non è tra questi, difatti è solo una falsa credenza.

Sconcertante è anche la convinzione che la sieropositività sia una condanna, ancora tanti continuano a credere che una persona sieropositiva debba essere ingiustificatamente pericolosa per chi vi è accanto. Seguendo determinate terapie si può infatti “azzerare la carica”, il che vuol dire non essere contagiosi.

Nel 2017 in Italia sono stati complessivamente segnalati 3.443 nuovi sieropositivi. L’aspetto più preoccupante di tutto ciò è che le persone più a rischio sono i ragazzi. Attualmente nel mondo ci sono 3 milioni di persone che hanno meno di 19 anni e sono sieropositivi; l’Italia è il secondo Paese in Europa per incidenza di AIDS, dopo il Portogallo. La paura perciò non va biasimata, non nasce sull’asfalto, ma in terreni fertili.

Sono poi da aggiungere i pregiudizi, le colpe immotivate, gli occhi sprezzanti a dire “te la sei cercata”. Fin troppe persone credono che l’AIDS sia una giusta pena da scontare. “L’AIDS non è solo la punizione di Dio per gli omosessuali, è la punizione di Dio per la società che tollera gli omosessuali”, così diceva Jerry Lamon Falwell Sr. Eppure momentaneamente la maggioranza dei malati è eterosessuale.

Per paura, molte persone evitano addirittura di fare il test, come se fosse il possibile esito positivo a rendere sieropositivi e chi riscontra questa malattia, ancora oggi, si nasconde. Si chiude in sé stesso e si spegne lentamente, come se non fosse degno di vivere.  Le famiglie sono impreparate, chiudono i malati in una stanza e chiedono se per disinfettare gli ambienti serve la varechina.

Morti precoci correlate all’immunodeficienza ci danno la prova delle conseguenze che scatena L’HIV. Freddy Mercury  il front man dei Queen, icona glam e dichiarato gay, e probabilmente con la stessa paura di chiunque altro, informa il pubblico mondiale di aver riscontrato L’AIDS solamente un giorno prima della sua morte, a 45 anni. Muore di broncopolmonite, aggravata dalla sua situazione inferma. Nasconde questa feroce verità “al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano”, ci informa durante il suo discorso rivelatore.

Oltre a Freddy Mercury  ci sono anche molti altri personaggi di rilievo morti a causa di questa malattia, come Keith Haring, il famoso creatore dei Murales, che muore il 16 febbraio 1990 a New York a soli 31 anni; Pier Vittorio Tondelli, autore di “Altri libertini”, morto il 16 novembre 1991 a 36 anni; Emile Ardolino, regista di grandi successi come “Sister Act”  e “Dirty Dancing”, che muore a 50 anni nel 1993.

Anche Magic Johnson, il grandissimo giocatore di basket, il 7 novembre 1991 dichiara di essere sieropositivo. È uno dei pochi esempi di rilievo ancora vivo.

Molti attori si danno da fare per finanziare la ricerca per l’AIDS, tra cui Madonna, Rihanna – che con la vendita dei suoi cosmetici ha raccolto 50 milioni di dollari per il Mac Aids Fund -, Miley Cyrus e Bono Vox. L’AIDS infatti, come dice una citazione  tratta dal film Philadelphia, “…è considerato un handicap non solo per le limitazioni fisiche che impone, ma anche perché il pregiudizio che circonda l’AIDS esige la morte sociale che precede… che precede… e a volte accelera, la morte fisica.”