di Riccardo Sidoti

“Oggi è il 25 aprile, festa della Liberazione! Liberazione da che cosa … ?” potrebbe sembrare una provocazione, invece è il sincero dubbio di un gruppo di ragazzi intervistati per conto di una trasmissione televisiva.

Come da tradizione, infatti,  anche quest’anno il 25 aprile i telegiornali hanno deciso di svegliare gli italiani con una carrellata di servizi su quanto preoccupante fosse la loro ignoranza sul piano storico. Immancabili in studio gli ospiti illustri che si preoccupavano di riempire i programmi di lunghi discorsi retorici sulla  stessa linea dei servizi.

Conclusa questa parte i Tg si sono spostati su altro tema molto caro ai media durante la giornata della liberazione: gli scontri e i disordini che pervadono le parate di quasi tutte le città d’Italia, con un occhio di riguardo alle più importanti come Roma e Milano.

Infatti man mano che il 1945 si allontana sembra che politici e cittadini si stiano dimenticando della storia che ha preceduto il 25 aprile di quell’anno: sempre di più le parate della liberazione, più che essere un momento di unità nazionale, diventano una vetrina per organizzazioni politiche e associazioni che altrimenti non godrebbero di altrettanta visibilità.

È infatti ormai tradizione vedere i partiti di sinistra e organizzazioni sindacali sventolare bandiere e striscioni che sarebbero più adatti a una manifestazione, e di tutta risposta vedere leader politici dello schieramento opposto  decidere spesso di ignorare le celebrazioni o di non darne la giusta importanza.

Ultimamente alcuni “attivisti” di gruppi neofascisti hanno smesso di nascondersi durante la Giornata della Liberazione decidendo di approfittare dell’attenzione mediatica offerta per  organizzare  proteste e “contro-parate”.

La vera novità di quest’anno in materia di divisioni è lo “scontro”, più che altro “il bisticcio”, che ha portato la comunità ebraica a dissociarsi dalla parata dell’ANPI a Roma accusandola di aver invitato alcuni gruppi filo-palestinesi. Come risposta l’associazione dei partigiani ha deciso di rilasciare questa interessante dichiarazione: “Se non ci fossero state le divisioni, oggi non potremmo festeggiare il 25 aprile”

A mio modesto parere penso che questa mentalità sia la principale causa del progressivo abbandono di questa festa da parte delle nuove generazioni a favore dell’esibizionismo di gruppi politici.

Essi prima di continuare a scatenare scontri e divisioni,  dovrebbero  riflettere sulle atroci crudeltà  che si sono consumate prima del 25 aprile 1945 e del profondo significato storico che  quella data ricopre per la nostra nazione.

La festa della Liberazione dovrebbe essere la celebrazione delle conquiste in materia di diritti umani e civili su cui si basa la vita del nostro stato democratico.

Conquiste che  proprio per questi motivo non possono avere per definizione colore politico e quindi devono essere, oltre che celebrate, protette e condivise da tutti indistintamente; anche perché – tra le altre cose – permettono ai movimenti e associazioni che ho prima citato di manifestare e le loro idee e le loro opinioni anche se diverse da quelle della maggioranza o del potente di turno, senza essere repressi violentemente come avveniva prima del 25 aprile 1945.

Per difendere questi valori fondamentali conquistati con lotte sanguinose dobbiamo ricordarci di non accettare che qualcuno si appropri della Festa della Liberazione né che il suo significato venga dimenticato.