di Emanuele Campiello

Al JRC di Ispra, l’Europa ci si è presentata in una maniera diversa

Un’Europa diversa, un’Europa lontana dai riflettori e dalle lingue accusatrici degli euro-scettici. Abbiamo visto tutto questo al Joint Research Centre (JRC), il giorno 25 maggio, assieme ad una delegazione formata da alcuni studenti, professori e genitori della nostra regione. Assieme abbiamo raggiunto la cittadina di Ispra (Varese), un luogo speciale, una moderna roccaforte europea, poiché posta direttamente sotto l’autorità dell’Unione.

Il JRC copre un’area di 167 ettari, al cui interno circolano automobili su strade asfaltate,  le vie sono intitolate alle varie nazioni europee e ci sono ben 138 edifici. Qui lavorano 1850 persone provenienti da tutta Europa. Ma di cosa si occupano?

Principalmente i loro studi riguardano la sicurezza, la nostra sicurezza. Infatti al JRC vengono messe alla prova tutte le normative che provengono dalle alte sfere della Commissione Europea. Tra queste norme ci sono anche quelle che riguardano i prodotti che abitualmente vediamo in commercio e che, forse non ci rendiamo conto, sono sicuri proprio perché sono passati sotto la lente di ingrandimento di posti come questo. Non solo! Qui vengono fatti test sull’antisismico, sugli incidenti autostradali e, per l’appunto, anche sulla sicurezza online. Vengono, quindi, studiati modi per tutelare la nostra privacy e, nel caso in cui gli strumenti in commercio non fossero adeguati, da qui possono essere bloccati e rinviati ai produttori. Un esempio? Giocattoli connessi alla rete, ritirati perché  potenzialmente utilizzabili per il furto di dati personali.

Noi, quindi, a Ispra abbiamo visto una realtà nuova, a cui non siamo abituati, a cui nessuno è abituato. Siamo decisamente assuefatti, invece, a sentirci dire che l’Europa rappresenta un rischio, ma non è così. Questi centri di ricerca fanno veramente gli interessi dei cittadini, ma lo fanno in maniera silenziosa, molto riservata ed efficace.