di Sara Candussio

Domenica 26 maggio tutti i cittadini maggiorenni potranno recarsi a votare per i rappresentanti italiani del Parlamento europeo, eletto a suffragio universale diretto e in carica per 5 anni.

A causa della possibile uscita dell’Inghilterra dall’UE, i suoi 73 seggi verranno in parte “congelati” per futuri paesi membri e ridistribuiti a quelli che appartengono già al Parlamento: verranno infatti eletti 705 deputati invece che 751.

Questo porta gli eurodeputati eletti dall’Italia da 73 a 76.


L’Italia sarà divisa in cinque circoscrizioni elettorali, all’interno delle quali ogni lista schiererà i suoi candidati.

Nella scheda elettorale sarà possibile votare un unico schieramento politico o coalizione di partiti, all’interno del quale si può esprimere fino a tre preferenze, valide solo se due di queste sono di sesso diverso, al fine di promuovere la partecipazione di deputati donna alle questioni europee.

L’appuntamento è ritenuto fondamentale per l’equilibrio politico degli ultimi mesi, che dai sondaggi mostra un rovesciamento rispetto ai risultati delle elezioni politiche dello scorso anno: Lega sopra al 30%, M5S in perdita, ormai quasi allineato al nuovo PD di Zingaretti, entrambi al 20%.

Le europee potrebbero convincere la Lega a fare cadere il governo con i 5 stelle a fronte di una possibile alleanza con il centro-destra, complessivamente attorno al 10%.

Oltre agli equilibri politici italiani, questo voto avrà una rilevanza assoluta. Le questioni irrisolte (che tendono sempre a degenerare in tensioni) a livello di immigrazione, di politiche economiche e di una possibile visione dell’Europa, unita anche a livello ideologico su molti punti, per i giovani che vorrebbero vivere all’estero, ricoprono un’importanza molto più vicina al vissuto concreto di quanto normalmente si possa sentire.

I recenti mutamenti a livello europeo della linea politica preferita dalla maggioranza stravolgono infatti quelle che normalmente possono essere ritenute “certezze” nell’armonia tra i Paesi.


Le elezioni europee del 2014 avevano infatti portato al governo per il 58% schieramenti politici moderati, che, a prescindere dall’essere di destra o di sinistra, formavano una classe di eurodeputati la cui stima per l’UE era nota. L’avvento di nuove forze politiche, a prescindere dal colore delle loro idee, deve essere sicuramente una scelta ragionata.

Il sistema adottato è proporzionale, con il limite di ottenere almeno il 4% dei voti.

Le liste al di sotto di questa soglia non otterranno seggi, e il corrispettivo dei seggi non assegnati sarà distribuito proporzionalmente tra gli altri schieramenti politici, attraverso il metodo dei più alti resti.

Si nota che questo sistema privilegia i partiti più popolari, aumentandone il numero dei deputati.

Qui alcune liste che si presenteranno (sono riportate solo quelle che al 7/5/19 risultavano ad una soglia maggiore al 2,7%; vengono indicati i capolista per la circoscrizione nord-orientale)

• LEGA SALVINI PREMIER, Matteo Salvini, capolista in tutte le circoscrizioni

• MOVIMENTO 5 STELLE, Sabrina Pignedoli

• Partito Democratico in coalizione con Siamo Europei, Carlo Calenda

• Forza Italia con SVP Elezioni Europee, l’Udc, la lista di Maurizio Lupi “Noi con l’Italia” e il Movimento cristiano lavoratori, con Silvio Berlusconi capolista in tutte le circoscrizioni tranne in quella dell’Italia centrale, occupata da Tajani

• “Sovranisti conservatori”, o Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni capolista in tutta Italia

• +Europa, Partito democratico europeo, Italia in comune, Federico Pizzarotti

• La Sinistra con GUE/NGL e sinistra europea, Silvia Prodi

I seggi verranno assegnati in base alle preferenze espresse dagli elettori. Nel caso in cui una lista si trovi a dover scegliere tra due candidati con uguale numero di preferenze, la scelta ricadrà secondo l’ordine presentato dei candidati.