di Riccardo Sidoti

Werner Heisenberg e Niels Bohr vengono considerati fra i più importanti fisici del secolo scorso e, insieme a Margarethe, coniuge di Bohr, sono i protagonisti dell’opera teatrale “Copenaghen” scritta da Michael Frayn, importata in Italia per la prima volta 18 anni fa.

Lo spettacolo, tornato  in scena a Udine dal 16 al 19 novembre, grazie a una speciale collaborazione che vede il CSS co-produttore, ha riscosso un meritato successo, tanto da garantire sempre il tutto esaurito.

Heisenberg venne a Copenaghen nell’autunno del 1941 e il colloquio che ebbe con il collega e grande amico Bohr è il soggetto su cui si sviluppa la trama.

Gli interpreti Popolizio, Orsini e Lojodice mettono a disposizione la loro straordinaria esperienza e abilità per trascinare il pubblico in un serratissimo dialogo dove i tre protagonisti, raffigurati in un immaginario aldilà, cercano di ricostruire le dinamiche e le conseguenze dell’incontro che i due fisici ebbero nella capitale danese.

Evocando il passato, però, riemerge una serie di infiniti interrogativi che spaziano dalla scienza all’etica ed Heisenberg e Bohr  si trovano pronti a mettere tutto nuovamente in discussione, ostinati a trovare una reale risposta ai propri quesiti.

Il dramma esalta la tenacia con cui i due scienziati affrontano ogni problema indipendentemente dalla sua natura, da quante difficoltà presenti e dalle frustrazioni che determini il percorso. Forse proprio questo è l’aspetto di maggior attualità di Copenaghen: l’elogio all’ostinata ricerca della verità. Perché il rischio del nucleare, che in questo periodo è tornato dopo tanti anni sotto i riflettori, non sta paradossalmente nel suo sfruttamento in sé, ma nel nostro vizio di non voler andare in fondo ai problemi, di abbandonarci alle verità di comodo. Un errore fecero anche i nostri antenati nel ‘900 quando permisero l’affermarsi del nazismo e del fascismo provocando una terribile guerra e obbligando Heisenberg e Bohr a dover scegliere a chi consegnare l’arma di distruzione più potente della storia, sapendo che in qualunque caso si sarebbero condannate a morte centinaia di migliaia di innocenti.