di Camilla Zanini

Dylan Dog n.77, pubblicato nell’anno millenovecentonovantatre. Sì. 1993.

“L’ultimo uomo sulla terra”.

Un uomo, Dylan, si ritrova tra le nebbie di un’apocalisse che ha spazzato via l’umanità intera. Londra fluttua dentro un silenzio eterno. Dylan ci cammina in mezzo, si domanda cosa è successo, come si è svegliato lì, in quell’ eterna attesa. Dylan usa il cervello… poi sposta il cuore e lo mette al suo posto. Dylan pensa a chi ama. A chi gli voleva bene. Ora che è rimasto solo. L’ultimo uomo sulla terra. Così scopre che ci vuole ben poco calore per scaldare una solitudine. Così scopre che il suo star bene non lo fa stare meglio. Così scopre che vorrebbe proprio fossero lì quelle persone, per sentirsi meglio. Ed è comunque troppo tardi. Sempre. Infine, Dylan si uccide. O, almeno, ci prova.


Update. Oggi mi sono svegliata a casa. Alla solita ora, le sei. Con il solito sincronismo di guardare la sveglia e leggerci “sei”. Poi sei e un minuto, sei due minuti, e poi mi alzo davvero e vado a scuola. Ma oggi è domenica. Oggi ho guardato mia mamma e mio papà nella camera  accanto. Sei e un minuto, sei e due minuti… erano in qualche sogno e li ho lasciati in compagnia di esso. Oggi mi sono svegliata a casa. Alla solita ora, le sei. E ho guardato dalla porta di camera sua, mia nipote. Sei e un minuto, sei e due minuti…
L’uomo da solo muore. Sopravvive aggrappandosi fino all’ultima speranza di rivedere qualcuno. Poi muore. L’uomo è un animale sociale. L’uomo condivide. Che lo voglia, o meno, costruisce il suo presente con altre persone. E questi momenti, che lo voglia, o meno, finiscono alla sue spalle. Ricordi.
Le persone che ama, che lo hanno visto nascere, crescere, allontanarsi da loro per fare grandi cose, le persone che lo hanno aiutato a rialzarsi, quelle che lo hanno fatto cadere, quelle che un giorno incontrerà, insomma tutte queste persone sono fatte di carne, muscoli, e tempo.
Queste persone, tutte, hanno un potenziale che il tempo logora. A chi piano, a chi no. Malattie, incidenti, ecc… Perché? Perché questa è la vita. E un giorno queste persone smetteranno di respirare. Il sangue si coagulerà. Alcune ore dopo verrà meno l’eccitabilità muscolare ed è rigor mortis e saranno anche palpebre ferree e opacità della cornea. In dodici ore l’addome si gonfierà e si distenderà per la produzione di gas cadaverico. Enzimi e prolasso. A distanza di ventiquattro ore il cuore continuerà a fibrillare. Il cuore è sempre l’ultimo ad arrendersi.


Un uomo libero è un uomo che può scegliere. Conoscendo già la fine, e trovandosi leggermente più avanti rispetto all’inizio, può decidere come scrivere il resto. E scegliere il genere letterario. Poesia, prosa, teatro? [c’è anche chi recita per tutta una vita, sapete?] Decidere quindi se amare o meno quelle persone. Se esserci per loro prima che rimangano le ossa. Ossa. I rimpianti.
E domani svegliarsi ed accorgersi che non si è poi molto, senza di loro. E domani svegliarsi e iniziare a perdere un pezzo dopo l’altro. E non rimanere poi molto, perché non è poi molto senza quei pezzi. Forse solo lacrime e rabbia.
E chi sbaglia a scegliere, a volte, troppe volte, muore anche lui vivendo. Chi, persa una persona cara, finisce nella Londra di Dylan Dog n.77.
Tra le nebbie di un’attesa infinita. In depressione. Analisi. Farmaci.


Io amo la libertà. Certo, odio arrivare tardi ad amare. Odio non riuscire a spostare subito il cuore e metterlo al posto del cervello. Ma succede. Pur sapendo che il cuore è sempre l’ultimo ad arrendersi. Anche se rimane solo. Pur sapendo che il cuore è sempre l’ultimo ad arrendersi. Anche se rimane l’ultimo uomo sulla terra. Io amo la libertà. E grazie ad essa mi accorgo, un giorno dopo l’altro, quanto importanti sono, o sono diventate per me quelle persone.










DOVE TUTTO È INDIFFERENTE
di Federica Del Monte

Quante volte nel deserto
ho guardato le stelle.
forse tante cose
sono cominciate lì,
dove esserci è come
non esserci.
Dove tutto è indifferente,
come la tempesta di sabbia
o un diluvio d’acqua
che non lascia traccia.
L’ho attraversato e temuto,
ma solo al principio.
Nel deserto ho imparato
la solitudine.
Ce l’avevo accanto,
come un’ombra
che non parla,
ma esiste.
Impassibile davanti agli occhi,
come un marchio di fuoco
impressa nella memoria.
Ho guardato lontano
e attraverso il vento
e steppe sempre uguali
a se stesse,
ho capito che era lì
da un’eternità.



ELEGANZA
di Camilla Zanini

Immagina tutti i colori
sparsi nell’anima
per farti felice
il cielo è così,
giallo pistillo
materno
il ridente sole,
la sera
migliaia di stami dorati
fanno da sfondo
l’indaco diventa blu
e i suoi petali azzurrini
chiude in un abbraccio.