di Nicolò Tamer

Joker è un film contro di te che ridi delle palesi difficoltà relazionali di Folletina Creation; contro di te che ridi della goffagine di un tuo compagno alla lavagna oppure di un professore che non sa usare il computer; è un film contro di me che rido alle battute di Peter Griffin sulla disabilità di Joe Swanson (il poliziotto in sedia rotelle). Ma prima facciamo qualche passetto indietro per capirci meglio. 

Non sono un esperto di cinema e non pretendo nemmeno di esserlo, il mio intendo è, appunto, solo quello di fornire alcuni spunti, su cui poter riflettere nel caso si sia già visto il film o, nel caso contrario, che possano essere di incentivo per andarlo a vedere.

IL MOTIVO DEL SUCCESSO

Il recente film Joker ha ottenuto un forte riscontro, soprattutto mediatico, grazie all’astuta mossa del regista, Todd Phillips, di sfruttare un personaggio come il Joker – la cui iconografia è ormai già nota e apprezzata da molti – per dare il titolo a un’opera d’autore.

Il Joker è l’emblema della pazzia e del caos, e Phillips è stato bravo nell’utilizzare quest’idea che tutti hanno del personaggio per realizzare un film dove non si parla soltanto delle origini dell’avversario di Batman per eccellenza, ma in cui, come vedremo in seguito, si denuncia una società cinica.

Infatti il film – a differenza dei soliti cinecomic con buoni e cattivi stereotipati – racconta l’intimità di un individuo reietto e cerca di trasmettere (a parere mio riuscendoci molto bene) una forte morale socio-politica. 

Questa pellicola è, dunque, una mosca bianca: ha portato al cinema, a vedere un film drammatico, un pubblico totalmente anestetizzato dai film di supereroi.

SOCIETÀ CORROTTA DAL CINISMO

Banalmente si pensa che questo film denunci una società corrotta nella quale non c’è spazio per le persone clinicamente malate come Arthur Fleck (nome legale di Joker), che, lasciato ai margini della comunità diventa, appunto, Joker.

In realtà questo film denuncia l’incapacità della società postmodernista di dare il giusto peso ai problemi che affliggono l’umanità, società che, conseguentemente, erge a istituzione la satira, in quanto ultima interpretazione possibile del mondo.

Infatti il film ci mostra cosa succede se di fronte a un problema inevitabile come quello di Arthur, si reagisce in maniera cinica: si ottiene una catastrofe evitabile come il Joker.

L’atteggiamento sociale, che non usa più il cinismo in modo strettamente retorico, ma ne fa la propria base culturale, pone le radici del nichilismo, secondo cui non ci sono pretesti razionali e principi entro i quali agire, perciò tutto ciò che ci circonda risulta relativamente vacuo.

Nel film questo si manifesta con la difficoltà (o, per essere più critici, la mancanza di volontà) della società di comprendere la richiesta di aiuto di Arthur e, quindi, la difficoltà di trovare gli strumenti giusti per considerare con  serietà i problemi che affliggono la società stessa.

Di conseguenza le cose, soprattutto quelle che ci spaventano, diventano valevoli di derisione e scherno, in questo modo il cinismo diventa una forma di autodifesa.

Ora che abbiamo presentato l’argomento possiamo tornare alla provocazione iniziale.

Infatti con essa il mio intento era quello di sottolineare come il film mettesse tutti noi sul banco degli imputati per farci riflettere su come Joker sia un prodotto evitabile di una condizione inevitabile, come quella di Arthur Fleck.

Non voglio fare il moralista, anche perché risulterei ipocrita in quanto primo ad apprezzare l’ironia moderna, ma dopo aver visto questo film ritengo che il nostro atteggiamento cinico non debba prevalere sulla considerazione umana della situazione.

Con questo articolo vorrei invitarvi a smettere di considerare il cinismo come unico atteggiamento possibile di fronte a un problema, perché questa satira, che si autoalimenta, è priva di un’utilità sociale finale e, dunque, non ci permette di dare reale importanza alle cose, soprattutto a quelle pericolose.