di Alice Tomada

Femminismo. Quante volte si sente usare questo vocabolo per indicare, spesso in modo dispregiativo, chi sostiene la superiorità del sesso femminile su quello maschile? Eppure, non vi è nulla di più sbagliato. Un atteggiamento di questo tipo dovrebbe essere definito misandro, termine che derivata dal sostantivo “misandria” e indica un sentimento di ostilità nei confronti degli uomini, non certo femminista. Purtroppo, in questo senso, la società odierna è caratterizzata da una forte disinformazione che porta, in generale gli uomini, ma anche moltissime donne, ad avere un atteggiamento ostile nei confronti di questo movimento.

È quindi necessario spiegare il vero obiettivo del femminismo, la cui prima ondata si verificò intorno al 1700 in Francia, durante il regno di Luigi XVI.

Una persona è, infatti, ritenuta femminista se sostiene e lotta per la parità sociale, economica e politica dei due sessi.

Perché si chiama femminismo? Qual è il motivo che si cela dietro il nome che fa sembrare il movimento un manifesto a favore del sesso femminile e a svantaggio degli uomini? La storia. Basta infatti analizzare i fatti storici, odierni e non, per comprendere come il sesso femminile sia continuamente stato considerato inferiore e trattato di conseguenza. Fin dall’alba dei tempi gli uomini sono considerati i capofamiglia, incaricati di “portare il pane a casa”, mentre le donne sono addette alla cura della casa e dei figli e questo spiega per esempio il motivo per cui, quando una coppia decide di separarsi, i figli vengano normalmente affidati alla tutela della madre. Situazione che fa insorgere abitualmente un gran numero di persone che sostengono fermamente come questa conclusione derivi da una discriminazione nei confronti degli uomini, quando in realtà si tratta esattamente del contrario.

Tutti gli individui devono poter godere degli stessi diritti, indipendentemente dal sesso a cui appartengono. Questo è l’obiettivo che il femminismo si propone di perseguire. Ciò implica che le persone tutelate da questo movimento non siano solamente le donne, che come già visto sono comunque, in genere, in numero maggiore, ma anche moltissimi uomini, in particolar modo coloro che vengono discriminati dai pregiudizi della società all’interno della quale sono costretti a vivere. In altri termini, il femminismo nasce a sostegno di tutti gli individui le cui caratteristiche non corrispondono a quelle normalmente accettate.

Il femminismo tutela, quindi, esclusivamente il sesso femminile? Assolutamente no.

Serve solamente alla difesa dei diritti delle persone discriminate in quanto “diverse” dal prototipo di persona “normale”? Nemmeno. Anzi, per quanto possa sembrare assurdo agli occhi di coloro che hanno sempre giudicato e criticato il femminismo ritenendolo la scusa per sostenere la superiorità delle donne, questo movimento è utile tanto al genere femminile quanto a quello maschile. Non solo agli uomini generalmente discriminati, anche a quelli che presentano tutte le caratteristiche che concorrono a conferire loro l’appellativo di “uomo normale”.

Infatti, se solo si raggiungesse una parità tra tutte le persone, non solo, ad esempio, gli uomini che presentano atteggiamenti ritenuti generalmente più femminili non verrebbero appellati con nomignoli dispregiativi, ma anche tutti gli altri non si sentirebbero “sbagliati” e non proverebbero vergogna nel mostrare troppo apertamente i propri sentimenti, guadagnare meno della propria compagna, piangere.

E questo sarebbe possibile proprio perché, se tutti sostenessero il femminismo, si creerebbe una condizione in cui, per nessun motivo, un individuo verrebbe considerato superiore o migliore di un altro.

In vista di queste considerazioni e chiarimenti riproponiamo e formuliamo la domanda precedentemente esposta: il femminismo tutela davvero esclusivamente le donne?