di Tommaso Scarabelli

La grande scoperta

Nei primi anni del XX secolo il mondo si era reso conto che le riserve di fertilizzanti azotati (ricchi di azoto N) naturali non avrebbero potuto sostenere ancora a lungo le richieste di un’agricoltura impegnata a soddisfare i bisogni di una popolazione in continua crescita. Il problema era particolarmente sentito in Germania, la quale, nel secolo precedente, aveva riscontrato un incremento demografico superiore ad ogni altra nazione europea. Il desiderio di sostituire i fertilizzanti naturali con fertilizzanti di sintesi, producibili in loco, indusse alcuni industriali tedeschi ad affidare ad Haber (finanziandolo) l’incarico di studiare il problema nel 1904.

Dopo alcuni tentativi, lo scienziato riuscì ad individuare le condizioni e i catalizzatori che avrebbero potuto favorire la reazione fra azoto (presente in abbondanti quantità nell’aria) ed idrogeno per produrre quantità industrialmente interessanti di ammoniaca. Il processo fu messo a punto con la collaborazione del chimico Carl Bosch, da cui il nome “processo Haber-Bosch”. La ricerca e lo sviluppo della fissazione industriale dell’azoto atmosferico valsero ad Haber l’attribuzione del premio Nobel per la chimica. Tutti i processi industriali di sintesi dell’ammoniaca sono attualmente basati sulla reazione:

La guerra

Il processo Haber-Bosch fu utilizzato per la prima volta durante la prima guerra mondiale: i tedeschi precedentemente importavano dal Cile il nitrato di sodio, ma alcuni sospetti legati alle risorse sudamericane suggerirono di adottare tale processo. Allo scoppio della 1^guerra mondiale erano già in funzione impianti della capacità complessiva di 50000 tonnellate di ammoniaca all’anno.

Durante la guerra Haber, spinto da un forte senso patriottico, diresse il servizio chimico dell’esercito tedesco occupandosi anche di problemi specificamente legati alla produzione ed all’impiego degli aggressivi chimici. I tedeschi impiegarono i gas tossici per la prima volta contro i russi nel 1915: da allora la costante di Haber indica la dose minima di gas fatale per l’uomo.

Sua moglie, Clara Immerwahr, aveva possibilità molto limitate di condurre ricerche poiché era una donna, tuttavia contribuì, senza alcun riconoscimento, al lavoro del marito. Appena dopo il ritorno di Haber dal Belgio, la moglie, che era una pacifista, profondamente sconvolta dal lavoro di Haber sulle armi chimiche, si sparò usando la pistola militare del marito, morendo il 2 maggio 1915. Pochi giorni dopo Haber era tornato al suo lavoro sul fronte russo.

Anni successivi ed esilio

Dopo la guerra Haber si dedicò alla rinascita della Germania: lo scienziato era talmente legato al suo Paese che per integrarsi nella società si era convertito al cristianesimo, rinnegando le sue origini ebraiche. Nel suo laboratorio di Berlino fece così affluire importanti personaggi della ricerca chimico-fisica. Nello stesso periodo Haber si interessò di insetticidi e sintetizzò l’acido cianidrico, destinato in origine alla disinfestazione di insetti, poi utilizzato nei campi di sterminio nazisti. Essendo di famiglia ebrea, fu costretto alle dimissioni quando furono promulgate le prime leggi razziali in Germania. Haber fu così ripagato con l’esilio: nel 1933 infatti fu costretto ad abbandonare il Paese per cui tanto aveva lavorato.

Max Planck tentò inutilmente di salvare la carriera di Haber cercando di convincere lo stesso Hitler. Il Fuhrer, adirato dal suo discorso, pronunciò la famosa frase: “Se la scienza non può fare a meno degli ebrei, noi in pochi anni faremo a meno della scienza”.

Nel 1934 Fritz Haber morì durante un viaggio per un attacco cardiaco in un albergo di Basilea, lontano dalla patria che lo aveva rifiutato.

Tutt’oggi il processo Haber-Bosch è la più importante reazione che permette la produzione di ammoniaca, che oltre ad essere un’importante materia prima, ha molte applicazioni nella sintesi dei concimi, i quali permettono di sfamare la popolazione mondiale.