Di Tommaso Scarabelli 

Articolo 1 – Vi è un’entità superiore che controlla le nostre scelte?

Sembra che le scelte di un uomo dipendano da una divinità o da entità esterne. Infatti:

  1. Gli  stoici affermavano che ogni azione o movimento fosse causato da una causa prima e che quindi non ci fosse alcun modo di sottrarsi al volere del destino.

 

“ … nessun movimento è senza causa. E se le cose stanno così, tutte le cose che avvengono, avvengono per cause antecedenti. E se le cose stanno così, tutte le cose avvengono per il fato. Dunque qualsiasi cosa avviene, avviene per il fato”. (Stoicorum veterum fragmenta)

 

  1. Anche Agostino d’Ippona giunge a una concezione dell’uomo come essere totalmente dipendente da una divinità, in questo caso il Dio cristiano. Per il padre della Chiesa, in seguito al peccato di Adamo, l’umanità è diventata una “massa di dannati”, meritevole di punizione. La salvezza dell’uomo, quindi anche il suo destino, da allora dipendono solo dalla Grazia concessa da Dio.
  2. Nella loro dottrina gli stoici ammettevano e giustificavano la divinazione, la mantica, come visione del fato. Essi dunque ritenevano che si potesse prevedere il futuro, già decretato dal volere del destino:

 

“Tutto quello che succede accade perché deve

e se tu osservi con attenzione, vedrai che è proprio così”.

(Marco Aurelio)

 

In contrario: Secondo Platone non vi è alcuna divinità o essere superiore che governi le nostre scelte.

“La responsabilità è di chi sceglie, il dio non è responsabile”.

(Mito di Er, Platone)

 

Rispondo: Siamo noi soli a prendere le nostre decisioni e non c’è assolutamente nulla che ce lo impedisca. Se una cosa non si realizza significa che in fondo non vogliamo che si realizzi, e non perché ci sia un essere superiore ad impedircelo. L’unica cosa che per noi è impossibile fare è cambiare il passato, cioè cambiare le scelte che abbiamo già fatto e che perciò abbiamo voluto. Dunque la nostra vita è governata solamente dalla nostra volontà, le cui decisioni costituiscono la vita stessa di un essere umano. Il nostro futuro è come un libro: non è possibile cambiare ciò che verrà scritto e solamente perché ogni uomo è l’unico scrittore delle pagine della propria vita e nessun altro. L’unica ragione per cui una divinità potrebbe affiancare l’umanità è per guidarla nelle sue scelte, lasciando però sempre all’uomo la possibilità di accettare il suo “consiglio”.

 

Soluzione alle difficoltà:

  1. Non esiste un’entità che sia causa di ogni singolo atto o movimento. Se essa ci fosse allora sarebbe possibile prevedere il futuro con esattezza, data l’esistenza di un’unica causa e quindi di un unico fine. Invece è estremamente complicato prevedere il futuro data la moltitudine di eventi. Se ci fosse un’intelligenza ordinatrice non avrebbe senso parlare di un mondo caotico poiché dovrebbe esistere un universo appunto ordinato e con eventi facilmente prevedibili o comunque diretti verso un unico fine. Tuttavia il mondo è regnato dal disordine e dall’ imprevedibilità proprio a causa della molteplicità di scelte che vengono fatte e che producono innumerevoli conseguenze, quasi come se vi fossero infiniti possibili “finali alternativi”.
  2. Se una divinità avesse già deciso il destino di ogni uomo, scegliendo il futuro che gli si pone davanti, allora la vita di ogni singolo abitante della Terra sarebbe inutile. Infatti, presupponendo ciò, le nostre azioni non potrebbero portare ad alcun cambiamento e la nostra intera vita sarebbe definita dalla scelta di questa entità. Questa divinità dunque lascerebbe scorrere il tempo di ogni uomo sapendo già la sua fine dato che è stato lui a decretarne la sorte. Perché una divinità dovrebbe manipolare degli esseri inferiori e coscienti per far compiere loro ciò che vuole? Avrebbe potuto fare lo stesso con degli oggetti inanimati. Invece la vita di ogni singolo uomo ha un proprio valore in quanto ogni uomo  possiede una libertà e una coscienza che gli permettono di scegliere e di osservare le conseguenze delle sue decisioni. Senza la libertà è impossibile pensare ad una realtà in continua costruzione, in cui sia possibile cambiare il corso degli eventi e realizzare che questi eventi siano accaduti.
  3. Ammettendo l’esistenza di un volere superiore a quello umano e già scritto, vi sarebbe in ogni caso la possibilità di opporvisi poiché è risaputo che ogni individuo fa scelte diverse: se vi fosse un’unica volontà indiscutibile allora tutte le nostre decisioni dovrebbero convergere verso un unico fine. Spesso gli uomini si comportano come pecore e seguono le decisioni degli altri ma esistono sempre alcuni che non si lasciano trascinare. Se esistesse qualcuno capace di opporsi al fato dovrebbe essere considerato al pari del destino e non ci sarebbe più un unico essere superiore, bensì molteplici deus ex machina, anche fra gli umani. La situazione appena descritta è l’immagine dell’umanità: un mondo in cui ognuno fa le proprie scelte e alcuni decidono di lasciarsi “manipolare” dal volere di altri. Non esiste alcun volere superiore dato che solo noi siamo padroni del nostro destino.

Articolo 2 – La libertà comprende solo alcune scelte?

Sembra che l’uomo esprima la sua libertà solo in alcuni ambiti mentre in altri il libero arbitrio si faccia da parte. Infatti:

1.Lo stoico Diogene Laerzio sosteneva che l’uomo, pur essendo costretto a seguire l’ordine del fato, possedesse ancora il libero arbitrio, ma solamente nelle piccole scelte.

 

“[…]Né doverose né contrarie al dovere sono quelle che la ragione né consiglia né vieta, come sollevare una pagliuzza, tenere una penna …”.

(Diogene Laerzio)

 

In contrario:  Il fondatore della scuola epicurea riteneva che l’intero universo fosse governato dal caos, conciliando la sua fisica con l’etica e indicando una libertà interiore dell’uomo.

 

“La necessità è un male, ma non c’è nessuna necessità di vivere nella necessità”.

(Epicuro)

 

Rispondo: Se avessimo una libertà parziale allora non saremmo liberi di fare alcune scelte. Se poi solo certe scelte fossero possibili allora ci sarebbe qualcuno o qualcosa a impedirci la libertà totale. Questo qualcuno dovrebbe essere un’ entità superiore ma se ci fosse un essere superiore allora dovrebbe essere capace di negarci ogni libertà, altrimenti non sarebbe tanto “superiore”. Noi siamo liberi di dire di no alla prigionia del fato e ciò  significa che per lui toglierci la libertà è impossibile. Un essere superiore non può non essere completamente libero, altrimenti sarebbe limitato come un uomo. Perciò un essere che governa solo alcune delle nostre decisioni non può esistere. Non poter prendere delle decisioni, siano esse importanti o insignificanti, significa negare la libertà, che invece è assoluta.

 

Soluzione alle difficoltà:

  1. Ogni nostra singola azione può avere delle conseguenze, come testimonia il fenomeno dell’effetto farfalla. Se anche tenere una penna può cambiare il mondo allora la nostra libertà consiste proprio in questo: ogni nostra azione genera una conseguenza, grande o piccola, buona o cattiva, che si propaga nel tempo. Anche le azioni più banali sono frutto di una scelta che porterà in futuro a delle conseguenze, che possono essere innocue come possono portare ad un totale capovolgimento della sorte. Se la nostra libertà non è totale, lo può diventare in futuro.

 

Articolo 3 – L’uomo è degno di essere libero?

Sembra che l’uomo non abbia il diritto di essere libero. Infatti:

  1. L’uomo non può essere libero poiché dalla sua libertà nasce soltanto disordine e malvagità, come il filosofo greco Platone scriveva nella Repubblica:

 

“Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; […]. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo per nessuno.”

(Repubblica, Platone)

 

  1. Gli stoici ritenevano che il Logos, il destino che regola il mondo, esistesse solamente in virtù del bene dell’uomo: il bene dell’uomo perciò consiste proprio in questa mancanza di libertà, nel conformarsi al dovere.

 

In contrario: L’uomo ha il diritto di prendere decisioni poiché come scriveva Pico della Mirandola, essa è una caratteristica tipica solamente dell’uomo, che costituisce una sorta di seconda creazione e che va adoperata:

 

  “Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che tu avessi prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori, che sono i bruti; tu potrai rigenerarti secondo il tuo volere, nelle cose superiori che sono divine.”

(Dio ad Adamo nel De hominis Dignitate di Pico della Mirandola)

 

Rispondo: L’uomo ha il diritto di scegliere, sia nel bene che nel male, poiché non poter scegliere implicherebbe essere schiavi del destino, di qualcosa di ignoto e indipendente dal nostro mondo. Anche se a volte prendiamo decisioni sbagliate, negare la libertà è sicuramente ancora più sbagliato. Un uomo non libero non è un uomo, bensì una marionetta costretta a muoversi secondo il volere altrui, trattato come un oggetto. Dalla libertà può scaturire il male ma la mancanza di libertà è un male certo che va evitato ad ogni costo. La libertà dunque è un’opportunità unica che permette all’uomo di diventare un uomo migliore o peggiore, rispettivamente compiendo del bene o del male grazie alle sue decisioni.

 

Soluzione alle difficoltà:

1.Ogni scelta può portare al disordine, ma la mancanza di libertà porterà sicuramente al caos. Nel caso descritto da Platone essa può causare la tirannia stessa. Un popolo non libero, cioè schiavo del regnante, non vivrà sicuramente in pace e il malcontento crescerà fino a quando non si scatenerà una rivolta contro al sovrano, che sarà ancora peggiore di quella causata dalla troppa libertà.

  1. Secondo gli Stoici lo scorrere degli eventi è finalizzato al bene dell’uomo, consolidando una concezione antropocentrica del cosmo. Ma se fosse veramente così allora l’uomo, essendo al centro del mondo, dovrebbe essere superiore al destino, poiché qualcosa di infinito non avrebbe motivo di “assistere” la natura umana, che le è inferiore. Inoltre questa entità eterna del Logos sembrerebbe più un burattinaio di uomini che una Provvidenza divina. Il termine burattinaio o manipolatore indica sempre qualcosa di negativo, proprio perché ogni uomo non gradisce che le proprie decisioni vengano prese da qualcun altro. Se il destino mettesse l’uomo al centro del mondo, allora dovrebbe concedergli il libero arbitrio poiché l’umanità rifiuterebbe la mancanza della possibilità di scegliere: la libertà è un bene che l’uomo merita e di cui non può fare a meno.

Articolo 4 – La libertà è per tutti?

Solo ad alcuni sono concesse molte libertà, mentre ai rimanenti non ne rimane alcuna. Infatti:

  1. Aristotele riteneva che vi fossero gli uomini dotati di ragione e gli schiavi, umani che non meritavano la libertà a causa della mancanza di ragionamento o dei loro comportamenti diversi.

 

“Comandare ed essere comandato non solo sono tra le cose necessarie, ma anzi tra le giovevoli, e certi esseri, subito dalla nascita, sono distinti, parte a essere comandati, parte a comandare”. (Politica, Aristotele)

 

  1. Per il suo maestro Platone lo Stato nasce perché nessuno di noi basta a se stesso e ha bisogno di altri uomini, distinti in tre classi: la classe degli artigiani in cui dovrebbe predominare la capacità di sottomettersi alle altre due classi superiori, cioè quelle dei custodi e dei filosofi. Anche in questo Stato utopico continuano ad esistere individui che non sono liberi per il bene di tutti.
  2. Anche Giordano Bruno, nonostante credesse che ogni essere vivente fosse immagine dell’unica anima del mondo, affermava l’inferiorità di alcuni esseri umani, incapaci di distinguere bene e male, che andavano governati e ingannati per mezzo della fede, rendendoli prigionieri:

 

La fede si richiede per l’instituzione di rozzi popoli che denno esser governati,

e la dimostrazione per gli contemplativi che sanno governar sé ed altri”.

(Giordano Bruno)

 

In contrario: La libertà è per tutti, poiché se non venisse concessa ad ognuno dovrebbe chiamarsi ingiustizia. Lo stesso Platone poi riteneva che il destino di ognuno di noi fosse determinato dalle proprie scelte e non da quelle degli altri e che non ci fosse alcuna discriminazione fra coloro che scelgono:

 

“Anche chi è arrivato per ultimo, se sceglierà con giudizio e vivrà con rigore,

può disporre di una esistenza accettabile e non indecorosa.

Il primo a scegliere non sia distratto e l’ultimo non si scoraggi.”

(Mito di Er, Platone)

 

Rispondo: Ogni singola persona è libera, ma la libertà di alcuni può rendere altri privi di ogni diritto. La libertà infatti è per tutti nonostante alcuni affermino che valga solo per loro per trarne dei vantaggi. In questo modo alcuni si convincono di non essere liberi e si lasciano trascinare dalle decisioni degli altri. Se poi solo alcuni meritassero la libertà  allora avremmo degli individui superiori che governano gli altri e le loro scelte. Ma se questi individui superiori godessero della libertà, non potrebbero fare a meno di concederla anche agli altri, essendo gli unici ad apprezzarla in ogni suo aspetto e proverebbero compassione per gli altri. In questo modo i “superiori” insegnerebbero agli “inferiori” come adoperare la libertà affinché venga resa disponibile per tutti. Alla fine perciò non ci sarebbe più nessun individuo non libero. Ogni decisione va presa saggiamente e con cautela, in modo che tutti possano godere dei vantaggi che essa porta. Purtroppo ciò non sempre accade.

 

Soluzione alle difficoltà:

  1. Anche chi non possiede la ragione o non la usa adeguatamente possiede la possibilità di scegliere e questa libertà va rispettata. Infatti le nostre scelte non sono sempre guidate dal nostro intelletto: spesso compiamo azioni di cui ci meravigliamo pure noi o di cui non ci rendiamo conto. Eppure queste azioni sono frutto di decisioni che abbiamo fatto, ragionando o meno, e che dunque abbiamo voluto. Possiamo aiutare gli altri a fare delle scelte ma non dovremmo scegliere per gli altri. Anche coloro che sono privi di ragione perciò possiedono il diritto alla libertà dato che la libertà non dipende da nient’altro.
  2. L’appartenenza di un nuovo individuo ad una classe dello stato platonico viene scelta tramite un’educazione selettiva da parte dello Stato ma non è concesso un successivo cambiamento. Questo però comporterebbe che un individuo della classe degli artigiani, durante il tempo, potrebbe dimostrarsi più adatto a far parte di un’altra classe o incapace o non motivato in quella a cui è stato predestinato. Anche un filosofo o un custode con il tempo potrebbe rivelarsi un pessimo guardiano o intellettuale e portare ad un disastro sociale. Questo sistema dunque è inefficiente dato che non esiste un’indole a governare o ad essere governati, bensì solamente la

possibilità e la volontà di diventare un governatore o un governato: in uno stato utopico dovrebbe esserci una maggiore libertà che consenta ad ognuno di scegliere a che classe appartenere e di impegnarsi per entrare a farne parte. I governatori e i custodi dovrebbero diventare aiutanti o consiglieri del popolo in modo che tutti possano essere liberi.

  1. Secondo Bruno solo coloro che sono capaci di distinguere bene e male hanno il diritto alla libertà poiché la libertà degli stolti causerebbe solo disordine. Se le cose stessero realmente così allora non esisterebbe il disordine dato che i popoli sarebbero ingannati nelle loro scelte per non provocare catastrofi. Invece i disastri avvengono e soprattutto a causa delle cattive decisioni prese dai “contemplativi”. Non sempre coloro che sanno distinguere bene o male fanno uso di questa loro capacità e diventano gli autori di ciò che loro stessi definivano riprovevole. Questi individui sono ancora peggiori di coloro che compiono scelte sbagliate poiché a differenza loro non sono ignoranti dell’entità delle proprie azioni. Se i “contemplativi” possono essere personaggi peggiori dei “rozzi popoli”, allora non ha senso concedere ai primi la possibilità di governare sui secondi, dato che non sono sempre capaci di scegliere giustamente.

La libertà dovrebbe essere per tutti e non dovrebbe scontrarsi con i diritti altrui dato che ognuno ha la stessa capacità e possibilità di scegliere, nel bene o nel male.