Per la prima volta nella sua storia, quest’anno il gruppo del Copernidrama è stato invitato a partecipare al Premio Gaber “Obiettivo Nuove Generazioni” ad Arcidosso, in provincia di  di Grosseto. <<Il cosa? >> starete pensando. Tranquilli, nemmeno io ne avevo mai sentito parlare. Però, se siete interessati a saperne di più, ecco a voi un fantastico racconto al riguardo.

Il nostro viaggio ha avuto inizio alle 7.30 dell’8 maggio, quando siamo saliti sulla corriera nella quale avremmo trascorso più di 6 ore. Per una come la sottoscritta, che non ama affatto starsene seduta per lungo tempo a “far niente“, la prospettiva non era molto allettante, ma alla fine, tra il fare conversazione con i ragazzi del gruppo teatrale “I Libani Monni” di Spilimbergo con cui condividevamo il pullman, numerose partite di Taboo, un bel po’ di snack, e qualche sosta sono riuscita a godermi il viaggio, giungendo finalmente a destinazione.

Ovviamente, con la fortuna che abbiamo, al nostro arrivo ci attendeva la pioggia! E così il primo ricordo che ho di Arcidosso è la sfrenata corsa dal pullman fino all’hotel per cercare di bagnarsi il meno possibile.

Dopo essere stati accolti ed esserci sistemati nelle camere, era subito ora di partecipare al primo laboratorio teatrale. Quindi, nonostante la stanchezza, siamo scesi in una delle sale interrate dell’hotel. Ancora non lo sapevamo, ma in quella stanza, così come nelle due adiacenti, avremmo fatto molto più di semplici esercizi teatrali. Proprio lì dentro, infatti, avremmo vissuto delle esperienze indimenticabili, provando mille emozioni e rafforzando il nostro legame come gruppo.

Non vorrei annoiarvi con i particolari di tutti gli esercizi, perciò nel corso della narrazione vi spiegherò, una per volta, in breve, ciò che è successo in quelle “magiche” sale.

Per cominciare, nel primo laboratorio, tra le altre cose, ognuno di noi ha avuto la possibilità di “aprirsi” e parlare agli altri componenti del gruppo delle proprie preoccupazioni, delle proprie insicurezze, della propria storia.

La prima giornata si è fondamentalmente conclusa qui (ho volontariamente escluso la cena perchè dubito che vogliate leggere della pasta scotta e dell‘insapore budino alla mandorla che abbiamo avuto l’onore di gustare).

Il secondo giorno è stato probabilmente il più carico sia di attività che di emozioni. Infatti, la giornata  è cominciata con la nostra esibizione alle 8.30 del mattino (non eravamo troppo contenti dell’orario, come potete immaginare). La tensione che si percepiva tra di noi fin dalla colazione era molto forte, in particolar modo perché si trattava della nostra prima rappresentazione quest’anno. Fortunatamente, lo spettacolo è andato molto bene e abbiamo ricevuto numerosi commenti positivi.

A questo punto, essendoci ormai liberati dell’“ansia da prima”, abbiamo trascorso il tempo rimanente guardando tre degli spettacoli degli altri gruppi e partecipando a due laboratori.

Il primo di questi consisteva in attività più di tipo motorio, basate in gran parte sul contatto con il resto del gruppo e il supporto che questo dà ad ogni partecipante. Il secondo, nonché ultimo, è stato probabilmente il mio preferito, in quanto l’ho trovato al tempo stesso “bizzarro” ed illuminante perché incentrato principalmente sull’aspetto onirico del teatro. Ad essere sincera, all’inizio ero molto confusa su cosa stesse succedendo (un po‘ tutti lo eravamo,  almeno credo) e tuttora non sono sicura di cosa sia accaduto nella prima mezz’ora in quella sala buia, ma ciò che ricordo è che si è concluso con noi che cantavamo a squarciagola per poi riunirci in un bellissimo abbraccio di gruppo, alla fine del quale molti erano in lacrime. Alla sera poi abbiamo tutti partecipato ad un’attività nella quale ogni gruppo aveva a disposizione una sala per cinque minuti con lo scopo di comunicare qualcosa agli spettatori, al termine c’è stato uno dei momenti più emozionanti di tutto il viaggio: la “stanza del silenzio” Gli organizzatori del Premio ci hanno fatto entrare tutti in una sala enorme e buia, illuminata solo da file di lucine sul soffitto. Non ci era stato detto cosa dovessimo fare all’interno di quella sala, tutto era lasciato alla libera scelta e alla libera iniziativa di ciascuno, l’unica regola era di osservare il silenzio e questo ha contribuito a rendere il tutto molto più interessante e particolare. Temo di non essere in grado di raccontare quella magnifica esperienza come vorrei, perciò… mi affido alla vostra personale immaginazione…

Il mio racconto, come avrete notato, sta diventando davvero lungo e probabilmente a questo punto vi sarete già stancati, perciò in poche righe vi racconto dell’ultimo giorno.

Salutati mille volte i ragazzi degli altri gruppi con cui avevamo avuto occasione di fare amicizia nonostante il poco tempo a nostra disposizione, siamo risaliti sulla nostra corriera con meta Siena, dove abbiamo avuto occasione di fare una sosta di qualche ora per una visita molto piacevole, nonostante la pioggia cominciata poco dopo il nostro arrivo (prova, ancora una volta, della nostra “fortuna”).

E così, trascorsa qualche altra ora di viaggio, una volta salutati con molto affetto i nostri compagni di Spilimbergo, ognuno di noi è tornato a casa propria.

Finale un po‘ banale, lo so. Ma sicuramente questo viaggio non lo è stato: anzi, è stato un vero e proprio miscuglio di emozioni ed esperienze, una più interessante e stimolante dell’altra, che rimarranno impresse per sempre nei miei ricordi.

Unico aspetto negativo? Il risveglio del giorno seguente, almeno per me, molto traumatico. Quello lo dimenticherei più che volentieri!

 

di Marta Schaerf, 2^D