di Leonardo Zanuttini

Parliamo della libertà dell’uomo. Sull’argomento pongo tre quesiti:

  1. La libertà è una scelta;
  2. È giusto limitare la propria libertà;
  3. La libertà è determinata dalla ragione.

Articolo 1 – La libertà è una scelta

Per diverse correnti di pensiero la libertà non è una scelta. Infatti:

  1. Secondo la visione dei filosofi stoici la vita complessiva dell’universo si svolge secondo ricorrenti cicli cosmici, infatti anche il mondo, come tutte le cose in esso contenute, nasce, vive e muore, per poi rinascere. Questi cicli che si ripetono eternamente sono riconosciuti nel destino, ossia la legge necessaria che regge le cose. Il destino è l’ordine del mondo, la concatenazione necessaria che lega tutti gli esseri tra loro. Ogni fatto segue un altro fatto, dal quale è necessariamente determinato come dalla propria causa e ad ogni fatto ne segue un altro che esso determina in quanto sua causa. Questa catena non si può spezzare, perchè con essa si spezzerebbe l’ordine razionale del mondo.
  2. Platone, nel cercare di risolvere il rigido dualismo tra il mondo delle idee e il mondo delle cose, nel Timeo propone una visione del mondo estremamente finalistica. Il finalismo che presenta il filosofo è  esterno poiché afferma che tutto ciò che esiste è dovuto al “Demiurgo” che, come divino artefice dotato di intelligenza e volontà, plasma l’intero universo secondo il mondo delle idee platoniche.

In contrario:

  1. Sempre Platone, nel mito di Er, nella parte centrale del racconto, parla della scelta del destino da parte di tutte le anime. Attraverso le parole fatte pronunciare a Làchesi, Platone sottolinea che si tratta di una scelta libera, alla quale la divinità non prende parte:

La virtù è libera a tutti; ognuno ne parteciperà più o meno a seconda che la stima o la spregia. Ognuno è responsabile del proprio destino, la divinità non ne è responsabile.

                                                                                                 (Repubblica, X)

Con queste parole Platone ci vuole indicare come sia l’anima e quindi l’uomo a scegliere il proprio destino e che la libertà pertanto sia una scelta libera dell’uomo.

Rispondo:

La libertà è una scelta dell’uomo. Ogni azione che l’uomo decide di compiere non è e non deve essere condizionata da nessuna scelta esterna a lui. L’uomo è l’artefice del suo destino. A tal proposito condivido il pensiero formulato da Ernest Henley nella sua poesia “Invictus”, più precisamente negli ultimi due versi: “I am the master of my fate / I am the captain of my soul.”.

Il poter scegliere comporta anche delle forti responsabilità per l’uomo che non può imputare ad altri le conseguenze del proprio agire.

Articolo 2 – È giusto limitare la propria libertà

Contro questa tesi viene detto:

  1. Rousseau ritiene che l’uomo che vive secondo lo stato di natura non coincida con l’uomo “selvaggio”, bensì con un uomo che dispone della capacità di trovare il perfetto equilibrio tra i bisogni e le risorse di cui dispone. L’uomo che vive secondo natura è un uomo totalmente libero, che basa il suo agire in rapporto immediato con i suoi bisogni, privo di progettualità a lunga scadenza. In virtù di queste cose l’uomo “naturale” è un uomo che vive in uno stato di completa innocenza e libertà.

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In contrario:

  1. Thomas Hobbes ritiene come nello stato di natura vi sia il diritto di tutti su tutti (ius omnium in omnia) compresa la vita degli altri; in virtù di tale diritto ogni uomo risulta necessariamente “lupo” per ogni altro uomo (homo homini lupus). Ciò crea dunque una situazione di guerra universale di tutti contro tutti e al fine di poter scagionare questa guerra, Hobbes ritiene che sia necessario, grazie all’uso della ragione, proibire a ciascun individuo di fare ciò che provoca la distruzione della vita. Ritiene inoltre serva una legge naturale (lex naturalis) al fine di restringere la libertà assoluta concessa dal diritto naturale (ius naturalis).
  2. Anche Locke, come Hobbes ritiene che l’uomo nello “stato di natura” viva perfettamente libero, godendo di un diritto “naturale” alla vita, alla libertà e alla proprietà. Per quanto caratterizzato dalla libertà, questo stato di natura deve essere regolato da una “legge naturale” che viene riconosciuta da Locke come una “Legge di ragione” e che rivela a tutti gli uomini come esistano dei limiti invalicabili: non si può violare la propria vita né la vita e i beni degli altri.

 

Rispondo:

Ritengo che per poter vivere in pace l’uomo debba limitare la propria libertà ponendo attenzione a quella degli altri. In questa accezione la limitazione della libertà può essere intesa anche come un arricchimento dell’individuo che riconosce l’importanza dell’uguaglianza di tutti gli uomini e la necessità di garantire un equilibrato sviluppo sostenibile in un mondo finito.

Soluzioni:

È necessario sensibilizzare gli individui al fine di riconoscere i bisogni e le necessità degli altri. Per poter fare questo è essenziale puntare sull’educazione. Inoltre, per poter avere equamente accesso alle risorse e al benessere, è necessario creare un sistema di leggi e di governo capace di regolare la convivenza degli uomini.

Articolo 3 – La libertà è determinata dalla ragione

Sembra che la libertà sia determinata dal volere divino:

  1. San Tommaso ci illustra come Dio preveda le azioni dovute alla libertà umana. Pertanto la libertà e il libero arbitrio risultano degli aiuti straordinari e gratuiti di Dio. In Dio sono presenti tutto il tempo e tutte le ragioni future dell’uomo.

In contrario:

  1. Aristotele ritiene che la volontà e la libertà dell’uomo seguano necessariamente il giudizio dell’intelletto, ossia la ragione. Le scelte compiute da ogni uomo sono strettamente condizionate dalla natura e dalle caratteristiche dell’uomo stesso.
  2. Sant’Agostino pur riconoscendo che Dio possa decidere in anticipo a chi concedere la grazia, che sola consente alla nostra anima di ricevere l’illuminazione, ritiene che l’uomo possiede il libero arbitrio.

Rispondo:

Personalmente ritengo che la libertà sia strettamente connessa alla ragione. Senza la ragione l’uomo non sarebbe neanche in grado di formulare un concetto di libertà. Sarebbe necessariamente legato, come gli animali, ad una vita secondo natura, preoccupandosi solo di soddisfare i bisogni primari. Anche dal punto di vista religioso il libero arbitrio legato alla propria capacità di ragionare rende l’uomo, per nulla condizionato dal volere divino, direttamente responsabile delle proprie scelte davanti a Dio.