Intervento di Alessandro D’Avenia

Tutti noi abbiamo uno stesso problema..

La mattina ci alziamo e cerchiamo una ragione, una prestazione attraverso la quale nalmente possiamo essere qualcuno. E questo genera in noi quella paura di vivere quella stanchezza, la stanchezza di vivere, come la chiama un losofo.. Perché? Perché abbiamo trasformato il nostro io in una prestazione. Non si sa dove sia andato a nire il nostro io profondo. E cerchiamo di costruire sulla periferia del nostro io, identità in modo che il nostro essere non cada nel nulla. Ripeto che abbiamo un unico problema:” Come si fa a non far cadere le cose nel nulla?”E questo ci fa paura, questo ci stanca. Ed ogni cultura trova la sua soluzione.

Ognuno di noi assomiglia alla relazione fra nostri genitori. Perché l’unico modo che ha l’uomo di nascere e di rinascere sempre é essere generato.
E solo quando c’è una relazione c’è un principio che fa nascere nuovo quell’io di essere, che ci consente quella permanenza nell’esistenza. Che non dipende da cose che continuamente ci sfuggono!!

La natura provvede che gli animali tirino fuori: corazze, artigli, zanne.. Per potere sopravvivere nell’ambiente in cui il cucciolo d’animale da subito deve arrangiarsi.
E perché invece il cucciolo d’uomo ci mette così tanto tempo ad arrangiarsi? Perché il cucciolo d’uomo é contro evolutivo, mantiene la sua fragilità, perché la fragilità obbliga gli altri uomini alla cura. È questo che ci di erenzia dagli animali. I nostri artigli, le nostre corazze, le nostre zanne stanno nella testa e nel cuore.

La relazione é dare all’altro ciò di cui l’altro ha bisogno. Quando bevete un bicchiere d’acqua, vi dissetate: siete entrati in contatto con una relazione, la cosa più semplice, H2O. Due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, é una relazione, ciascuno dà all’altro ciò di cui l’altro ha bisogno. Ed é solo la relazione che genera e rigenera una persona. In un’epoca in cui ci illudiamo di poter guadagnare tempo e lottiamo per guadagnare il tempo; espressione assurda, come se noi non fossimo parte del tempo.. Noi non siamo, noi non abbiamo il tempo a disposizione, noi siamo a disposizione del tempo.

L’unica maniera di guadagnare tempo é crescere. E l’unica maniera di crescere é nascere sempre nuovi.
Però ci sono alcune persone che già essendo fragili, vista la loro appartenenza al genere umano, sono ancora più fragili: le donne. Alcune di loro, sono costrette ad abbandonare la loro guerra nella ricerca del proprio essere, per sottostare all’essere di un uomo.

Un uomo è forte non perché non deve chiedere mai, ma perché gli si può chiedere di essere un amico, padre, marito, danzato, glio… a dabili. Un uomo forte non teme di avere debolezze, perché sono parte della sua identità, amata da chi conta. Per questo su di lui puoi appoggiarti, sa prendersi responsabilità, sa sostenere il peso della vita, senza fuggire, anche se a volte piange perché la vita sembra schiacciarlo. E in quei momenti ce la fa perché le sue relazioni più signi cative lo rendono resistente a una profondità che nessun ruolo o fallimento può mettere in discussione: il suo io profondo è ‘antisismico’, accoglie il peso e i movimenti della vita e li trasforma per salvare e proteggere chi gli è a dato: «ciò che sai amare rimane, il resto è scoria», dice il poeta, “ciò che sai amare è la tua storia”, aggiungiamo noi”.

Concordo sulle imponenti ri essioni di Camilla..Si deve essere duri con coloro che non rispettano la libertà altrui, perché in questo modo non ci sono relazioni, ma costrizioni.


Lo scrittore è entrato in contatto con Camilla Zanini, studente del Copernico. Rimanendo affascinato dalle sue poesie l’ha spinta a partecipare ad un concor so nazionale che Camilla ha poi vinto.

Riportiamo il discorso che Alesssandro D’Avenia ha pronunciato alla cerimonia di premiazione