di Alice Pellicciotti

“L’uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da sé stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa”. [Jean-Paul Sartre]

Dopo cinque anni, sono ormai giunta alla fine del mio percorso scolastico come liceale e ritengo sia importante fermarsi un attimo, in questa società così veloce e dinamica, a riflettere su questi ultimi anni e su ciò che hanno significato per me.

La prima cosa che realizzo se guardo indietro è come questi cinque anni siano stati sia a livello scolastico che personale un percorso di crescita e consapevolezza.

Mi ricordo il primo giorno di scuola, nell’anno scolastico 2013/2014, quando tutta timida guardavo le facce dei miei nuovi compagni di classe. Ero venuta al liceo perché la ritenevo la scelta migliore: non avevo idea di cosa avrei voluto fare alla fine o quali fossero davvero le mie passioni e attitudini: l’unica cosa certa era che volevo che questi anni al liceo fossero memorabili, anni che avrei portato per sempre nel cuore con piacere. Avete presente quando vi immaginate le cose andare in un modo e alla fine vi rendete conto che sono andate esattamente nel verso opposto? Ecco questo è quello che posso dire di questi cinque anni: nulla di ciò che avrei o non avrei voluto che accadesse è accaduto. È andato tutto in un’altra maniera!

Mi immaginavo una classe unita, di studiare poco e andare bene; pensavo di essere timida, con un carattere difficile, di essere introversa nei rapporti sociali, di non aver nulla da valorizzare: in breve, di essere una brutta persona con cui nessuno volesse rapportarsi. Sono sempre stata una da pochi amici ma buoni e pensavo che il liceo potesse farmi dimenticare gli anni non propriamente entusiasmanti delle medie.

Non nego che la prima sia stato l’anno peggiore e questo è stato determinato dalla caduta di tutte le mie speranze e illusioni che hanno condizionato anche la seconda e la terza. La classe si è rivelata subito un “flop”: gruppetti, pregiudizi, un continuo parlare alle spalle, falsi rapporti, personalità troppo diverse che al posto di stimolarsi l’un l’altra, hanno dato come risultato l’effetto opposto, di incompatibilità. La mia prestazione scolastica non era brillante ma nemmeno la peggiore, sentivo di non essere ancora entrata nel ritmo di studio del liceo.

Dalla prima liceo sono iniziate le mie delusioni d’amore che, per quanto di secondo piano, condizionavano giornalmente il mio umore e la mia voglia di studiare: passavo giornate intere a pensarci, a cercare qualcuno che mi completasse, a cui potermi aggrappare.

Il biennio è trascorso senza alcuno stimolo, monotono, come se lasciassi il tempo scorrere, le persone entrare nella mia vita, gli eventi accadere. Le giornate a scuola erano lunghe e pesanti. Spesso mi veniva in mente di fare qualcosa di nuovo e magari far parte di qualche gruppo del liceo, ma ero troppo timida e non mi consideravo all’altezza. Mi comportavo come se il mio carattere e la mia personalità fossero già stabilite, come se quella brutta persona che ritenevo di essere non potesse più cambiare, che fosse destinata ad essere così. E di conseguenza il mio atteggiamento verso gli altri non poteva che essere sgradevole.

L’inizio di quella che considero la mia “rivoluzione” scolastica e interiore  è avvenuta alla fine della terza. Penso sia tutta questione di trovare le persone giuste al momento sbagliato: credo nel destino e credo che le persone di cui si ha bisogno si incontrino nel momento più inaspettato. Per me c’è stata una persona, a cui sarò per sempre grata, che mi ha cambiata. Mi ha fatto capire che le persone possono cambiare, che non si smette mai di farlo, che non ho un brutto carattere e che ho tutta la vita per poterlo definire; mi ha aperto la mente a nuovi mondi, nuove strade, nuove passioni e soprattutto mi ha aiutato a chiarire chi ero in modo che io potessi cambiarmi. Mi ha fatto innamorare della cultura, del sapere, del conoscere e dello scoprire cose nuove facendo le più diverse esperienze.

L’unica cosa che non mi ha fatto capire è cosa significhi amare, amare come dare senza pretendere nulla in cambio. E per questo come è iniziato, tutto questo è finito. In quel momento pensavo di aver perso ciò che avevo capito, che avevo cercato di costruire; ritenevo di non poter fare nulla senza che qualcuno mi dicesse come farlo, come cambiare, come cambiarmi.

Eppure non volevo abbandonare tutto, non volevo tornare indietro, non volevo dimenticare i suoi suggerimenti, le cose che mi aveva mostrato. Non volevo tornare a chiudere gli occhi dopo averli aperti e aver scoperto un mondo. Allora mi sono decisa che sarei andata avanti da sola, sbagliando e imparando e avrei fatto della mia vita una continua ricerca di sapere e di esperienze. Non volevo smettere di conoscere, meravigliarmi, sperimentare, impegnarmi e cambiarmi per diventare quella che davvero volevo essere: una persona migliore.

Considero la quarta come il mio anno di fioritura. Ho preso parte a talmente tanti progetti che tuttora mi stupisco di come io sia riuscita a portarli a termine: conferenze, Filosofia in città, Olimpiadi di Filosofia, gite, alternanza scuola-lavoro al Messaggero, all’HattivaLab, al Tg degli studenti e redattrice dell’Intrepido. Ho conosciuto nuove persone e instaurato, inaspettatamente, altrettante amicizie. Ho scoperto molti nuovi ambiti ed ho ampliato il mio raggio di conoscenze. In questo periodo ho trovato finalmente, dopo quattro anni, le mie attitudini e passioni tra cui la filosofia, che andrò anche a studiare all’università.

Ritengo che sia proprio dalla passione e dalla capacità di meravigliarsi davanti a ciò che non si conosce che si impara e si cresce.

Anche a livello scolastico sono migliorata: cercavo di impegnarmi di più nello studio, comprendere quello che studiavo e approfondirlo, appassionandomi ai più diversi ambiti oltre a migliorare le mie capacità sia logiche che di scrittura. Per questo la mia media è schizzata in alto. La quarta è stata un anno in cui, come avete potuto capire, mi sono sempre tenuta impegnata e giunta alla fine mi sono ritenuta soddisfatta di essere riuscita a fare tutto e bene. Come ho fatto a sopravvivere? Voglia di sperimentare cose nuove e di conoscere.

Quello di cui oggi mi rimprovero è pensare di essere stata troppo concentrata sui voti, di aver avuto paura di deludere gli insegnati o di non essere all’altezza di un nove o un dieci: insomma di non essere stata e di non aver fatto abbastanza.

La quinta, ah la quinta! Se la prima è stato l’anno peggiore, questo è stato l’anno più bello, il mio anno. Se in quarta ero una ragazza che si impegnava in numerose attività e provava tutto, costantemente alla ricerca di un’identità, di trovare se stessa o meglio di ritrovarla, di trovare in che modo cambiare, la quinta è stata ed è l’anno in cui ho capito che tipo di persona voglio essere sia in rapporto alla  scuola che in rapporto a me stessa e agli altri.

Non è stato un percorso facile, sono scese tante lacrime, ci sono state tante insoddisfazioni, tanti dubbi e ripensamenti, ma non ho rimpianto nulla di quello che ho scelto di sperimentare. Ho finalmente vissuto la mia vita e non ho lasciato che accadesse e basta. Ho imparato a non essere attaccata ai voti, ma a studiare per me stessa, ad appassionarmi alle cose in maniera più profonda, anche a quelle con cui non avevo familiarità, a non affidarmi troppo al giudizio degli altri per definire la mia personalità e a vederli con un certo distacco per realizzare chi veramente siano per poi sapere come comportarmi nei loro confronti. Ho imparato a concentrarmi su me stessa e sulle mie necessità e ovviamente ad accettarmi. Sono giunta alla consapevolezza che il troppo perfezionismo non è necessario perché in alcuni casi si devono riuscire a gestire anche situazioni impreviste, scoprendo un lato di me che senza l’esperienza fatta a scuola non avrei mai scoperto: la mia vitalità e la mia energia che mi hanno permesso di essere estroversa e conoscere tante persone splendide mettendomi anche in gioco senza temere le conseguenze o preoccuparmi del giudizio degli altri. Sono riconoscente per aver fatto il viaggio in Grecia, di essere stata a Venezia, a Montesole e a Trieste insieme ad altre classi; sono momenti che conservo nel cuore e che mi hanno permesso di capire che al di fuori della classe, oltre alle persone che non ti capiscono, piene di risentimento e pregiudizio, ce ne sono tante altre pronte a difenderti, a sostenerti e a condividere la loro vita con te permettendoti di crescere assieme.

A volte quando penso al passato, alla me di prima e seconda, vorrei tornare indietro a chiederle perché si comportasse così, a come non notasse gli errori. Ora comprendo che senza di lei, senza quella che ero, senza le persone che ho incontrato e senza le esperienze fatte al liceo e fuori, non sarei mai potuta diventare quella che sono adesso, che non è quella che sarò fra cinque anni, perché non si finisce mai di crescere e migliorarsi.

Quello che consiglio a chi ha appena iniziato il liceo, a chi è a metà e a chi lo sta finendo, è di vivere la propria vita dentro e fuori al liceo, prendendo al volo tutte le opportunità che essa offre. Non fermatevi allo studio mnemonico ma ricercate il significato profondo di ogni cosa, appassionatevi al sapere, informatevi sul mondo che ci circonda e sui perché. Il modo migliore per conservare la propria libertà di pensiero, si trova proprio in questo: nel saper ragionare con la propria testa e questo può avvenire solo tramite la conoscenza personale che ognuno si costruisce attraverso la curiosità, l’informazione e le esperienze. Imparate a stringere costruttive amicizie, imparate a riconoscere le persone per quello che sono e a capire che non potete cambiarle. Coltivate le vostre passioni, fate esperienze per trovarle, mettetevi in gioco, entusiasmatevi. Non preoccupatevi se all’inizio vi soffermate sulle parti più superficiali perché queste vi servono per andare poi alla ricerca della profondità: non si può maturare se prima non si sbaglia. Divertitevi soprattutto, affinché la scuola non sia solo un obbligo ma un mezzo per costruire voi stessi e la vostra personalità, perché vi assicuro che nonostante possa sembrare che si studino solo materie noiose, il liceo offre un sacco di possibilità trasversali; io sono partita così, il liceo è stato il mio trampolino di lancio per poi continuare da sola. Il mio ultimo consiglio è quello di  partecipare, se potete, ad uno dei gruppi extra-scolastici perché quelli andranno a far parte dei vostri momenti più belli delle superiori, ti fanno sentire parte di una squadra, ti fanno migliorare come persona e ti permettono di sviluppare nuove abilità. Inoltre potete conoscere un sacco di nuovi copernicani! Questo è stato l’Intrepido per me nei due anni in cui ne ho fatto parte e non posso che essere entusiasta di averne fatto parte.

Il Liceo Copernico mi ha dato molto e solo alla fine sono riuscita a comprendere e ad apprezzare il “regalo” che mi ha fatto. Nel complesso sono contenta di questi anni e di quello che sono diventata attraverso essi; chiudo il mio percorso da liceale con qualche lacrima, ma entusiasta e trepidante per ciò che mi aspetterà all’università. Sarà l’inizio di un altro importante percorso che mi auguro possa portarmi ancora più in alto sia come persona che come studentessa. Ringrazio tutti quelli che sono stati al mio fianco e  anche chi lo è stato per poco facendomi capire, ugualmente, molte cose. Ringrazio me stessa per aver trovato il coraggio di cambiare, di non arrendermi, di provare sempre, di aver detto “Rimbocchiamoci le maniche e facciamo tutto quello che deve essere fatto e al meglio: cambiamoci” ed essere sopravvissuta fieramente.

Voglio concludere dicendo qualcosa che un anno fa probabilmente non avrei mai detto: alla fine quando avrò finito gli esami quello che conterà non sarà il voto dell’Esame di Maturità, ma tutte le esperienze e gli sbagli che ho fatto, tutto ciò che ho imparato, le persone che ho conosciuto e quelle che ho abbandonato: tutto ciò che a livello scolastico e personale il liceo e le persone che ho incontrato mi hanno dato.