di Riccardo Moletta (collaboratore 2 ^C lsa)

Fra 20 anni sarò una persona diversa. Fra 20 anni sarò un uomo. Fra 20 anni avrò un lavoro. Fra 20 avrò una famiglia. Ma fra 20 anni il mio nome rimarrà lo stesso: Riccardo Moletta. Forse sarà quella l’unica cosa che non cambierà di me. E allora, caro me del futuro, oggi, 24 aprile 2020, vorrei raccontarti di quello che eri tanti anni fa, nel lontano 2020, quello che tutti ricorderanno come l’anno del coronavirus. Mi trovo nel cuore della famosa quarantena, iniziata a fine febbraio e finita… beh di certo già lo saprai, io non ancora, come non so, più in generale, cosa mi riserverà il futuro.  Anche questo lo conoscerai già, tuttavia credo che qualcosa di questo periodo così singolare non te lo ricorderai, per questo sono qui a rinfrescarti un po’ la memoria. 

Qui ogni giorno è uguale a quello precedente, sembra che il tempo non stia scorrendo, o meglio, sta scorrendo, ma noncurante di tutto e di tutti. Per questo ora ho altre priorità rispetto a quando il tempo aveva un vero significato, e fra queste troviamo: pensare, riflettere e ragionare sul da farsi una volta finita la quarantena.  Ad ogni modo, vorrei raccontarti un po’ di come mi sento in questi giorni, ma soprattutto a cosa penso. 

I miei pensieri vagano nell’ignoto, a volte sono così assurdi e bislacchi che neppure il me stesso del futuro riuscirebbe a comprendere. Dunque vorrei intraprendere una specie di percorso che mi aiuti ad esplorare quell’ignoto, per conoscermi meglio, analizzando le mie idee e i miei ricordi. 

Vorrei partire da un fatto che negli ultimi giorni mi ha letteralmente sconvolto la vita: mia nonna non c’è più, ha lasciato tutti noi per andare in un posto migliore. C’è un famoso detto che dice che quando si perde qualcuno, si comprende qual era il suo vero valore, quanto per noi era importante. Ebbene, l’aver perso l’unica persona che si è sempre schierata dalla mia parte, la mia seconda madre, la mia colonna portante, non mi ha solo fatto comprendere quanto le volessi bene, quanto avessi sbagliato a non darle l’affetto che meritava, ma mi ha dato una vera e propria svegliata.

È come se avessi ricevuto un cazzotto dritto in faccia e, se posso dire, mi ha fatto solo che bene. Ora ho realmente capito qual è il vero valore della vita, come bisogna viverla, perché ogni giorno può essere l’ultimo. Ogni giorno deve essere vissuto al massimo delle possibilità, quindi non ha senso dire che il tempo durante la quarantena è diventato un fattore secondario, solo perché la giornata non è più scandita da orari precisi e definiti. Ogni istante è importante, ma soprattutto diverso da tutti gli altri, per questo non ha senso neppure dire che ogni giorno è uguale a quello precedente, o meglio, sta a noi deciderlo. Come del resto sta a noi decidere come ne usciremo: cosa succederà quando spalancheremo le porte di casa per andare fuori (ovviamente con guanti e mascherina) e tornare al nostro stile di vita pre-virus? Riusciremo concretamente ad attribuire il giusto peso alle cose, che durante la quarantena non potevamo avere? Riusciremo a cambiare noi stessi in persone migliori? Là fuori sarà come prima o la società che conoscevamo si sarà radicalmente modificata? Questi sono i quesiti più importanti che mi sono posto in questi giorni ed è strano dire che a tutti, a parte l’ultimo (di cui parlerò in seguito), sono riuscito a dare una risposta. Io sono convinto che riuscirò a cambiare il mio stile di vita, sono convinto che diventerò una persona migliore, ma soprattutto sono convinto che saprò dare alle cose il loro giusto valore.

Vorrei raccontarti un breve aneddoto, dato che molto probabilmente non te lo ricorderai. In questo periodo mi sto cimentando molto nel mondo della cucina, il tanto tempo libero mi consente anche di fare questo e devo ammettere che non è un’attività così semplice come credevo. Questo l’ho capito solamente due giorni fa, quando ho deciso di mia spontanea volontà di preparare un dolce che mi ha sempre affascinato: i macarons. Che te lo dico a fare! ovviamente sono venuti malissimo, per questo ho compreso veramente cosa volesse dire realmente cucinare a pranzo e a cena, per quattro persone. Insomma dovrebbero fare una statua a mia madre, che oltre a fare questo si occupa della casa e, anche in questo periodo, il lavoro le occupa le giornate dalla mattina alla sera. Prima credevo fosse una cosa scontata tornare a casa da scuola o da allenamento e trovarsi di fronte un buon piatto di pasta o una bella bistecca con le patate al forno. Allora ho capito quanto io non facessi nulla in confronto, certo, come tanti altri miei coetanei. Io credo però che l’età sia solo un numero, sono fermamente convinto infatti che anche a 16 anni si possa essere maturi e responsabili, anche se non si è temprati come potrebbe esserlo un uomo di 50 anni, come mio padre. Ora è di lui che vorrei parlarti, fra 20 anni avrà 70 anni e penso che non sia più quello di una volta. Come forse ti ricorderai, era un uomo piuttosto misterioso, un padre all’antica, riservato, ma che amava la sua famiglia come pochi altri al mondo. Eppure prima della quarantena volevo che lui fosse più comprensivo, più prodigo di apprezzamenti quando ad esempio tornavo a casa con un 9 in italiano o in matematica. Ora invece mi sto ritrovando a pensare che sono molto fortunato ad avere un padre, ma soprattutto ad avere un padre come lui, che ogni mese porta a casa (ovviamente con mia madre, ma lui per la maggior parte), i soldi per farci vivere una vita normale. Ma io cosa faccio per lui, oltre dargli qualche soddisfazione nella scuola e nel calcio? Bene, io vorrei veramente avere un futuro nel mondo del lavoro, vorrei ripagare i suoi sforzi con i miei, vorrei che tutti i suoi insegnamenti non fossero stati vani. Di certo tu saprai con certezza a cosa saranno serviti. Ora però vorrei esporti in modo abbastanza preciso come la pensavi sulle regole, sul virus e sulla quarantena in generale. Io credo che le regole siano, dopo gli infermieri e le infermiere, l’arma più potente che abbiamo per sconfiggere il virus. Stare a casa non vuol dire soltanto evitare di essere contagiati, vuol dire anche salvare la vita di altre persone, anche vicine a noi, la cui età le include nella categoria di quelli “a rischio”. Qui allora sì che l’età non è un numero, poiché si parla effettivamente del fisico di una persona, che non rimane di certo lo stesso per tutta la vita. Quindi io la vedo così, penso che la quarantena sia un modo per salvare le persone da quel maledetto virus che non guarda in faccia nessuno, frase già preconfezionata, ma che in realtà spiega perfettamente il perché di queste restrizioni. Ovviamente non è la prima volta che l’uomo affronta un problema di questo tipo: le epidemie ci sono sempre state e sempre ci saranno, per questo penso che un’esperienza di questo tipo, vissuta sulla propria pelle, sblocchi in certo senso la gente da quel “tanto non può succedere niente a me, succede agli altri, non a me”. Quando usciremo di casa sono abbastanza sicuro che quest’idea non verrà completamente sradicata dalla mente delle persone, credo però che essa possa assumere un’accezione un po’ meno estrema, quanto basta per cambiare la società che prima conoscevamo come ingiusta, subdola e scorretta. Spero che nell’anno in cui ti ritrovi la società sia veramente cambiata, come d’altro canto spero che anche la persona che sei non sia più lo specchio inconsapevole della suddetta società.

Bene, mi auguro che questo incontro con il te del passato ti sia servito a farti capire da dove sei venuto, ma soprattutto a rammentarti come hai vissuto questo drammatico periodo. La mia speranza è che tu, guardando le cose con il senno di poi, sia in grado di apprezzare tutto quello che sto facendo e il modo in cui lo sto facendo, affinché il futuro mi riservi un posto di primo livello nella società di domani.

Il vecchio Riccardo, 24 aprile 2020.