di Carla Delle Vedove

Oggi siamo circondati da continue immagini, video e notizie che ci descrivono la guerra e che ci raccontano ciò che sta succedendo nel mondo. Ma è stato sempre così?

Ce ne ha parlato Luca Giuliani, che ha recentemente curato a Udine la mostra “L’offensiva di carta” incentrata sull’utilizzo della propaganda durante la Prima guerra mondiale. 

Immagine ritoccata di una spedizione squadrista a Roma contro una sede socialista

Noi conosciamo una guerra, o qualsiasi altro avvenimento, soltanto se la notizia viene riportata da giornali, telegiornali e Internet. Diventa quindi importante il modo in cui essa viene raccontata e questo può far apparire addirittura la realtà diversa da ciò che è.

Durante la Prima Guerra Mondiale è fondamentale comunicare a chi non è al fronte che cosa sta accadendo: nasce così la propaganda.

Possiamo definire la Grande Guerra statica, logorante, globale, ma soprattutto tecnologica e moderna, non solo per l’utilizzo di nuove tecniche di combattimento e nuove armi da fuoco, ma anche per lo sviluppo di questo nuovo metodo di comunicazione.

Cominciata la guerra, non si sente subito il bisogno di documentare gli avvenimenti: come si può notare ad esempio da un filmato girato a Trieste nei primi mesi della guerra, la macchina da presa si trova in terza fila dietro altre persone, quindi in una posizione poco rilevante.

La situazione però cambia in particolare con l’arrivo degli Americani. Inizialmente il presidente Wilson promette ai cittadini che gli Stati Uniti non entreranno mai in guerra e questo contribuisce alla sua elezione.  Nel 1917, invece, gli americani sbarcano in Europa: Wilson ha perciò la necessità di spiegare alla popolazione questo cambiamento di posizione e di comunicare alle famiglie che cosa stiano facendo i loro giovani al fronte. In questo momento la propaganda assume un ruolo fondamentale per mantenere il consenso.

La posizione della macchina da presa diventa più importante e addirittura gran parte dei filmati girati sui campi di battaglia non è reale, ma i video vengono ricostruiti appositamente per essere proiettati in America. Ad esempio, una ripresa a Verona mostra i soldati americani nelle trincee, in realtà durante un’esercitazione. I ragazzi vengono ripresi in un momento in cui stanno bene, nascondendo così la vera crudeltà della guerra e rassicurando chi sta a casa. La macchina da presa, inoltre, si trova in una posizione strategica da cui avere l’inquadratura migliore: se non fosse una ricostruzione, chi riprende sarebbe un facile bersaglio per i nemici. La propaganda ha dunque lo scopo di  tranquillizzare le famiglie rimaste negli Stati Uniti e dare loro un’immagine “positiva” del conflitto.

Le immagini vengono inoltre utilizzate dagli Americani per trasmettere l’idea della loro forza non solo durante i combattimenti, ma anche nell’organizzazione della guerra. Per questo gran parte delle riprese filma la preparazione delle battaglie mostrando i soldati ben addestrati e le nuove tecnologie, determinanti per la vittoria.

Le situazioni rappresentate sono solitamente “felici”, come nel caso dell’arrivo degli Americani in Italia: vengono distribuite subito caramelle e merendine alla popolazione e ai soldati italiani che attratti dalla novità sono sorridenti davanti alle macchine da presa. Le immagini di questi giovani, che sembrano forti, coraggiosi, invincibili e orgogliosi di partecipare alla guerra, attraggono i consumatori e perciò vengono sfruttate per pubblicizzare prodotti di consumo.

Il celebre Zio Sam

Quasi un secolo dopo lo strumento della propaganda è stato utilizzato dai terroristi di Al Qaeda a partire dal 2001 con l’attacco alle Torri Gemelle di New York. Infatti l’attacco alla seconda torre è avvenuto oltre mezz’ora dal primo in modo tale da permettere l’arrivo dei giornalisti e far diffondere in tutto il mondo le immagini dell’attentato in diretta.

E oggi? Oggi le immagini hanno assunto un ruolo determinante nella nostra società soprattutto attraverso i social media, che possono essere considerati una nuova forma di propaganda, con pregi e difetti. Sicuramente grazie a Internet risulta molto semplice trasmettere una determinata immagine, un’idea o una situazione come vere. Attraverso una maggiore circolazione di informazioni però è anche possibile stabilire un confronto tra diverse fonti in modo tale da individuare eventuali “fake news”. La propaganda continua dunque ad avere un ruolo fondamentale nella trasmissione di informazioni, che possono essere vere o false. È compito fondamentale di chi ascolta riflettere su quali notizie siano reali o meno.