di Margherita Stagni, Nicola Grion, Sara Candussio

Come già anticipato dal MIUR, la seconda prova scritta dell’Esame di Stato riguarderà le due materie “caratterizzanti” dell’indirizzo scelto dallo studente. La prova mista dunque mira a valutare le competenze (oltre alle conoscenze) acquisite nel percorso di studi, senza limitarsi ad una sola disciplina. Ecco che quindi i maturandi del liceo classico dovranno cimentarsi con una prova di Latino e Greco, e anche gli istituti tecnici non saranno indenni dalla prova multidisciplinare, che cambierà a seconda dell’indirizzo. La tanto temuta prova di Matematica e Fisica, scelta per il liceo scientifico, sarà quella su cui si concentrerà questo articolo.

La prova si presenta in due parti: due problemi e otto quesiti, tra i quali il candidato potrà scegliere di svolgerne rispettivamente uno e quattro.

Le aree tematiche, secondo i Quadri di Riferimento pubblicati dal MIUR, comprendono tutti gli argomenti trattati nei cinque anni di studio. La prova mira a verificare la comprensione e la padronanza del metodo scientifico e dimostrativo, dando ai calcoli minore importanza rispetto al procedimento seguito e alla sua argomentazione. Viene affermato inoltre che la prova potrebbe “contenere riferimenti a testi classici o momenti storici significativi della matematica o della fisica”, ma non viene spiegato in nessun documento di cosa si potrebbe trattare.
Allo stesso modo, non si fa riferimento al calcolo dei volumi dei solidi di rotazione, argomento che fino agli anni scorsi era stato importante ai fini dello svolgimento della prova.

Su questa “rivoluzione” della seconda prova, non vengono esplicitate motivazioni “profonde” in nessun documento ufficiale. Probabilmente il cambiamento è dovuto alla volontà di verificare in maniera più approfondita le competenze acquisite dallo studente, ma sono solo supposizioni.  

Il 28 febbraio si è tenuta la prima simulazione della prova, che fortunatamente risultava più chiara rispetto agli esempi precedentemente pubblicati dal Ministero. Come dichiarato dal MIUR, è stata effettivamente molto orientata alla dimostrazione e alla verifica di specifiche richieste presenti nei problemi, mentre la prova di fisica proposta l’anno scorso dava molta più importanza alla risoluzione algebrica (si può notare la persistenza di termini come “determinare” nel testo stesso della simulazione). Una delle critiche principali mosse da studenti e professori verso la nuova prova era infatti la necessità di cambiare la forma mentis di risoluzione dei problemi nell’arco di pochi mesi.

Ciò nonostante, alle critiche mosse preventivamente dai professori è già stata data risposta: l’esempio di seconda prova proposto a dicembre è risultato molto diverso da quello che gli studenti hanno potuto svolgere a fine febbraio.

In primo luogo, i due problemi a scelta partivano rispettivamente da uno studio di funzione (che poi si applicava ad un calcolo di quantità di carica totale che attraversa una sezione in un intervallo di tempo, dopo aver chiesto di ricavare l’espressione dell’intensitá di corrente), e da un problema di elettrostatica che si riconduceva anch’esso ad uno studio di funzione, seguito dalla rappresentazione di alcuni grafici. In entrambi, l’ultimo punto richiedeva una minima applicazione degli integrali definiti.

Tralasciando un’imprecisione nel quarto punto del primo problema (in cui si parla di carica attraversante una sezione in un istante e non in un intervallo di tempo), le richieste erano ragionevoli per il livello di preparazione dato agli studenti e gli argomenti studiati.

Nei quesiti, divisi tra 5 di matematica e 3 di fisica-matematica, si distingue una forte presenza di argomenti degli anni passati (calcolo combinatorio, urti elastici e anelastici, moto accelerato uniforme), che tuttavia viene compensata da argomenti dell’ultimo anno quali l’induzione e lo studio di massimi e minimi e della derivabilitá di una funzione.

 

Sono state introdotte delle nuove griglie di valutazione nazionali per dare maggiore uniformità al giudizio e fornire delle linee guida agli insegnanti. Nonostante il buon proposito, non appena si leggono queste griglie appare però chiaro che esse aiuteranno ben poco i docenti a valutare le prove. Il voto viene infatti diviso in quattro “azioni” indicate da verbi (analizzare: 5 punti, sviluppare il processo risolutivo: 6 punti, interpretare criticamente i dati: 5 punti, argomentare: 4 punti, per un totale di 20 punti). Non è chiaro quale sia il livello di sufficienza, quindi ogni commissione potrà interpretare diversamente queste indicazioni, che sono comunque molto generiche e imprecise.

Inoltre risulta ancora misterioso il criterio di assegnazione del punteggio, perché, in presenza di quesiti che chiedono solo di argomentare, non è chiaro se il professore debba assegnare solo i 4 punti dell’azione dell’argomentazione, o tutti i punti delle altre azioni.
In un quesito che chiede solamente di argomentare, dovrebbero venire assegnati di default 16 punti, per poi valutare quanti assegnarne per la sola abilità argomentativa, riconoscendo ugualmente 16 punti ad un quesito solo impostato.
Il paradosso è evidente: conviene fare esercizi la cui penalizzazione in punti è la minima possibile, riducendo così la scelta dei quesiti ad un calcolo di convenienza.

Questo metodo di valutazione a nostro parere risulta ridicolo o, se non altro, approssimativo.

 

Su questo nuovo tipo di prova le critiche dal mondo scolastico si sono fatte sentire sin dalle prime voci di un cambiamento dell’Esame di Stato. Ad esempio, subito dopo la pubblicazione degli esempi di prova del 20 dicembre scorso, è stata lanciata una petizione contro le tracce, in particolare quelle del liceo scientifico. Inoltre, molti professori ritengono che le informazioni fornite siano scarse e a volte persino contrastanti fra di loro, soprattutto per quanto riguarda gli argomenti da portare all’Esame. Oggetto di perplessità è stata anche la simulazione di febbraio, in quanto venivano presentati argomenti non ancora svolti in alcune classi (come nel quesito 5), che hanno quindi costretto alcuni docenti a introdurre questi ultimi durante la stessa prova o a guidare direttamente gli studenti nella risoluzione, lasciando però in ombra il programma quasi sempre già svolto nelle classi, ovvero lo studio delle onde elettromagnetiche e la relatività.