di Elisa Dus

La quaestio è una forma d’indagine relativa a un determinato argomento.

Passiamo a trattare l’argomento dell’esistenza di Dio e dei suoi attributi che fin dall’antichità rappresenta il principale interrogativo umano. I filosofi nel corso della storia hanno presentato un’estrema varietà di argomentazioni a favore o contro l’esistenza di Dio o anche in sostegno dell’ insolubilità della questione. Su tale argomento vengono posti quattro diversi quesiti:

  1. Se Dio esiste
  2. Se Dio è unico
  3. Se Dio è intelligenza ordinatrice e intelligibile
  4. Se Dio si interessa agli uomini e alle cose del mondo

Articolo 1 – Se Dio esiste

  1. Per Democrito l’origine dell’universo non risponde a un preciso progetto e non è l’opera di un’intelligenza divina. Infatti, gli infiniti mondi che si formano nello spazio infinito, così come tutte le cose in essi contenute, si possono spiegare mediante gli atomi e il loro movimento senza dover ricorrere a un intervento soprannaturale. “Dio è un’ipotesi inutile”.
  2. Protagora si ritiene indifferente al problema di Dio e nel trattato ‘Sugli dei’ afferma: “Riguardo agli dei non ho la possibilità di accertare né che sono, né che non sono, opponendosi a ciò molte cose: l’oscurità dell’argomento e la brevità della vita umana”.

In contrario:

  1. Socrate ammette l’esistenza degli dei e in particolare ammette l’esistenza di una divinità superiore della quale gli dei sono solo manifestazioni. Tale divinità è una superiore mente ordinatrice  che governa l’universo intero e custode del destino degli uomini.
  2. “C’è qualcuno che convenendo in queste cose oserà ancora negare che tutto è pieno di Dei?” Platone crede nell’esistenza degli dei ma nega che essi si curino delle cose umane.
  3. Per Aristotele il presupposto secondo cui la materia non possa avere in se stessa la causa del proprio movimento implica l’esistenza di un principio assolutamente <primo> e <immobile>, causa iniziale di ogni movimento. Il filosofo identifica questo primo motore immobile con Dio.

Rispondo:

L’esistenza di Dio costituisce una delle fondamentali questioni aperte della filosofia e principale interrogativo del cosmo. Non sono mancati filosofi che sostenevano la non esistenza di Dio, ma, per poter negare l’esistenza di un concetto è necessario possedere la nozione di tale concetto, come suggerisce la prova ontologica del filosofo Anselmo d’Aosta ai danni dello stolto che nel Salmo 13 afferma “Dio non esiste”. Pertanto anche coloro che negano l’esistenza di Dio ne possiedono un pensiero all’interno della loro mente poiché non si può negare l’esistenza di qualcosa che non si pensa.

Soluzione delle difficoltà:

  1. Non è propriamente corretto  affermare che Democrito neghi l’esistenza di Dio in quanto è possibile rilevare la presenza del divino negli scritti democritei. Inoltre in seguito a ciò che affermerà lo stesso Cicerone, si dimostra come Democrito non abbia affatto escluso l’esistenza di Dio, anzi si interrogava sulla sua natura.
  2. Protagora non nega l’esistenza di Dio e nemmeno ne afferma l’esistenza. Più precisamente Protagora veste i panni dell’agnosticismo, ovvero della convinzione secondo cui la ragione non può dimostrare l’esistenza e nemmeno la non esistenza del divino.

Articolo 2 – Se Dio è unico

  1. Nella filosofia epicurea Dio non è unico, dal momento che l’uomo possiede l’immagine di molteplici divinità.

In contrario:

  1.  Nella filosofia stoica la divinità è intesa come logos, ovvero come legge necessaria che permea e regge il cosmo ed è unico, perché unica è la ragione seminale del mondo, ovvero il logos che contiene in sé le ragioni seminali di tutte le cose, cioè le forme grazie alle quali tutte le cose si generano. Dio, ragione cosmica e causa di tutto, è corpo, più precisamente soffio caldo e vitale che conserva, alimenta, accresce e sostiene il mondo.
  2. Giordano Bruno concepisce Dio come immenso organismo con un’unica forma (Dio dà le forme)  e come unica materia (massa corporea del mondo). È infinito e ospita in sé infiniti mondi e infinite creature ed è uno e eterno.
  3. Sant’Agostino è considerato il filosofo padre della Chiesa cattolica e all’interrogativo su Dio, il filosofo lo considera come verità perfetta e immutabile. Organizzato secondo una struttura trinitaria che comprende Dio come Essere, Intelligenza e Amore, la divinità agostiniana si concepisce come unica nello stesso modo in cui fu unico il creatore del mondo. Infatti, Dio non può essere ricondotto a un artigiano che opera sulla base di uno strato materiale originario, il che è assurdo poiché al di fuori di Dio, Essere eterno, non possono esservi altri enti che ne limiterebbero la potenza.
  4. In Plotino Dio coincide con l’Uno, infatti è assoluta unità e assoluta potenza che sta al di là dell’essere dal momento che sarebbe impossibile pensare alla molteplicità senza possedere il concetto di unità.

Rispondo:

Se Dio fosse molteplice, come nel caso del panteismo o del politeismo, sentimenti contrastanti e pensieri in opposizione tormenterebbero l’animo degli uomini. La natura intrinseca dell’uomo prevede l’attaccamento a un’unica entità superiore considerata come legge che governa la ragione dell’uomo. La molteplicità degli dei implicherebbe la molteplicità di idee e leggi tra loro anche contrastanti generando confusione, difficoltà e conflitto interno nella mente di ciascuno. Inoltre se gli dei fossero molteplici si riscontrerebbero contraddizione nella creazione di un mondo che risulta unico. Tali argomentazioni suggeriscono l’unicità di Dio.

Soluzione delle difficoltà:

  1. Le divinità di Epicuro risultano molteplici poiché non si occupano delle cose del mondo, pertanto sono distanti da esso e dalle creature che esso comprende.

Articolo 3 – Se Dio è intelligenza ordinatrice e intelligibile

  1. La filosofia di Plotino non prende in considerazione Dio come intelligibile, poiché in tal modo risulterebbe strutturalmente molteplice, e nemmeno come intelligenza, poiché implicherebbe la dualità tra pensante e pensato. Per questo la divinità nel filosofo risulta al di fuori di ogni determinazione quantitativa e spazio-temporale.

In contrario:

  1. Il filosofo ateniese Anassagora distingue i semi, particelle piccolissime e invisibili di materia, dalla forza che li muove e li ordina. Questa forza è il nous, intelligenza divina che distingue e organizza i semi originariamente confusi, generando quindi il mondo. Anassagora fu il primo filosofo a concepire la divinità come mente ordinatrice e intelligenza che sta alla base del mondo.
  2. Platone, con il concetto di Dio come demiurgo, ovvero mediatore tra il mondo intelligibile delle idee e il mondo sensibile della materia, identifica la divinità come intelligenza ordinatrice che plasma la materia e crea le cose del mondo, concretizzandosi come divino artefice del cosmo.
  3. Il teologo San Tommaso intuisce la finalità delle cose. Le cose naturali, per quanto siano prive di intelligenza, tendono sempre a un fine. Esse sono governate da un essere dotato di intelligenza, ovvero Dio. Dio è quindi un essere intelligente che ordina tutte le cose naturali in vista di un fine.

Rispondo:

La tendenza finalistica nell’ordine cosmologico richiede assolutamente un’intelligenza ordinatrice. Il fine è un concetto futuro, un ordine teleologico che comporta che i mezzi siano adatti e disposti nel modo più favorevole, e dal momento che il futuro non ha realtà alcuna al di fuori della mente che lo conosce e lo prevede, esso è manifesto di intelligenza, poiché, affinché l’ordine sia possibile, è necessario che la causa ordinatrice conosca in precedenza sia il fine da conseguire sia i mezzi da adoperare congiuntamente. Tutto ciò non si può che avere per mezzo di una conoscenza intellettuale, ovvero l’intelligenza. Gli esseri privi di intelligenza sono incapaci di conoscere fine e mezzi e di paragonarli tra loro. Essi eseguono l’ordine, ma non lo concepiscono, mentre questo viene compreso da un’intelligenza ordinatrice della natura che deve essere distinta dalla natura stessa, ovvero Dio.

Soluzione delle difficoltà:

  1. Plotino non differenzia Dio, ovvero l’Uno, dall’intelligenza e dall’ intelligibile poiché se non ci fosse unità, ci sarebbe dualità tra pensante e pensato oltre che una molteplicità di idee. Pertanto Dio che rappresenta l’unità, non sta solo oltre il sensibile, ma anche oltre l’intelligenza e l’intelligibile, senza però essere sconnesso da esse.

 

Articolo 4 – Se Dio si interessa agli uomini e alle cose del mondo

 

  1. Epicuro concepì un paradosso riguardante Dio. Se Dio volesse impedire, ma non potesse, allora non risulterebbe onnipotente e ciò non è possibile. Se Dio potesse evitare il male, ma non volesse, allora sarebbe cattivo e ciò è impossibile. Dio può e vuole ma, poiché il male esiste, allora Dio esiste, ma non si cura dell’uomo.

In contrario:

  1. Con l’ultimo Platone  e la concezione di Dio come artefice del mondo, Platone concepisce il filosofo come ordinatore delle cose del mondo sottolineando il suo interesse nelle creature e in tutte le altre cose che compongono il cosmo.
  2. Il teologo Sant’Agostino sottolinea Dio come fondamento di tutto ciò che è, e dunque è il creatore di tutto, creatore del mondo dal nulla. “[..] Dio invece, perché onnipotente, e dalla sua sostanza ha generato il Figlio, e dal nulla ha creato il mondo, e dalla terra ha plasmato l’uomo”. Gli uomini sono quindi immagine del creatore, il quale è vera Eternità, eterna Verità e eterno e vero Amore.
  3. Giordano Bruno parla di Dio in due diverse concezioni: Dio come mens super omnia sottolineandone la trascendenza, l’inconoscibilità e l’ineffabilità e Dio come mens insita omnibus ovvero principio immanente del cosmo e accessibile alla ragione umana. Dio quindi, come intelletto universale, cioè insieme di tutte le idee, opera come forza seminale intrinseca alla materia. “Da noi si chiama artefice interno, perché forma la materia e la figura da dentro [..]”.

Rispondo:

Cristo è risorto e, disse Benedetto XVI, da “pietra che i costruttori hanno scartato” è diventato “pietra d’angolo su cui possono poggiare con assoluta certezza le fondamenta di ogni esistenza umana e del mondo intero”. Dio è sempre vicino all’uomo, opera per il suo bene e si occupa e si interessa a lui tant’è vero che gli angeli esistono perché testimoniano la presenza di Dio che è sempre accanto agli uomini.

Soluzione delle difficoltà:

  1. Il problema che sorge con il paradosso di Epicuro è l’ accomunazione di categorie umane, ovvero la possibilità di fare o meno del male, con Dio, ovvero qualcosa che non è umano per definizione. Dio ha creato il mondo lasciando a noi il libero arbitrio delle nostre scelte, ma è proprio per questo che Dio si cura degli uomini, del loro bene e della loro bontà.