di Michele Motta

 

Alcolismo tra i giovani.

Se ne parla tanto, forse troppo o forse troppo in maniera sbagliata. Il perchè di tutto ciò? Semplice. Chi interviene a riguardo è sempre troppo maturo e per dialogare con i più giovani bisogna “capire” il loro punto di vista.

Molti non lo sapranno, perché oltre all’alcol tra i giovani è presente anche molta ignoranza, ma il Friuli Venezia Giulia, è al secondo posto tra le regioni con il tasso alcolemico più alto d’Italia (in prima posizione si trova il Trentino, che non ci supera di molto).

Bisogna inoltrarsi negli infanti cervelli degli adolescenti per comprendere ciò che li spinge ad amare queste bevande. Non sto parlando del bicchierino di vino o di prosecco che si beve a Natale in famiglia, ma di quei miscugli chimici come la vodka, whisky, gin, ecc… , che vengono chiamati superalcolici.

Quando chiedo solitamente ad un mio coetaneo come mai si abbassa all’assunzione di sostanze così dannosi per la salute, le risposte sono generalmente tre: 1) mi piace bere; 2) ma a te cosa te ne frega?; 3) fatti i cavoli tuoi.

Capisco perfettamente che molti ragazzi decidano di bere solo per svago per “una notte di divertimento” o per altri mille motivi, magari soltanto con gli amici e forse anche controllandosi. Non voglio risultare bacchettone o fare la parte del vecchio saggio che inizia i suoi discorsi con “ai miei tempi” e cose simili, ma il mio intento è solamente quello di riflettere sul perché del “lo faccio perché lo fanno gli altri”. Quante miriadi di volte abbiamo sentito questa frase? E quante volte ce ne siamo fregati…

Un qualsiasi lettore che sta leggendo questo articolo potrebbe domandarsi: “ma perché è sul quel computer a scrivere?” Per far avanzare l’informazione e debellare l’ignoranza, perché la salute è molto più importante di rendersi “fighi” davanti ai propri amici, stupidi, che ti incitano a bere, e che spesso ci riescono, soprattutto quando hanno di fronte una persona fragile, o solamente ottusa, che per non “andare controcorrente” decide di farsi quel bicchiere che lo renderà “uno del gruppo”.

D’altra parte troviamo invece coloro che bevono perchè ritengono “buono” l’alcol che stanno assumendo. Ma non buono nel senso di “prodotto con ingredienti 100% naturali e senza aromi”, no. Buono nel senso stesso del termine, cioè che ha buon sapore, come se dire che una sostanza “ha un buon sapore”, bastasse a giustificarne l’assunzione. Detto ciò, il mio intento non è quello di  sapere se una persona beve o meno e neanche quello di bacchettare coloro che lo fanno; più che altro mi piacerebbe in futuro sbirciare dalle loro finestre quando affronteranno questi discorsi con i propri figli, e sentendoli dire dalla cima della loro putrescente ignoranza, “se vuoi bere, puoi farlo, vedi poi se ti piace o no”, mi farò due risate e penserò: “meno male, così manteniamo il Friuli al secondo posto!”