di Camilla Zanini

Il Poetry Slam è una competizione di poesia, in cui i partecipanti gareggiano fra loro leggendo i propri versi, che vengono valutati da una giuria di cinque elementi estratti a sorte tra il pubblico. È un nuovo modo di approcciarsi alla poesia, sviluppatosi negli Stati Uniti a partire dagli anni ‘80 e giunto in Italia nel 2011.

Questo genere di poesia contemporanea (inventata da Marc Smith, un operaio-poeta) invita gli spettatori ad una partecipazione attiva, basata su una critica viva e dinamica delle esibizioni a cui si assiste.

Un autore diventato famoso grazie al Poetry Slam é Neil Hilborn, vincitore del premio “College National Poetry Slam” nel 2011.

A Neil Hilborn fu diagnosticato da bambino un disturbo ossessivo-compulsivo, mentre era al college gli venne diagnosticato anche un disturbo bipolare.

Le sue poesie raccontano spesso esperienze puramente personali e narrano le sue battaglie con le sue malattie mentali. La poesia più famosa non a caso s’intitola “OCD” -obsessive compulsive disorder- (disturbo ossessivo compulsivo).

I suoi componimenti non sono mai stati “meccanismo di copertina”, ma sempre modalità di auto-aiuto per affrontare i suoi disordini. Neil si esprime spesso attraverso i social, infatti ha colpito molto una didascalia sotto un suo post che dice:

«Ieri ho dubitato di me stesso, come spesso faccio, e mi chiedo se sono davvero malato di mente o solo un peso drammatico per le persone che mi circondano. Poi ero su questa spiaggia ed ero ancora molto triste, quindi forse c’è qualcosa di vero in tutte quelle diagnosi che ho avuto da professionisti della salute mentale.»

Colpisce il fatto che egli sia “cosciente” della sua situazione di disagio e faccia di tutto per non farsi vedere un ‘uomo problematico’ agli occhi della gente comune.

Neil Hilborn infatti scrive per ‘accorciare’ la distanza tra se stesso ed il mondo che lo circonda: «Devi cercare di non sentirti, di non mostrarti mai vulnerabile di fronte a qualcun altro.» 1

 

1 cit. Neil Hilborn, Our Numbered Days

 

Amena vita

di Camilla Zanini

Cosí come si poggia una goccia d’acqua

su di una foglia

il mio respiro segue il ritmo,

il ritmo del pesante vento.

In questo piatto mondo

colmo di gente contundente,

il respiro

l’urlo dell’anima.

Troppi intorno a me falsamente respirano

cercando di stare in pace,

cercando di nascondere la loro discontinuità.

Così come si poggia una goccia d’acqua

su di una foglia

la sofferenza si presenta il sentimento

più completo in questa paradossale vita.

 

 

Non sempre

di Federica Del Monte


Ho imparato che non sempre
ci sono soluzioni a portata di mano.
E ho imparato che non sempre
tutto ha un senso.
Che quel rumore mentre cadi
sperando di passare inosservata,
mentre tenti di ricomporti da sola
talvolta può farti sentire perduta.
Perché poi, sei consapevole
di fare a pugni con le aspettative,
e quei sogni ingialliti nel cassetto,
ormai stracciati,
non ti resta che prenderli,
per ricucirli con il filo della tenacia
e colorarli con le tonalità della follia.
Sapendo però,
di non poter colmare
lo spazio tra ciò che era
e ciò che poteva diventare.
Bisogna allora imparare a cadere
e risvegliare tutte quelle paure
nascoste negli abissi dell’anima,
in cui non è mai consigliabile
scrutarci oltre il dovuto,
per evitare di scivolarci dentro.
Ma talvolta,
guardarle da un altro
punto di vista serve
a sbarazzarsi della paura,
regalando ai propri bisogni
il lusso di avere la precedenza.