di Lorenzo Della Savia e Marcello Rossi

Il candidato all’uninominale per la Camera del M5S: “Cambio radicale alla Buona Scuola, basta provvedimenti-tampone. Alleanze possibili solamente dal 5 marzo, col 29% abbiamo il dovere di governare. Chi non ha rimborsato e viene eletto rinunci per responsabilità etica. Il paese deve investire molto di più in cultura”.

Partiamo con una riflessione sulla scuola e con le vostre proposte rivolte a noi studenti. “Il discorso è semplice: il Movimento 5 Stelle vuol fare un cambio radicale per quanto riguarda la Buona Scuola perché abbiamo visto che ha creato notevoli problemi. Già da quando ero io al liceo si discute su come sistemare la scuola. Dal 1987, anno in cui mi diplomai, i provvedimenti per la scuola sono sempre stati ‘provvedimenti-tampone’: una serie di ristrutturazioni che hanno portato alla condizione attuale, che non è ciò che ci si dovrebbe aspettare da un Paese moderno. I problemi sono innanzitutto un costante precariato, che riguarda i docenti ed il personale amministrativo. I concorsi sono stati fatti di rado e nel tempo si sono create delle aspettative per docenti che hanno insegnato da precari e che dopo tanti anni si chiedono perché non passino di ruolo. Per quanto riguarda la scuola si parla tanto di futuro, di programmi, ma non c’è un intervento vero in virtù di quello che dev’essere un allineamento al modello-scuola di altri Paesi che sono da questo punto di vista più avanti di noi. In Italia abbiamo programmi scolastici che sono buoni soprattutto nelle materie umanistiche. Anche in quelle scientifiche avremmo un potenziale piuttosto alto ma questo va ad impattare soprattutto con le strutture scolastiche, che sono vecchie ed in cui spesso manca il personale per farle funzionare. Negli istituti professionali, ad esempio, abbiamo degli impianti che sono obsoleti, non più adeguati alla realtà. Nel concreto si tratta di investire in quelle che sono le strutture scolastiche, nelle infrastrutture, nel dare agli studenti di licei ed università una politica dove lo studente ha la possibilità di essere tutelato a 360 gradi. Questo si riflette anche nelle politiche per la famiglia perché, nel momento in cui hai le famiglie che arrancano per la crisi, sostenerle significa anche dare sostegno al mondo della scuola. Le nostre università sono molto indietro nelle graduatorie delle università mondiali. La nostra prima università è al 187esimo posto e questo deve farci pensare a qualcosa. I nostri corsi di laurea spesso non hanno sbocchi nel mondo del lavoro. Il 3 più 2 non ha funzionato: ha creato un doppio canale che alla fine non funziona”.

Sembra ormai che le attuali coalizioni abbiano una bassissima probabilità di ottenere una maggioranza. Dal 5 marzo, secondo lei, cosa si dovrà fare? Rivotare oppure cercare altre coalizioni post-voto? “Il Movimento 5 Stelle ha una posizione molto netta. Partiamo innanzitutto dalla legge elettorale, che è quasi scandalosa, perché non dà la possibilità al cittadino di scegliere i propri candidati, che invece vengono scelti dall’alto. Il Movimento 5 Stelle ha attuato un sistema di scelta dei candidati attraverso la piattaforma Rousseau, che non è sicuramente il miglior sistema al mondo, ma almeno prevede una partecipazione attiva. Almeno, in qualche modo, chi è iscritto ha la possibilità di scegliere. Secondo me, le primarie dovrebbero essere un sistema sancito dalla legge, perché è l’unico che garantisce al cittadino una scelta. In questo momento noi abbiamo due coalizioni, una di centrodestra ed una di centrosinistra, che sono formate da partiti che non hanno niente in comune ed anzi sono addirittura in collisione tra di loro. Al centrodestra abbiamo Forza Italia e Lega che si scontrano ogni giorno, in primis per la scelta del candidato premier. Berlusconi è una persona condannata e già questo ci fa capire che leader abbiamo per il centrodestra. Salvini è stato eletto al Parlamento Europeo ed è uno dei più grandi assenteisti dello stesso: com’è possibile dare fiducia ad una persona che quando deve fare il suo lavoro non lo svolge perché è assente? Quando c’era da decidere su leggi europee sull’agricoltura ed altre cose che interessano l’Italia persone inaffidabili come Salvini non hanno votato perché non erano presenti e così ci siamo dovuti sorbire certi provvedimenti. Dall’altra parte abbiamo il centrosinistra che, come sapete, è diviso: sono coalizioni che si mettono insieme solo per avere poi una maggioranza per governare. Il Movimento 5 Stelle va da solo perché non vuole fare coalizioni con nessuno. Se poi il 4 marzo ci troviamo un Paese che non ha la maggioranza, il nostro candidato premier Di Maio fa una proposta molto semplice: noi abbiamo un programma tutto sommato condivisibile da altri, perché è fatto sul buon senso. Investimenti sulle famiglie, investimenti in green economy, via le leggi inutili… non una cosa tipo ponte sullo Stretto (ride, ndr). Con chi è d’accordo almeno su alcuni punti essenziali possiamo fare un accordo, che significa un’unione d’intenti sul buon senso, ma non prima del voto. Se poi nemmeno su questo si raggiunge un punto d’accordo bisogna rifare le elezioni”.

Lei parlava di coalizioni post-voto. Ieri (il 20 febbraio, ndr) Libero titolava: per fregare il centrodestra. “Maledetta sinistra. Il piano di Prodi. Il progetto prevede un’alleanza fra Pd, Cinquestelle e Grasso. I loro consensi superano il 50% e possono costituire una maggioranza solida. I tre gruppi non andranno d’accordo, ma non molleranno il potere”. Quanto è fattibile uno scenario di questo genere? E se è fattibile, come sarà gestibile questa convivenza? Messa così, si fa difficile, anche perché vi siete spesso tirati delle bordate non indifferenti. “Questo vale anche per il centrosinistra ed il centrodestra, perché tra Salvini, Berlusconi e Fratelli d’Italia ci sono delle bordate come ci sono dall’altra parte. Mi sento di dire che in politica quello che non è possibile oggi, nel giro di poco tempo è già tutto cambiato perché i politici, soprattutto di lungo corso, difficilmente mollano il potere, perché non hanno altro lavoro: il loro lavoro è la politica. Forse si può creare questo scenario: onestamente non lo so. Può essere fattibile. Una grossa coalizione in Germania esiste da sempre e la Germania sappiamo essere la locomotiva d’Europa. Quando si tratta di interessi economici per portare avanti il Paese, loro, i bisticci ed i contrasti politici, li mettono da parte. Sarà il presidente Mattarella a decidere a chi dare l’incarico: può darsi che la sera del 5 marzo si trovi di fronte ad una situazione di instabilità. Normalmente dà l’incarico al partito che ha preso il maggior numero di voti, ed in questo caso dovrebbe essere il 5 Stelle. Potrebbe anche decidere di chiamare una persona esterna e proporgli un incarico esplorativo chiamando una figura di alto profilo, come ad esempio Amato (già Presidente del Consiglio, ora membro della Corte Costituzionale, ndr), o Prodi, o Tajani, per verificare se in Parlamento si crea una coalizione. Questo personaggio potrebbe trovare convergenze tra Forza Italia e Partito Democratico, o tra Movimento 5 Stelle e Pd, se pone degli obiettivi. Se fosse necessario andare a nuove elezioni, si potrebbe fare un governo di larghe intese che faccia una nuova legge elettorale perché con l’attuale non è possibile governare. Se il Movimento 5 Stelle dovesse raggiungere il 29% avrebbe il dovere di arrivare ad un accordo e di governare. Ovviamente non al ribasso su alcuni punti: se su quei punti fondamentali di buon senso non dovessero esserci convergenze si andrebbe a nuove elezioni”.

Ci sono state due questioni importanti negli ultimi giorni, ovvero quelle di Rimborsopoli e dei massoni nelle liste pentastellate. Siccome sarà impossibile ritirarli dalle liste saranno probabilmente eletti. Questa gente finirà nel gruppo misto e si alleerà con chi cercherà di formare una maggioranza. Noi veniamo da una legislatura in cui i cambi di maglia sono stati a centinaia e voi come Movimento avete sempre stigmatizzato questo fatto ma adesso, in questi modo, rischiate di essere i primi a consegnare dei voltagabbana al Parlamento, perché i sopra citati saranno si imboscheranno da altre parti. Questo non può minare la credibilità di una pietra miliare della vostra ideologia di Movimento? “Il Movimento 5 Stelle, come tutti i partiti, è composto da uomini. Quando si tratta di persone e dell’animo umano ci si può trovare di fronte a persone che di fronte a determinate situazioni della vita cambiano. Nel caso del Movimento 5 Stelle noi riteniamo che sia giusto che i parlamentari mettano mano alla tasca e provvedano a supportare alcune situazioni economiche di questo paese, e quindi parte di quei 24 milioni è andata al microcredito: va ad aggiungersi, cioè, ai soldi già stanziati dal governo. Sappiamo che in Italia le imprese sono perlopiù piccole ed ogni tanto avere tre, quattro o cinque mila euro in più può aiutare. Alcuni di questi parlamentari non hanno rispettato questo patto e sono stati cacciati. Questi hanno due possibilità. La prima è continuare in campagna elettorale per farsi eleggere ed andare al Gruppo Misto. La seconda è un’opportunità etica ed è quella di, al momento della proclamazione, rinunciare. Lasciando così spazio, soprattutto al proporzionale, a chi viene dopo di loro nel listino. Non voglio difendere queste persone perché sono indifendibili. Dobbiamo però valutare alcune cose perché gli altri partiti hanno nelle loro liste dei candidati con la fedina sporca che hanno carichi pendenti. La Costituzione non prevede un vincolo di mandato per via del fatto che tu ti potresti trovare in Parlamento di fronte ad una proposta di legge che cozza con le tue idee politiche. Gli altri partiti si sono addirittura scissi formandone altri. Nel Movimento 5 Stelle abbiamo avuto delle uscite molto spesso per un problema di soldi e di non rispetto delle poche regole deontologiche del Movimento. Dall’altra parte abbiamo dei partiti che si tengono tranquillamente i mal di pancia lasciando gli incandidabili in lista. L’invito da parte del Movimento 5 Stelle a questi che hanno sbagliato è quello di rinunciare per senso di responsabilità etica ed umiltà. Se non lo fanno, il loro interesse non è il bene del Paese, ma il loro bene personale”.

Prima lei ha detto, argomentando, che non si può avere fiducia in Berlusconi e Salvini. Sorge spontanea una domanda: come può una persona preparata come lei, che può vantare ben quattro lauree, avere fiducia in Di Maio, trentunenne neanche laureato?  “Io guardo i disastri che hanno creato i passati governi, uno fra i tanti la legge 367 del ‘96 fatta da Veltroni, che ha distrutto gli Enti lirici trasformandoli nelle Fondazioni Liriche. Lo sappiamo che l’Italia è conosciuta nel mondo per la musica, l’arte, l’enogastronomia. Voi mi chiedete di Di Maio: io ho visto gente cosiddetta preparata, come Berlusconi e tutti i suoi ministri, fare dei disastri disinteressandosi di scuola, famiglie, lavoratori. Ho visto il centrosinistra governare male l’Italia. Guardate la legge Fornero, che fu fatta perchè Berlusconi ci aveva portato al baratro. Hanno chiamato Monti, stimato economista, che ha visto che mancavano i soldi e quindi ha tagliato: dietro a quei numeri, però, c’erano delle persone. La fiducia in Di Maio ce l’ho perchè, insieme al M5S, ha detto una cosa molto semplice: noi creiamo un governo dove lui fa il premier, ma composto da gente capace, responsabile, e che porta avanti questo programma. Non è che abbia fiducia solo in Di Maio. So benissimo che non ha la laurea, neanche il ministro dell’istruzione ce l’ha. Guardate il gesto che ha fatto proprio con i membri del movimento che non hanno rispettato le regole interne: li ha subito mandati via. Negli altri partiti si arriva a scegliere parlamentari impresentabili: che credibilità possono dare? E perchè non dare credibilità a Di Maio, che offre un programma di buon senso, le cui coperture sono certificate dal Mise? (Ministero dello Sviluppo Economico, ndr). Dopo vent’anni di Berlusconi e cinque di centrosinistra, proviamo a cambiare. Se il M5S non si fosse ribellato, Renzi avrebbe distrutto la Costituzione, la nostra carta principale, l’unica arma di difesa del cittadino. Ecco, là sta la mia fiducia: in qualcosa di nuovo”.

Se diventerà parlamentare, ha intenzione di proporre qualcosa di sua iniziativa? Magari riguardante la cultura e la formazione, che, ci sembra di capire, sono degli aspetti su cui punterà molto. “Io ritengo che l’Italia abbia la possibilità di creare parte del suo benessere proprio grazie al patrimonio culturale che ha. Si sente tanto dire che il nostro paese ha il 70% del patrimonio artistico del mondo, ed è vero: ma da questo patrimonio, nonostante le molte promesse degli scorsi governi, non traiamo quasi nulla in confronto alle possibilità, anche sotto il punto di vista turistico, dove siamo sotto a paesi che non possiedono niente in confronto a noi. Pensate, adesso, solo al turismo religioso: il paese che è al primo posto per quanto riguarda il turismo non è né l’Italia, dove c’è il Vaticano, né Israele, con Gerusalemme, bensì la Francia, con Lourdes. E tutto ciò perchè loro, su questo posto, ci hanno creato un business incredibile, dove lavorano tantissime persone. Noi, anche col governo Franceschini, abbiamo pensato alla cultura come managerialità. Ma la cultura è fatta anche di gente che scava, che decora, gente che lavora sulla cultura. Non solo di manager che puntano al bilancio di un teatro o di un museo. Investire nella cultura significa anche creare lavoro: con un piano dove la valorizzazione dei beni culturali non sia solamente uno sfruttamento di risorse per portare a guadagni, ma anche per dare esperienze. Negli altri paesi del mondo che sono ai primi posti per il turismo l’immagine offerta è quella di un’esperienza, non solo di un’attività creata per portare indotti economici. Il turista ricerca l’esperienza, e questo lo vediamo anche sui social, dov’è pieno di attestazioni di presenza in un determinato momento. Il FUS (fondo unico per lo spettacolo, ndr) garantisce la vita di teatri, orchestre, cinema e molte altre attività, e si aggira intorno ai 350 milioni. La Germania spende quattro volte tanto. Noi spendiamo solo lo 0,6% del PIL sulla cultura: la Francia l’1,2%. La spesa per il Louvre corrisponde alla spesa dell’Italia per tutti i musei italiani. La cultura rappresenta una possibilità di investimento ad alto tasso moltiplicatore: ogni euro investito in cultura, infatti, rende tre volte tanto”.

Il M5S ha espresso più volte la sua opinione contraria all’obbligatorietà delle vaccinazioni. Qual è il suo parere a riguardo?  “I vaccini servono, e il movimento non è contro. Il problema è che devono essere date più informazioni ai cittadini al riguardo, così il cittadino a vaccinarsi ci va per coscienza di causa, non solamente perchè gli viene imposto”.