di Sara Candussio

L’uomo è lupo per l’altro uomo. La frase di Thomas Hobbes racchiude interamente il suo pensiero riguardo la società.
Per Hobbes infatti gli uomini sono egoisti e portati al male, e il punto di partenza della nostra società è lo stato di natura, condizione nella quale tutti possediamo un diritto naturale che ci consente di prevalere sugli altri in base alla nostra forza.
In questa situazione, un esperimento mentale del filosofo, l’uomo è spinto ad esistere di più, e non può farlo se è limitato dalla necessità di sopravvivere ad altri simili a lui, cannibali e pieni di brama.
Di conseguenza, l’uomo è costretto a stipulare due patti: uno d’unione, uno di sottomissione. Il primo limita le libertà individuali (nessuno ha il diritto di violare la libertà dell’altro), ricerca la pace e stabilisce la necessità di mantenere fede al patto. Quello di sottomissione prevede la nomina di un ente superiore, un Leviatano (mostro dell’Antico Testamento, simbolo di forza assoluta sciolta da ogni vincolo) che imponga ai membri della società il rispetto delle regole. Questo essere, rappresentato nella copertina dell’opera di Locke come mostro le cui membra sono formate da persone, detiene il potere assoluto e funge da arbitro con un contratto non revocabile.
Il Leviatano è lo stato in cui vive Hobbes, un’Inghilterra scossa da una guerra civile nata dal rifiuto all’assolutismo, con sanguinose repressioni e il rigetto della tradizione per una maggiore libertà dei cittadini nella vita politica. Ciò non si accorda con l’idea del filosofo, che ritiene che sia solo dovere e diritto dello Stato l’avanzare nuove proposte. Il Leviatano non ha un accordo con i cittadini, bensì nasce dall’accordo tra i cittadini. Il suo giudizio non deve essere obiettato in alcun modo, è lecito contestare la sua decisione solo nel nostro intimo: le nostre azioni devono rispecchiare quelle dello Stato. La voce che si leva dall’intero coro deve essere la stessa.
La nostra società ci appare radicalmente diversa da entrambi gli scenari proposti da Hobbes, eppure la presenza di uomini-lupo pronti a sopraffare l’altro per ottenere ciò che lui ha è frequente al punto da essere all’ordine del giorno.
Ma se siamo lupi per gli altri uomini, non dovrebbe esserci un Leviatano che ci controlla?
Il Leviatano non esiste nella nostra società, in quanto la storia ci ha portati a ritenere una violazione della libertà il controllo assoluto sulle nostre vite. Gli obiettori di coscienza in guerra sono l’esempio più lampante della ribellione legittima nei confronti di certi ordini dello Stato, a favore dell’umanità.  
Ciò non toglie che Hobbes sia il padre della concezione moderna dello Stato, basata su un contratto che sancisce un accordo tra uomini, in nome delle libertà e dei diritti personali che devono essere rispettati. Del Leviatano originario si può sperare di riprendere il compito di fare rispettare la legge, perché purtroppo né la situazione europea né quella  italiana sono idilliache: i giudici corrotti abbondano o spesso tendono a cercare un compromesso tra le due parti per una risoluzione più comoda delle cause legali, anche quando la legge parla chiaro.
Tirando le fila, Hobbes ha aperto una via, un modo di pensare, che ci ha condotti allo stato moderno. Per quanto il suo pensiero possa essere ritenuto estremista e poco condivisibile, è stato un trampolino per molti altri filosofi, Locke in primis, e politici che hanno cambiato la storia.