di Carla Delle Vedove

Il 7 gennaio 2018 al Beverly Hilton Hotel presso Beverly Hills in California si è tenuto uno degli eventi annuali più importanti per il cinema internazionale: la cerimonia di premiazione per i Golden Globe 2018.
Sul red carpet hanno sempre sfilato attrici e attori con abiti chic e molto colorati, ma quest’anno il dress code seguito da tutti è stato insolito: total black. La rinuncia al colore non è stata casuale o dettata dalla moda. Infatti, il nero, comunque molto elegante, ha un significato ben preciso: è un segno di lutto e perciò è stato indossato da tutti, donne e uomini, come protesta contro le violenze subite nel mondo del cinema e non solo, perché, come è stato spiegato, “ogni molestia provoca una piccola morte”.

 


Il colore nero è quindi un simbolo che ha dato sostegno al movimento Time’s Up che si sta diffondendo sempre più, anche attraverso gli hashtag #MeToo, #WhyWeWearBlack e #TimesUp, e che è stato creato dalle donne per porre fine alle violenze, in particolare in seguito allo scandalo delle molestie da parte di Harvey Weinstein. Uno tra quegli uomini che, in questo caso sui set, non si fermano davanti a niente e che costringono le donne a fare ciò che vogliono spesso anche minacciandole  di far perdere loro il posto di lavoro o soprattutto impedendo a possibili attrici (o lavoratrici) di fare carriera solo perché hanno avuto il coraggio di ribellarsi.

Durante la premiazione però non è stato solo il colore a rafforzare questa protesta, ma anche le parole del presentatore della serata Seth Meyers, di attori e di registi e alcuni dei contenuti degli stessi film premiati e nominati. In particolare Oprah Winfrey, attrice, presentatrice e filantropa statunitense che ha ricevuto il Golden Globe alla carriera, nel suo discorso ha spiegato che lo strumento più potente è la parola, ovvero che, per fermare le ingiustizie, è indispensabile far sentire la propria voce e condividere le proprie storie personali anziché nascondersi, vergognarsi e rimanere in silenzio.

In seguito Barbra Streisand ha ricordato che da quando ha vinto il Golden Globe per la miglior regia nel 1984 nessuna altra donna ha ricevuto lo stesso premio. Ha invitato quindi tutte a non rimanere ai margini, ma a farsi avanti in ogni occasione, anche attraverso le denunce.

Le violenze andrebbero denunciate subito, non dopo anni. Oggi ne stanno emergendo molte, soprattutto da parte di persone che avrebbero potuto parlare prima e che avrebbero avuto i mezzi per farsi avanti contro uomini potenti. Diverse donne però hanno preferito rimanere in silenzio.

Ce ne sono anche numerose altre che si sono ribellate e per questo, ad esempio nel mondo del cinema, è stato impedito loro di proseguire la carriera.

Anche  in Italia oltre 120 attrici e lavoratrici dello spettacolo si sono confrontate negli ultimi due mesi e hanno realizzato una lettera manifesto chiamata Dissenso comune indirizzata a tutte le donne per “una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”. Il documento analizza quello che accade quando una donna dello spettacolo denuncia una molestia: l’iniziale sdegno contro il molestatore e la circoscrizione del problema al singolo, a cui segue il dubbio sulla veridicità di quanto raccontato dalla donna, la riabilitazione dell’uomo in ambito professionale ed infine la rimozione della memoria sul fatto accaduto.  Le donne non intendono puntare il dito contro il singolo molestatore, ma vogliono contestare l’intero sistema del mondo del lavoro, prevalentemente maschilista, in modo tale da cambiarlo. Concludono infatti il manifesto dicendo: “questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura”,  così come il colore nero ai Golden Globe ha voluto lanciare un messaggio per difendere tutte coloro che soffrono e hanno sofferto per le violenze, che non hanno il coraggio di parlare o che sono state costrette a fare delle rinunce perché si sono ribellate.