di Lorenzo Della Savia e Marcello Rossi

Il candidato sindaco per l’estrema destra: “Siamo arrabbiati, la classe politica è morta. Noi intolleranti? Tutte menzogne. Prendiamo le distanze dai violenti, siamo democratici: dal Ventennio estrapoliamo le cose positive. Puntiamo su lavoro, casa e famiglia.”

 

Chi è Luca Minestrelli e cosa fa nella vita di tutti i giorni?

“Io sono uno dei tanti cittadini scontenti che ha deciso di scendere in politica con Casapound per via dei disservizi creati non solo da uno schieramento politico che può essere identificato nel PD, ma anche nell’intera classe politica, centrosinistra e centrodestra, che pensa ai propri interessi. Ormai la classe politica pensa ai personalismi si dimentica del popolo che subisce i disservizi da essa creati. Abbiamo deciso di scendere in campo per risolvere questi problemi e rilanciare la città.  Luca Minestrelli è un lavoratore, lavora per le Ferrovie, e sa quali siano i sacrifici della vita, i problemi legati a un lavoratore, quali siano i disservizi che chiunque subisce. In molti ci fanno notare come siamo giovani, magari neofiti in ambito politico. Tanti altri candidati sono tutti ex senatori o comunque hanno ricoperto ruoli importanti in Regione e Provincia. Noi siamo arrabbiati e vogliamo andare in Consiglio Comunale per rilanciare questa città e per risolvere i problemi che si sono creati. La classe politica ormai dovrebbe anche farsi da parte.  È vecchia e non pensa più alla gente e ai giovani. Parla solo di interessi propri, è già lì che si sta spartendo le poltrone, parla solo di logiche partitiche dimenticandosi dei veri problemi che attanagliano questa città”.

 

Quali sono le premesse con le quali Casapound si affaccia a queste elezioni? Prima delle elezioni politiche, ad esempio, era stato dipinto un certo scenario di “pericolo nero” dovuto a manifestazioni di estrema destra e quant’altro, ma poi si è visto che questo “pericolo nero” non esiste, perché Casapound ha preso lo 0,9%. Qual è il vostro obiettivo, realisticamente? Va tenuto conto del fatto che le tendenze nazionali non vi hanno dato larghi consensi.

“A livello nazionale abbiamo moltiplicato i voti ma ci si aspettava qualcosa di più. Questo è un dato di fatto, ma un po’ alla volta noi continuiamo a lavorare sul territorio e siamo convinti di poter ottenere grandi soddisfazioni. Gli attacchi che ci hanno mosso sono tutti strumentali perché poi abbiamo dimostrato concretamente che etichettarci per razzisti, xenofobi e omofobi è tutta una menzogna. Noi costantemente puntiamo ad aiutare la nostra gente. Noi, i disservizi creati da questa classe politica, come dicevo, li abbiamo vissuti e li viviamo. Oggi (il 14 aprile, ndr) inizieremo la distribuzione alimentare. Una volta al mese noi raccogliamo i beni di prima necessità dai supermercati e dopodiché li distribuiamo alle famiglie italiane in difficoltà, e questa è una delle nostre tante iniziative sociali. Ormai nessuno ci dipinge per quello che facciamo concretamente, ma si cerca di metterci ogni volta il bastone tra le ruote perché forse siamo temuti. Noi siamo semplicemente degli idealisti che vogliono cambiare le sorti di questo Paese. Ascoltando anche il popolo, la gente, capendo quali siano i problemi, cercando di essere sensibili alle varie problematiche: a quelle dei disabili, a quelle dei lavoratori disoccupati, delle famiglie, dei giovani, dei ragazzi, che vogliono crearsi un futuro e che non possono farlo. Il nostro cavallo di battaglia è un lavoro sicuro per tutti, la casa di proprietà e la possibilità di tornare a fare figli. C’è anche una crisi demografica consistente in questo Paese. Noi abbiamo lanciato le nostre proposte atte appunto a ovviare a questi problemi seri e anche a rilanciare la nazione”.

 

È possibile che chi vi accusa di essere xenofobi si basi anche su alcuni fatti. Per esempio, tra il 2011 ed il 2016 avete avuto 20 arrestati e 359 denunciati all’interno delle fila del vostro partito durante le varie manifestazioni. Oltretutto sia il vostro fondatore e presidente (Iannone) che il vostro segretario (Di Stefano) sono stati indagati, arrestati e condannati. Forse c’è del materiale a supporto delle tesi che vi descrivono come intolleranti.

“Molte volte la cosa viene anche amplificata. Il Partito Democratico, Forza Italia e altri movimenti hanno forse più indagati di noi, anche con pesanti accuse come associazione a delinquere di stampo mafioso, ma nessuno ne parla, lo fa in maniera marginale. Di Stefano è stato arrestato perché ha evitato uno sfratto: ha fatto proprio le barricate per evitare che una signora disabile fosse buttata fuori dalla propria casa perché era in morosità con l’ente che gestisce le case popolari a Roma. Quindi non è che abbia rapinato banche o si sia messo in affari con associazioni atte a delinquere. Noi facciamo un lavoro certosino: è ovvio che non possiamo controllare tutti, ma quando vediamo che un ragazzo è agitato o si iscrive al nostro partito  solamente con l’intenzione di sentirsi forte o perché è un disagiato e pensa che entrare in Casapound sia entrare in un branco, lo allontaniamo subito. Ovviamente non riusciamo a controllare tutti, e quando succede che un semplice simpatizzante che aveva fatto la tessera online, prenda la pistola e spari per la strada a dei senegalesi, come successo a Firenze anni fa, ai media non sembra vero di fare un attacco frontale nei nostri confronti. Noi abbiamo preso le distanze da chi usa la violenza perché ne siamo assolutamente contrari. Pensiamo che il miglior modo per esprimere le proprie idee sia quello democratico, infatti ci siamo presentati in maniera regolare alle elezioni nazionali e anche a quelle comunali. Il nostro monitoraggio è continuo verso le persone che si macchiano di questi crimini. I nostri due leader sono stati denunciati e condannati per azioni a difesa del popolo. Come quando a Casale San Nicola hanno fatto le barricate ed erano a protestare contro un centro d’accoglienza dove dei richiedenti asilo avevano creato una vera e propria discarica a cielo aperto e stavano creando un serio problema, essendosi anche macchiati di alcuni crimini. I nostri sono andati a protestare e sono stati attaccati: si sono opposti per difendere le famiglie italiane che anche venivano attaccate, quindi nulla di eclatante. Semplicemente delle azioni atte a difendere i diritti della nostra gente e del nostro popolo”.

 

Forse, però, in alcuni di quelli che si iscrivono si crea una sorta di fraintendimento, nel senso che voi siete associati al fascismo e prendete spunto da alcuni elementi di un regime comunque totalitario com’è stato quello di Mussolini. Qualcuno può pensare che iscrivendosi possa esercitare metodi non democratici, e quindi la violenza, quasi per diritto acquisito.

“Sicuramente, ed è per questo che noi facciamo un lavoro certosino. Ripeto: per molti di questi ragazzi alla base c’è anche dell’ignoranza, perché noi l’abbiamo detto apertamente anche con il nostro leader Di Stefano in tv. Noi prendiamo ciò che di buono è stato fatto nel Ventennio: i primi dieci anni, le varie riforme sociali. Ma prendiamo il buono da tutte le epoche che hanno caratterizzato la nostra storia sociale, e cerchiamo di contestualizzarlo all’epoca attuale. Noi non viviamo di ricordi, attenzione: bisogna guardare avanti, progredire. Molti di questi ragazzi sono disagiati e convinti che entrare in Casapound significhi far parte di un branco e quindi poter esercitare la propria frustrazione tramite la violenza. Noi siamo i primi a rimetterci, e la faccia la metto io. Anche in merito a ciò che riguarda il Ventennio noi siamo stati chiari: abbiamo preso le distanze dalle leggi razziali. Noi non siamo razzisti e anzi: abbiamo ragazzi di colore nella nostra sede, che parlano friulano, che sono arrivati in Italia da dieci anni e che si sono integrati onestamente, abbiamo ragazzi moldavi, c’è moltissima gente non italiana, quindi abbattiamo questa visione di Casapound fatta di razzisti, omofobi e sessisti. Ieri (il 13 aprile, ndr) ho partecipato ad una conferenza con associazioni tra cui l’Arcigay e l’Arcilesbiche, a cui ho promesso che se mai dovessimo entrare in Consiglio Comunale avranno tutto il nostro appoggio. Anzi: inizieremo a dialogare con loro per vedere cosa si può fare per migliorare anche la loro situazione, quindi da parte nostra c’è la volontà di aiutare chiunque. Non facciamo discriminazioni: questo è un dato di fatto”.

 

Per quanto riguarda gli elettori di destra, perché dovrebbero votare Casapound e non la destra di Berlusconi, Salvini e Meloni, rappresentata da Fontanini?

“Perché, come dicevo prima, questa classe politica ormai ha fallito. Questi qua non sono più vicini al popolo. Io non ho visto nessuno di loro un anno fa o due anni fa andare nelle periferie al fianco della gente. Io me ne rendo conto ogni qual volta mi fermo per strada tra i commercianti e tra gli ambulanti, e mi raccontano i problemi, molte volte anche con le lacrime agli occhi. Io non ho mai visto nessuno di questi signori, plurivitaliziati, gente che comunque da anni occupa le poltrone, andare lì nelle periferie e dire ‘noi ci siamo, cercheremo di fare di tutto per risolvere i vostri problemi’. È gente che ormai ha un unico obiettivo: raggiungere la poltrona. Per loro è un obiettivo da raggiungere ad ogni costo. Per noi, invece, è un punto di partenza per cercare di attuare le nostre idee, ma noi il nostro lavoro continueremo a farlo anche dopo questa tornata elettorale. La differenza abissale è che noi siamo degli idealisti, e noi i disservizi creati da loro li abbiamo subiti. Vogliamo cambiare e rilanciare la città, cambiare questo atteggiamento, scardinare questo meccanismo ormai corrotto, fatto da questa classe di politici di centrodestra e centrosinistra. Questi qua una volta che arrivano al potere e raggiungono il loro obiettivo si dimenticano della gente, che scompare un’altra volta. Sei mesi fa non c’era nessuno, li abbiamo visti un mese fa. Piccola parentesi: tra tutti i vari candidati sono l’unico che lavora, l’unico che fa le notti. Lavoro in ferrovia e quindi devo dividermi tra la campagna elettorale e il mio lavoro. Tra questi qua nessuno lavora. C’è chi è in aspettativa dal 2011 perché ha ricoperto un ruolo istituzionale, c’è chi ha dei vitalizi e ha possibilità economiche, c’è chi vive di rendita.  Non possono conoscere quali siano i problemi di un lavoratore o di una famiglia media perché hanno sempre vissuto in un altro modo. Dare fiducia a Casapound vuol dire dare fiducia alla gente, al popolo, e ai cittadini arrabbiati che vogliono cambiare le sorti di questo Paese e questa città”.

 

Alle politiche il motto con cui si presentava Casapound era “Vota più forte che puoi”, che è stato mantenuto anche in queste comunali. Chi vi vota, vota forte. Ma votare forte pensando solo al fatto di votare forte a prescindere dalle proposte reali, o comunque mettendole in secondo piano, non significa votare superficialmente?

“Slogan a parte, votare forte vuol dire avere anche coraggio di cambiare, di scardinare un sistema. Ma comunque noi le proposte le abbiamo sempre portate avanti, anzi: nei nostri programmi, anche quelli per Udine, mettiamo tutti i vari punti necessari per cambiare la nostra città. Non ci soffermiamo sulle piccolezze, o comunque non promettiamo qualcosa che non possiamo mantenere. I nostri obiettivi ci sono, molte volte la gente magari si fa intimorire e pensa che un voto a Casapound sia un voto perso perché è un partito minoritario, e continua a dare fiducia a chi l’ha già tradita. Noi cerchiamo di portare avanti il nostro programma. Su Udine ci siamo messi nei panni di un primo cittadino: abbiamo controllato i bilanci con dei ragazzi e abbiamo fatto un lavoro certosino. Abbiamo cercato di proporre delle idee e delle soluzioni attuabili. Non possiamo promettere cose che non potremo mai realizzare. Ho sentito proposte da parte degli altri candidati che sono fantascienza vera e propria. Dicono che daranno lavoro, che toglieranno la TARI, ma non si può fare. Noi dobbiamo essere comunque sinceri con gli elettori, concreti, e fare proposte necessarie a risolvere i nostri problemi. Anche alle nazionali abbiamo puntato molto sui concetti di lavoro, casa e famiglia. Quindi non è che non ci siano i nostri programmi, non è che ci limitiamo agli slogan, ma molte volte sono i media che fanno passare un altro messaggio. Molte volte la gente magari è anche intimorita o condizionata dai grandi movimenti e si fa soggiogare”.

 

Restando sul tema delle proposte, uno dei cavalli di battaglia di tutti i candidati in questa campagna elettorale è la Zona a traffico limitato. Quali sono le vostre proposte, quali eventi prevedete?

“Dall’oggi al domani hanno messo la Zona a traffico limitato creando un grande disagio: molti anziani, per esempio, non ne erano a conoscenza e sono piovute multe salate. Bisogna avere anche il buon senso di fare dei lavori graduali. Innanzitutto bisogna pedonalizzare, secondo me, il centro cittadino. Tornando sul discorso del centro, c’è il bisogno di rilanciarlo. Come? Per esempio, creando un collegamento fra le periferie e la città, e abbassando il costo dei parchimetri. Ripeto, la Zona a traffico limitato dev’essere un lavoro graduale. Bisogna informare le persone. E, con tutte le problematiche che presenta il centro, soffermarsi sulla Ztl è riduttivo. Il centro sta conoscendo una desertificazione pazzesca, i commercianti sono messi in ginocchio. Anche a causa di ordinanze comunali, un esempio su tutti la movida: i proprietari di locali a mezzanotte devono chiudere perché a quei pochi residenti che ci sono in centro dà fastidio la musica. Ovviamente non sto dicendo di fare chiasso fino alle quattro del mattino, ma nemmeno di spegnere la musica a mezzanotte il venerdì sera: bisogna anche creare una valvola di sfogo, delle attività ludiche per i giovani, nel limite consentito. Lo fanno in altre città come Bologna, Parma, Gorizia, sembra che Udine ormai sia diventata una città per vecchi. Ci tengo anche a sottolineare un altro problema: la burocrazia. Al di là della Ztl, i commercianti devono sobbarcarsi di tasse e burocrazia. Noi dobbiamo snellire questo sistema, mettere le persone in condizione di lavorare. Poi possiamo vedere cosa fare per la Ztl, ma non devono essere queste le prime proposte da attuare. Altrimenti dimentichiamo i commercianti, che sono il vero motore trainante del centro”.

 

Parlava, poco fa, della pedonalizzazione del centro. Dovesse diventare sindaco, cos’ha in programma per via Mercatovecchio, la cui situazione è parecchio discussa?

“Io sono per la completa pedonalizzazione, anche per ridurre l’inquinamento. Ciò ha a che fare anche col collegamento che vorremmo fare tra l’hinterland e il centro con dei bus navetta. Servirebbe per evitare tutto il traffico che c’è: anche piazza Primo maggio è invasa, e dobbiamo risolvere questo problema, anche con delle piste ciclabili, che a Udine mancano. Pedonalizzare è necessario, anche per invogliare la gente ad andare in centro. Come lo fanno in altre città, come Firenze, secondo me pedonalizzare è necessario. Ma lo ripeto, questi sono provvedimenti secondari. Il problema principale è andare incontro alle esigenze dei commercianti”.

 

Però sembrano proprio i commercianti i più contrari  alla pedonalizzazione…

“D’accordo, perché vogliono arrivare fin davanti alle loro attività in auto e poter scaricare le merci. Bisogna dialogare con loro, e organizzarsi in modo tale da arrivare ad un accordo”.

 

Un altro tema caldo è quello della sicurezza, su cui pare voi vogliate puntare, soprattutto in alcuni quartieri come quello della stazione. Quali sono i provvedimenti che vorreste attuare?

“La nostra intenzione è attuare il daspo urbano. I clandestini che delinquono, molti dei quali li vediamo girare per borgo stazione o via Cividale, devono essere espulsi dalla città, così da farli desistere dal commettere furti. Ma non solo: anche il fenomeno dell’accattonaggio, e molte volte sono costretti a farlo. Noi sappiamo che ultimamente ha preso piede il business della mafia nigeriana, che obbliga i loro connazionali ad andare a chiedere l’elemosina fuori dai supermercati. Noi, con questi provvedimenti, vogliamo stroncare questo sistema. Le stesse aree verdi ormai non sono sicure. Abbiamo fatto un blitz in una cascina fra via Riccardo di Giusto e via Bariglaria, dove tra l’altro c’è un bel percorso ciclabile utilizzato da molte famiglie. Questo immobile abbandonato, appunto, era stato occupato da ex richiedenti asilo, che hanno creato una vera e propria discarica a cielo aperto. Noi dobbiamo far fronte a questi disservizi. Ma non basta: bisogna anche aumentare l’organico della polizia municipale per presidiare queste aree degradate, fare controlli a tappeto. Poi è ovvio che a Udine ci sono troppi profughi: il Ministero dell’Interno ha decretato che possiamo ospitarne 300, quando in realtà ce ne sono 750 e non sappiamo veramente cosa facciano. Sono problemi che vanno risolti, ma non perché siamo razzisti o altro: perchè se sei veramente un richiedente asilo e vuoi integrarti, noi ti diamo una mano. Ma se vuoi approfittare di questo status per fare quello che vuoi, non va bene. Un altro provvedimento consisterà nell’impedire ai privati di affittare appartamenti che poi vengono messi a disposizione dei tanti richiedenti asilo, creando così situazioni di sovraffollamento come successo in viale Ungheria. Quelli che vogliamo sono gli unici provvedimenti attuabili che possono risolvere i problemi”.

 

Secondo altri intervistati, come i 5 Stelle, il problema della sicurezza è meno drastico di come lo dipingete voi, ed una delle cose su cui puntavano di più a livello immediato, se dovessero ottenere il mandato, è quella di migliorare la linea dei trasporti, soprattutto quello urbano. Secondo voi, quindi, cosa dovrebbe essere fatto per quel che riguarda i trasporti pubblici?

I collegamenti, come detto prima, fra la periferia ed il centro sono uno dei provvedimenti che noi vogliamo di più. Parlando dei trasporti attuali, gli autobus funzionano perfettamente. Sotto questo punto di vista, il comune ha svolto un ottimo lavoro: quindi vogliamo dare continuità a quello che è stato fatto. Una cosa che non va è la situazione disabili, infatti ci sono problemi per quanto riguarda le barriere architettoniche. Da noi c’è difficoltà, relativamente a questo, con i bus. Le pedane non sono a norma, il comune ha inoltre realizzato marciapiedi all’altezza delle fermate. I disabili continuano ad avere difficoltà nell’ usufruire dei servizi. Noi ci stiamo muovendo anche per questo. Per quel che riguarda il problema sicurezza, forse i 5 Stelle non conoscono bene la città. Non sono uno che fa allarmismo per niente, questa è la realtà dei fatti, ed è sotto gli occhi di tutti”.

 

E per quel che riguarda i costi, vorreste cambiare qualcosa?

Nel nostro programma c’è la riduzione dei parchimetri nei giorni feriali, e una fascia gratuita nei giorni festivi dalle 17 in poi. Inoltre c’è la necessità di rendere gratuiti quei parcheggi che danno un servizio basilare, necessario. I soldi per farlo ci sono”.

 

Parlando della vostra lista, come sono state scelte le persone che la compongono?

Nella lista ci sono tanti ragazzi giovani, della città, che conoscono bene le problematiche, commercianti, professionisti, gente che vuole cambiare questa città, rilanciandola, e che ha le capacità per farlo”.

 

Quindi, qualunque ruolo andrete a ricoprire in un eventuale consiglio comunale, quali sono le cose a cui dareste priorità nei primi 100 giorni?

Per prima cosa la sicurezza. Poi l’introduzione, per i commercianti, di una cedolare secca sugli affitti, con un’aliquota del 15%, per ovviare alla desertificazione del centro. Emergenza abitativa, altro problema serio: rivedere i parametri di assegnazione delle case popolari. Priorità agli italiani, 70%, mentre 30% agli stranieri richiedenti residenza. Lotta al degrado: riqualificare le aree dismesse, come zona Cavarzerani, e creare strutture che possano dare una mano ai ragazzi dove studiare e fare sport, per far sì che non cadano nella trappola che la strada tende loro”.