Di Valentina Segatti

La donna, fin dall’antichità, ha avuto un ruolo molto discusso nella società. La cultura ne determinava la posizione sociale.

Secondo la Genesi la donna fu creata per dare all’uomo un aiuto che lo corrispondesse: “Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:
«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».
[…]” Genesi 2
Secondo la Genesi dunque, la donna non fu creata per essere inferiore all’uomo, dato che Dio non gli prese un osso del piede, ma neanche per essergli superiore poiché non gli prese un osso del capo. Essa fu infatti creata per equipararlo ed aiutarlo.
Invece  nella mitologia greca, l’arrivo di Pandora venne definito da Zeus come “la pena per gli uomini”; le donne greche infatti non avevano diritti politici e venivano considerate inferiori rispetto ai maschi.
“Dentro al suo petto infine il messaggero Argifonte
menzogne e discorsi ingannevoli e scaltri costumi
pose, come voleva Zeus che tuona profondo, e dentro la voce
le pose l’araldo di dèi e chiamò questa donna
Pandora, perché tutti gli abitatori delle case d’Olimpo
la diedero come dono, pena per gli uomini che mangiano pane.
[…]
Prima infatti sopra la terra la stirpe degli uomini viveva
lontano e al riparo dal male, e lontano dall’aspra fatica,
da malattie dolorose che agli uomini portan la morte
– veloci infatti invecchiano i mortali nel male -.
Ma la donna, levando con la sua mano dall’orcio il grande coperchio,
li disperse, e agli uomini procurò i mali che causano pianto.
Solo Speranza, come in una casa indistruttibile,
dentro all’orcio rimase, senza passare la bocca, né fuori
volò, perché prima aveva rimesso il coperchio dell’orcio
per volere di Zeus egioco che aduna le nubi.
[…]” Esiodo, Opere e giorni
La donna quindi ricevette molti doni dagli dei: la grazia da Afrodite, la furbizia e l’animo senza pudore da Ermete, l’immagine innocua da Efesto, la seduzione da Atena e da Argifonte la voce e la capacità di mentire. Viene quindi descritta come una creatura subdola, desiderabile ma visibilmente innocua.

In questo mito la sofferenza viene rappresentata come un castigo divino, e la donna è pertanto il tramite attraverso la quale il male viene portato al mondo.
La differenza quindi si trova anche nel fatto che Pandora porta il dolore nel mondo degli uomini, Eva invece lo rivela.
Inoltre nella cultura greca Zeus si vendica sugli uomini mandando Pandora, nella Genesi invece Dio lascia libero l’uomo: non lo protegge più dal dolore e dalle sofferenze, ma neanche gliele scaglia addosso per vendicarsi.
Dunque queste due culture divergono sulla personalità della donna: da una parte ella viene rappresentata come una creatura ingannatrice, dall’altra come un aiuto essenziale per l’uomo.