di Emanuele Campiello

In questi ultimi mesi la nostra scuola ha ospitato un ciclo di conferenze sul tema della Grande Guerra e della pace, nell’ambito del progetto “Ragazzi in pace”, dove è stata messa in evidenza la vera realtà della guerra. In particolare mi sento di condividere con i lettori del nostro giornale L’Intrepido la lezione tenuta dall’esperto Enrico Folisi, che dà una chiara idea del contesto della guerra  per come è stata veramente vissuta dagli italiani.

Serbi fucilati da soldati austriaci

Dopo un anno di titubanza anche l’Italia scende in guerra, ma chi in Italia è determinato a combattere non è affatto il popolo e non è nemmeno una grande maggioranza. Si tratta, invece, di una ristretta minoranza con un grande potere mediatico e il re dalla sua parte. Ai quotidiani, come Il Corriere e Il Mattino, restava il duro compito di convincere gli italiani della causa interventista. I neutralisti, invece, contando su La Stampa, seguivano Giolitti, unica speranza concreta per loro. La questione dell’ingresso nel conflitto era discussa anche dalla Chiesa, che si domandava cosa fosse meglio fare.

Noi sappiamo com’è andata a finire la storia: il popolo è stato raggirato ed è stato costretto a subire una guerra che non voleva e per la quale non era preparato.  Intere generazioni di giovani sono state strappate alla loro terra, forzate a rimanere in una trincea, costrette a dover tenere testa ad un nemico ben più organizzato: gli Imperi Centrali, tra cui la Germania che, malgrado i nostri reporter  allora non potessero dirlo, si preparava a combattere fin dai tempi di Bismarck e le cui tattiche erano all’avanguardia per il tempo. L’emblema di questa nefasta condizione è la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917), in cui per prime le linee italiane di cannoni (schierati in riga) sono state spazzate via da un’offensiva austro-tedesca, che con esse ha devastato le linee telefoniche (non interrate). Tale attacco ha impedito una risposta italiana, che doveva necessariamente essere approvata dal rigido Cadorna.

Caporetto però ha ribaltato la situazione e ha costretto gli italiani a prendere coscienza della propria condizione. Da quel momento essi dovevano combattere per una guerra che era diventata loro e dovevano riconquistare la terra italiana centimetro per centimetro.

Nel frattempo i friulani e gli altri abitanti delle zone invase dalle truppe nemiche erano stati costretti a fuggire in massa. In questo periodo il comune di Udine viene ricostituito a Firenze e molte famiglie nobili fuggono in Toscana. La gente comune invece viene accolta in gran parte dalle altre regioni italiane, ma c’è anche chi non abbandona la propria terra. Queste persone si vedono costrette a subire violenze ed il razionamento delle risorse, come nel caso delle latterie a cui veniva lasciata una sola mucca. Gli austriaci inoltre si erano dati il diritto di saccheggiare tutte le case che erano rimaste senza proprietari.

La lezione di Enrico Folisi si può definire un buon punto di partenza per chi si deve affacciare allo studio della Grande Guerra, ma può essere altrettanto raccomandata anche a chi ha già trattato questo argomento, poiché fornisce dettagli  non comuni ai libri di storia. Riflettere sulle ripercussioni che la guerra ha avuto sulla nostra terra non è una cosa che possiamo astenerci dal fare.

L’Italia come nazione è nata proprio da quel conflitto.