di Lorenzo Della Savia e Marcello Rossi

Il candidato sindaco del centrodestra: “Per guidare il Comune occorre esperienza: io ce l’ho. La città ha bisogno di manutenzione, deve tornare ad essere la vetrina del Friuli. Il territorio va controllato meglio: quando si arriva in stazione non sembra di essere in Europa. La pietra piasentina in via Mercatovecchio è un errore”.

Chi è Pietro Fontanini e cosa fa nella vita di tutti i giorni?

“Io sono insegnante. Adesso sono in aspettativa perché da dieci anni sono presidente della Provincia, prima ho fatto il parlamentare, però nel frattempo sono anche tornato all’insegnamento, dal 2006 al 2008. Prima ho insegnato dagli anni Ottanta fino all’inizio degli anni Novanta, e sono ancora dipendente del Ministero dell’Istruzione. Adesso mi candido al Comune di Udine: se andrà bene diventerò sindaco, altrimenti tornerò a scuola ancora per forse un anno o due, visto che con la Fornero l’età pensionabile degli insegnanti è salita moltissimo. Bisogna aspettare i 67 anni”.

 

La sua storia politica è abbastanza lunga. Altri candidati, invece, si affacciano per la prima volta a questi ambienti e sostengono che, essendo nuovi, possano dare qualcosa in più rispetto a chi anima i corridoi politici da anni. Lei cosa risponde? Cosa ha da dare di più rispetto a loro?

“Io penso che ci sia necessità di esperienza per conoscere la macchina amministrativa. Credo di conoscerla bene, anche per quanto riguarda la legislazione, perché ho fatto il parlamentare quindi so come si formulano le leggi. E poi ho fatto dieci anni qui come presidente della Provincia, quindi ho diretto un ente che gestisce servizi per 530.000 persone. Avevo, fino a poco tempo fa, 530 dipendenti ed una struttura che si interessava di tante cose: dalle strade, alle scuole superiori, agli uffici del lavoro, all’ambiente, quindi ad una pluralità di settori che mi hanno permesso di maturare diverse esperienze. Penso che sia necessario avere esperienza per gestire un comune di medie dimensioni come quello di Udine.

 

Per quanto riguarda la sua candidatura tra le fila del centrodestra, sul suo nome c’è stata incertezza fino all’ultimo, perché sembrava dovesse essere Bertossi il prescelto, mentre poi è prevalso lei. Cos’è successo di preciso? Ci sono stati malumori interni alla coalizione?

“La mia indicazione era partita molto prima, solo che nel frattempo era stato scelto un altro candidato alla presidenza della Regione e questo ha provocato qualche piccolo problema, nel senso che si diceva non ci potessero essere due candidati della Lega a correre per Regione e Comune. Poi però i gruppi che erano già partiti con me due mesi fa hanno ribadito che la mia era la migliore candidatura e che dovevo essere io il candidato del centrodestra. Ad appoggiarmi ci sono quattro liste, che rappresentano il centrodestra, più una lista civica, quindi abbiamo trovato un soluzione e siamo tutti d’accordo: anche se i candidati sono entrambi ad espressione della Lega, tutti hanno concordato che sono i più forti di quest’area politica”.

 

Quali sono le linee guida del suo programma?

“Bisogna amministrare la città, che è in difficoltà, perché Udine ha perso un po’ di punti rispetto al passato. Ha bisogno di tanta manutenzione, a partire dalle strade, perché il compito del sindaco è anche quello di tenere strade, marciapiedi e verde pubblico in ordine. Io penso di essere un’alternativa, dopo 25 anni di governo della sinistra, per portare idee e nuovi progetti in questa città. Oltre a queste cose, che tutti i miei colleghi dicono, io penso di poter portare un nuovo modo di gestire ed interpretare la città, una città che deve essere punto di riferimento in tutto il Friuli, dev’essere la vetrina delle nostre qualità e dei nostri prodotti. Deve tornare ad essere accogliente e probabilmente bisogna cambiare un po’ l’atteggiamento nei confronti degli extracomunitari. Negli ultimi anni siamo stati troppo buonisti e adesso è il momento di chiedere a queste persone, che ospitiamo e manteniamo, di rispettare le regole. Questa è la cosa che io voglio fare. Ieri (il 19 aprile, ndr) hanno arrestato, a Pordenone, 14 pakistani che spacciavano la droga. Purtroppo il fenomeno è presente anche a Udine e va senz’altro colpito, fermando coloro che spacciano la droga in questa città. Per non dire altre cose che vanno migliorate. Qua ci vuole maggior controllo del territorio, maggior presenza delle forze dell’ordine. Purtroppo la nascita delle UTI ha portato la polizia locale ad interessarsi di un territorio molto più grande della città perché adesso i vigili, trasferiti a Tavagnacco, si interessano di un territorio che riguarda i comuni di Tavagnacco, Campoformido, Pozzuolo e Pradamano. La prima cosa che farò sarà riportare i vigili a Udine, ed adibirli al controllo della città”.

 

Per quanto riguarda sempre le questioni sulla sicurezza, tema molto avvertito dalla gente, c’era qualcosa che la Provincia avrebbe potuto fare di più, in questi dieci anni di sua presidenza, a riguardo?

“Le sollecitazioni sono state fatte, siamo intervenuti anche noi, a livello ambientale. Mi ricordo che ho mandato la polizia provinciale a controllare in via Monte Sei Busi, dove c’è un insediamento di rom, che rispettassero la regola di non fare fuochi all’aperto. Sono stati fatti interventi anche con i carabinieri. In questo settore, però, noi come Provincia non avevamo competenza, che ricade soprattutto sulla polizia e sui carabinieri, e poi sulla polizia locale. Più di quello che ho detto, cioè controllare sotto l’aspetto ambientale, non abbiamo potuto fare”.

 

Prima ha detto che è importante la manutenzione di città e strade. Per quanto riguarda la pedonalizzazoine di via Mercatovecchio cosa vorrebbe fare?

“Per via Mercatovecchio è già partito il progetto, sono già stati fatti gli appalti e poi la cosa si è fermata perché i commercianti hanno fatto ricorso al TAR contro questa decisione, però se esso darà ragione al Comune si procederà con la pietra piasentina, che secondo me è un errore, perché non è un materiale adatto per una grande strada come via Mercatovecchio. Creerà problemi. Io non sono contrario alla pedonalizzazione, però questa cosa andava fatta con maggior attenzione nei confronti anche dei commercianti. Avevo proposto che, in occasione delle elezioni del 29 aprile, venisse consegnata ai cittadini anche una scheda in cui potessero esprimersi sulla pedonalizzazione o meno di via Mercatovecchio. Purtroppo il Comune ha ritenuto di non fare questo referendum”.

 

Lei in questi giorni, ha definito Udine “la città della morte”, rifacendosi al caso di Eluana Englaro. Anche il Messaggero Veneto ha preso una posizione abbastanza ostile nei suoi confronti. Teme un calo di consensi dopo questa cosa?

“Sappiamo che il Messaggero Veneto fa parte di un gruppo vicino alla sinistra, quindi loro portano avanti una politica editoriale che è la loro. Io ho parlato di un’immagine che certo non ha giovato tanto alla città, tutto lì. Io non sono entrato nel merito delle scelte del padre di Eluana, perché ne ho rispetto. Sono entrato nel merito dell’immagine di Udine, non del fine vita, assolutamente. Invece è stata montata una campagna su questa cosa. Io ho detto che questa città non è più tanto accogliente. Uno quando arriva in stazione ferroviaria si chiede se si trovi in una città europea o in quale altra città, perché c’è una presenza molto forte di persone che provengono da altri Paesi, soprattutto da quelli asiatici. Quindi abbiamo bisogno di dare a Udine un’immagine un po’ diversa, perché non è solo la città degli immigrati. Io spero sia sempre di più la città degli udinesi e soprattutto la capitale del Friuli, che rappresenti questo territorio che adesso, privo della Provincia, non ha più un ente che lo possa rappresentare. Il Friuli, vivaddio, è una bella realtà, io ci credo molto, sono molto legato all’identità friulana. Il Friuli non è una cosa nata ieri, ma è molto antica e importante. Abbiamo una lingua, una cultura e un’identità, non necessariamente migliori rispetto a quelle dei pakistani o degli afghani, ma è la nostra, e storicamente è sempre vissuta. Io vorrei che continuasse a vivere e a farsi conoscere anche a coloro che vengono da fuori”.

 

Però rifarebbe le stesse affermazioni, con gli stessi termini?

“No, probabilmente dovrei calibrare meglio queste espressioni”.

 

E per quello che riguarda i trasporti pubblici, in particolare gli autobus, secondo lei c’è qualcosa da migliorare?

“Gli autobus funzionano bene negli orari di punta, come quando portano voi a scuola, però durante il giorno sono troppo grandi e danneggiano le strade. Il problema delle strade della città, dell’asfalto pieno di buche, è causato in gran parte dagli autobus, che sono troppo grandi e pesanti, ma durante il giorno sono semivuoti. Dobbiamo convincere la SAF di tenere un parco macchine nelle ore di punta di dimensioni come quelle attuali, però durante il giorno avere autobus meno voluminosi e soprattutto meno pesanti”.

 

Ed in questo il comune interverrà economicamente? Perché ovviamente la SAF potrebbe opporsi a queste grandi innovazioni.

“Ci sono molti esempi di città in Italia che hanno bus più piccoli. Siccome noi siamo soci della SAF, come comune, dovremo convincerla a farlo. Anche perché il costo della riparazione per il danno che provocano è probabilmente superiore al costo dell’acquisto di qualche mezzo più piccolo”.

 

E parlando di tariffe, ci saranno delle modifiche da fare? Soprattutto in situazioni particolari come accompagnamento di disabili o famiglie numerose con tanti figli che usano i mezzi. E la SAF accetterà l’eventuale riduzione dei costi?

“Il controllo dei trasporti pubblici è in mano alla regione, quindi è la regione a decidere sia le tariffe che le fermate. Sicuramente quello che dici è giusto, ma io aggiungo una cosa: il comune si era impegnato a fare 30 fermate dotate di pedana per far salire chi è costretto a sedere su una carrozzella, e il mio obiettivo è creare queste fermate”.

 

Per quel che riguarda la sanità, c’è qualcosa che può fare il comune per migliorare la situazione?

“Il comune deve stare più vicino all’ospedale. Dobbiamo far tornare l’ospedale di Udine il punto di riferimento che era in regione. Negli ultimi anni la qualità della sanità in regione è molto diminuita come qualità, infatti secondo l’ultima rilevazione siamo dopo la Calabria nella graduatoria italiana. Come sapete la sanità è una competenza regionale: il comune può aiutarla soprattutto a migliorare il servizio assistenziale sul territorio”.

 

Uno dei motivi per cui Honsell è sempre stato criticato è il non aver saputo dialogare con i cittadini, anche in sedi decisionali. Quali sono i suoi progetti in questo senso?

“Io ipotizzo un assessorato all’ascolto, non so ancora se sarà un assessore o un consigliere con delega, e questa figura dovrà accompagnare e tutelare i cittadini per quanto riguarda l’accesso ai servizi del comune. Una figura che possa ascoltare i cittadini, e che provi a dare una soluzione ai problemi significativi”.

 

Parlando di edilizia scolastica, conoscerà il problema di scuole come la nostra o altre qui in città costrette a mettere il numero chiuso alle iscrizioni oppure di altre scuole che sono piene di succursali. Il comune potrebbe fare qualcosa?

“Fino a poco tempo fa eravamo noi provincia a gestire le scuole superiori. Abbiamo fatto grossi investimenti, come i 6 milioni dati allo Stringher per completare la scuola. Il comune, che ha preso in mano questa competenza, sta lavorando molto poco. Dovremo vedere come gestire questa delicata situazione: ogni giorno arrivano a Udine 20.000 ragazzi delle scuole superiori, molti anche da fuori. Udine fa da attrazione su un’area che è molto più vasta del solo comune”.

 

Ma magari prima c’erano margini di azione per la provincia, opportunità che non sono state colte?

“Noi abbiamo utilizzato tutti i fondi che ci sono arrivati da Roma. La regione ci ha dato e non ci ha dato, perché sapete che politicamente eravamo due cose diverse, noi di centrodestra e loro di sinistra: non ci hanno sempre aiutato. A noi è stato sempre a cuore il problema sismico, perché ci sono molte scuole non a norma. Purtroppo, nonostante un progetto che avevamo inviato alla regione al riguardo, è stato fatto poco, ma bisognerà rimediare”.