di Carla Delle Vedove

Ad alcuni di noi, a volte, la fisica può sembrare qualcosa di astratto: troviamo difficile studiarla dai libri e vorremmo poter vedere concretamente le sue applicazioni nella nostra vita. Questa opportunità ci è stata offerta dalla Ducati con il laboratorio “Fisica in moto” a cui hanno potuto partecipare noi allievi delle classi 3^B e 3^G lo scorso 1 febbraio. Attraverso le moto e i motori, infatti, abbiamo potuto approfondire e comprendere meglio argomenti come le forze, la velocità, la forza gravitazionale, il momento angolare, i moti e le leggi di conservazione.

 

 

Come è stato raccontato al museo, la Ducati nacque nel 1926, quando Adriano Ducati e i fratelli fondarono la “Società Scientifica Radio Brevetti Ducati” a seguito di un esperimento che permise lo sviluppo di componenti per l’industria delle trasmissioni radio. In seguito diventò l’industria bolognese più importante degli anni Trenta, diffondendosi anche all’estero. Le prime produzioni furono quelle di radio e rasoi, mentre nel 1946 fu realizzato il primo motore, il “Cucciolo”, installato sulle biciclette diventate quasi delle vere e proprie motociclette. Vennero poi ideate le prime moto, come la “Marianna” nata nel 1954, o la prima “125” dotata del nuovo sistema Desmodromico, grazie al quale si susseguirono numerosi successi. I modelli continuarono ad essere migliorati sempre più e resi adatti a partecipare a gare anche nel deserto e per questo venne ideato un dispositivo che indicasse la strada da percorrere. Il colore caratteristico delle moto Ducati non è casuale. Inizialmente le moto erano verniciate di colore rosso, ma poi cominciarono ad essere di colore rosso vermiglione. Infatti, a causa dell’alterazione cromatica dovuta ai televisori che trasmettevano le competizioni, il rosso veniva deformato, mentre il vermiglione permetteva ai telespettatori di vedere le moto del colore tipico del marchio.

A parte un piccolo stabilimento in Thailandia, nella sede che abbiamo potuto visitare oggi vengono assemblate tutte le moto Ducati secondo una linea di montaggio: l’operaio che realizza il motore ne segue ogni passaggio fino alla fine. Dopo diverse fasi, le moto vengono controllate perché siano perfette e vengono poi inviate al concessionario insieme a specchietti e sella, aggiunti solo in seguito in modo che non si rovinino durante il trasporto. Le moto che vengono realizzate sono tutte già state in precedenza vendute.

A conclusione della visita, noi studenti abbiamo svolto molte attività legate al programma studiato in classe. Salendo su una particolare moto, infatti, abbiamo potuto capire meglio che è proprio la conservazione del momento angolare che permette ai motociclisti di compiere al meglio una curva sfruttando la rotazione del manubrio. La conservazione del momento angolare viene anche mantenuta su una giostra costituita da una parte di moto che può muoversi su una trave che ruota intorno al suo asse. La velocità della moto diminuisce o aumenta in base alla velocità angolare con cui ruota la trave. In un’altra postazione una motocicletta con pedali permette di tracciare un grafico indicando la coppia e la potenza in funzione della velocità di rotazione durante il movimento.

In una sfida in cui i due partecipanti devono tirare verso sé i due estremi di un particolare manubrio vincerà chi applica più forza? No, la vittoria, infatti, dipenderà dal braccio applicato che, insieme alla forza, determina il momento torcente.

La fisica, quindi, tanto astratta non è, ma è fondamentale perché regola tutto ciò che ci sta intorno. Può anche essere divertente come nel caso di questo laboratorio, che ci ha fornito esempi ben precisi su ciò che abbiamo studiato e che studieremo in futuro e che magari in classe ci sembrava lontano da noi.