di Margherita Stagni

 

La lettera di Medici Senza Frontiere avverte sulle probabili conseguenze negative sugli immigrati in termini di benessere psico-fisico

 

“Il diritto alla salute non viene assicurato solo tramite un pieno accesso ai servizi sanitari, ma anche e soprattutto mediante la tutela dei determinanti sociali della salute”. Questa è l’affermazione su cui si basa l’intera lettera di protesta presentata da diverse ONLUS e ONG al Parlamento italiano il 25 ottobre di quest’anno. In oggetto, le implicazioni del Decreto n.113/2018, conosciuto come “Immigrazione e sicurezza”, sulla salute dei migranti che si trovano sul suolo del nostro Paese, argomento che sta molto a cuore a organizzazioni come Medici Senza Frontiere o Emergency. Il decreto, entrato in vigore il 5 ottobre e approvato in Senato il 7 novembre, si propone di apportare diverse “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica”, insieme a provvedimenti contro la Mafia e misure di riorganizzazione del Ministero degli Interni. La lettera è incentrata in particolare sugli articoli 1-31, inerenti all’immigrazione e alla sicurezza pubblica, e mette in evidenza come i cambiamenti apportati minaccino il diritto alla protezione sanitaria.

Innanzitutto, il decreto prevede la quasi completa abrogazione della protezione umanitaria per gli immigrati, da cui ne consegue una forte limitazione all’ elargizione dei permessi di soggiorno. Questi ultimi verranno concessi solo in quattro “casi speciali”, che andranno a sostituire i precedenti “motivi umanitari”: le uniche persone che avranno il diritto al permesso di soggiorno saranno coloro che in patria hanno subito violenze domestiche o gravi sfruttamenti lavorativi, coloro che hanno necessità di cure mediche per condizioni di salute di eccezionale gravità, i provenienti da Paesi affetti da gravi calamità naturali, e infine coloro che hanno dimostrato un particolare valore civile. Fino a questo punto potrebbe non essere chiaro come il decreto abbia conseguenze sulla salute delle persone, ma basta andare a leggere le implicazioni di queste nuove restrizioni sulla vita quotidiana dei migranti per accorgersene. In primo luogo, la maggiore difficoltà per ottenere un permesso di soggiorno porterà a una maggiore irregolarità degli immigrati (si stimano circa 140.000 nuovi irregolari), quindi a condizioni di vita sempre più gravemente disagiate e precarie; inoltre la minore durata dei permessi non garantirà più l’assistenza sociale minima di cui usufruivano i migranti. I permessi infatti avranno durata di 6 o 12 mesi, rendendo praticamente impossibile ottenere quelle forme di assistenza proprie dei permessi di durata minima di un anno, come l’iscrizione al servizio sanitario nazionale. I nuovi permessi di soggiorno non saranno convertibili in permessi per il lavoro, diminuendo le possibilità di integrazione del migrante nella società. Medici Senza Frontiere, che da diversi anni opera nella maggior parte dei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) di tutta Italia, è stata più volte testimone dello stretto legame fra integrazione socio-lavorativa e salute, sia fisica che mentale. Lavorando a strettissimo contatto con i migranti, gli operatori di MSF hanno riscontrato che la mancanza di integrazione porta spesso a forme di depressione, causate dal sentimento di non appartenenza, di incertezza sul futuro e di inutilità, in quanto i migranti nella maggior parte dei casi non riescono a trovare un lavoro.

Un’ulteriore ombra di incertezza sull’assistenza sanitaria ai migranti è la mancanza di criteri specifici con cui le strutture sanitarie dovrebbero diagnosticare e classificare le malattie dei migranti. Questa lacuna sembra implicare che, in mancanza di emergenza, tutte le spese sanitarie sarebbero a carico del malato, in quanto non sarebbe iscritto al SSN. In aggiunta, l’articolo 13 nega di fatto l’iscrizione all’anagrafe ai richiedenti asilo, e nonostante il decreto precisi che questa misura non impedirà l’usufrutto dei servizi derivanti dal permesso di soggiorno, dall’esperienza di Medici Senza Frontiere si evince che la residenza anagrafica è un requisito fondamentale per l’iscrizione al SSN.

Un altro argomento trattato nel decreto è quello relativo allo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che verrà sempre più sacrificato in favore della diffusione dei CAS e dei centri d’accoglienza collettivi, che offrono oggettivamente meno servizi e tutele per i migranti. Lo SPRAR, entrato in vigore nel 2002, garantisce una tipologia di accoglienza inclusiva, che offre percorsi di formazione e assistenza, volti a far integrare il rifugiato o il richiedente asilo. Inoltre, i centri sono dotati di psicologi esperti nel trattamento di vittime di torture o violenze sessuali, alle quali i rifugiati vengono spesso sottoposti in patria o durante il viaggio verso l’Europa.  Il decreto invece punta a limitare l’accesso dei migranti a questo sistema, e preferisce collocarli nei CAS, che offrono solo la distribuzione di vitto e alloggio, e quindi costano meno in termini di personale e risorse. Insieme a questo provvedimento arrivano anche i tagli ai contributi per le cooperative: si passa dai €35 ai €19 promessi da Salvini, Ministro dell’Interno. Lo scopo del leghista è quello di diminuire gli eventuali introiti fraudolenti della Mafia, delle cooperative fasulle o truffatrici, che intascano i soldi senza offrire alcun tipo di servizio ai migranti. Gli effetti si stanno già facendo sentire, difatti sono molti i casi di piccole cooperative, solitamente con meno di 20 lavoratori ciascuna, che non riescono più a pagare tutte le spese e sono costrette a chiudere, dopo appena un mese di utilizzo del decreto. Le conseguenze di queste chiusure appaiono ovvie: i lavoratori restano senza impiego, e i migranti vengono spostati nei CAS di maggiori dimensioni, che diventano sempre più affollati. Maggiore è il numero di persone all’interno di un luogo chiuso, maggiore è il pericolo di diffusione di malattie, soprattutto se queste persone vi stazionano per diversi mesi.

L’organizzazione Medici Senza Frontiere ha manifestato più volte la sua preoccupazione per questo decreto, arrivando quasi a definirlo incostituzionale. La lettera di protesta è stata l’apice di una campagna contro il decreto e il Viminale, ed è stata preceduta da diversi articoli sul sito ufficiale dell’organizzazione, messaggi sui social network e dichiarazioni degli esponenti dei MSF. Alla fine di un articolo pubblicato sul sito l’8 novembre viene espresso il rammarico e il disappunto per l’approvazione in Senato del decreto, seguiti da una nota speranzosa verso la ricerca di una maggiore integrazione e la diminuzione dell’immigrazione irregolare.