di Camilla Zanini

Una volta Nietzsche scrisse che la più grossa differenza tra un uomo ed una mucca era che la mucca sapeva come esistere senza Angst – ovvero angoscia – nel beato presente, senza portare il peso del passato e inconsapevole dei terrori del futuro. Noi sfortunati umani siamo così perseguitati dal passato e dal futuro che possiamo solo girovagare nel presente. Perché bramiamo così ardentemente i giorni dorati dell’infanzia?
Perché allora non eravamo consapevoli, ci mancava la consapevolezza…


Ma la consapevolezza, ora che non siamo più bambini, come la manifestiamo? A questo punto quali cambiamenti comporta la nascita della consapevolezza?
Io personalmente penso che la delusione, l’amarezza siano caratteristiche della consapevolezza, del fare i conti con la realtà umana…
Ma non si può parlare di consapevolezza senza la speranza.
Nella vita di tutti i giorni abbiamo bisogno di conferme, di certezze…ma ormai ci vengono spesso offerte sole critiche. Il trucco sta nel pensare al feedback, alla critica, come ad un dono. Perché non provare a rendere preziose anche le parole più fragili?
Sentiamo ed utilizziamo spesso la parola ‘fragile’ ma come si mostra un “essere fragile” agli occhi delle persone?
Secondo la maggioranza, le critiche sono fragili come coloro che le esprimono. Quindi le critiche, specchio della nostra fragilità, non hanno un vero senso, una certezza, ma contengono la strada per una certezza.
Le critiche contengono e conterranno sempre qualcosa di vero rispetto a una nostra “esperienza” puramente personale. Come diceva Schopenhauer, noi non vedremo mai il mondo com’è davvero, ma lo osserveremo sempre dal nostro punto di vista.
E quindi perché non accettare le critiche, i diversi punti di vista, per poi elaborarli e migliorare noi stessi?

RESISTERE
di Camilla Zanini

In quei momenti…
i miei pensieri si fondono con l’aria, con le onde, con le ombre più luminose.
Le nuvole appiattiscono la mia sete di certezze.
La vita si pone in secondo piano,
fugge alla mia ragione.
Quando mi ritrovo, sono sempre
assieme alla paura,
alla paura del nulla.
Mi ritrovo a scrivere,
a piangere,
a sopravvivere.
Resto lì immobile come un filo d’erba mosso dal vento.
Mosso dalle sue più grandi paure.

Le mie parole si muovono nell’assenza di senso, nell’inconsapevolezza della realtà.
Finché perdo le parole,
e ricomincio a pensare…
tutta la nostra cultura è resistenza alla morte.