di Sara Candussio

 

Sull’argomento si pongono i seguenti quesiti:

  1. Se tutti gli uomini sono liberi alla stessa maniera
  2. Se esiste qualcosa che limita la nostra libertà
  3. Se siamo liberi di agire o se la nostra strada è già tracciata

 

Articolo 1- Se tutti gli uomini sono liberi alla stessa maniera

 

Sembra che nessun uomo sia più libero di un altro, infatti:

  1. Se fossimo diversi per libertà, non avrebbe senso definirci tutti “uomini”: ci chiameremmo in maniera diversa, perché ci differenziamo in maniera assoluta.
  2. Se ci fosse qualcuno meno libero, questo dovrebbe essere inferiore per qualcosa, ma l’uomo che possiede qualche mancanza è in grado di compensarla con un pregio. Chi ha un difetto fisico ha la possibilità di eccellere intellettualmente e socialmente, per esempio.
  3. Un uomo meno libero di un altro dovrebbe sottostare agli ordini di uno più libero di lui, ma chi si trova a comandare deve sottostare a sua volta ad un altro uomo più libero di lui. Questa catena diventerebbe così infinita, e non è possibile contemplare l’esistenza di un unico uomo che possiede la libertà assoluta, perché in quel caso sarebbe un dio, non un individuo.

 

In contrario:

Aristotele affermava l’esistenza di una disuguaglianza naturale tra gli uomini, data da un unico fattore: la ragione. Più un uomo la possiede, più si allontana dall’animale. Chi possiede massimamente la ragione e ne fa esercizio è un filosofo; non essendo schiavo di piaceri, dell’onore e della ricchezza è individuo libero, sciolto da ogni legame che potrebbe limitarne le azioni.

Di altra opinione era Giordano Bruno, che sosteneva la superiorità dell’uomo capace di usare le mani, in quanto furono quelle a distinguerci dagli animali e a renderci esseri umani.

 

Rispondo:

Entrambe le definizioni di “uomo” dei filosofi qua sopra riportati prevedono una qualità corporea (la capacità di creare per Bruno) o mentale (il ragionamento per Aristotele). Ma se davvero ci siamo differenziati dagli animali per una peculiare capacità, ciò non significa che questa sia ancora l’unica cosa che ci differenzia da loro, che ci concede maggiore libertà. Ha significato affermare che un individuo abbia una libertà maggiore? La possiamo in qualche modo valutare, la libertà di un individuo? Se siamo convinti che ciò non sia possibile, ne consegue che ci debba essere in noi una determinazione intrinseca con cui nasciamo che ci concede un prefissato grado di libertà. Questo grado, se non è influenzato da nostre caratteristiche fisiche o mentali, è sciolto da esse, intrinseco.  Ci siamo avvalsi di queste capacità inizialmente per diventare uomini, ma ora la libertà che possediamo è un dono che rimane inalterato in noi. La capacità di creare evolve, così come l’intelligenza o il linguaggio, ma quando cresciamo non alteriamo la nostra vera libertà come esseri umani.

 

Soluzione delle difficoltà:

Noto che quindi la libertà è qualcosa che nessuno può modificare in noi, una dote che ci viene data con la vita stessa, si può affermare che:

  1. Non è logico credere che ci sia chi possiede più vita di altri, quindi anche la libertà viene data in uguale misura.
  2. Le qualità che possediamo non influenzano la nostra libertà, ma sono utili per determinare le sfumature della nostra personalità come individui. La libertà non è una nota caratteriale o fisica.
  3. L’umanità è libera alla medesima maniera e può ribellarsi contro chi la priva di questa libertà come contro chi la priva della vita stessa.

 

Articolo 2- Se esiste qualcosa che limita la nostra libertà

 

Dato che possediamo tutti lo stesso tipo di libertà, nulla o meno, è necessario determinare che cosa consegue da questa nostra uguaglianza. Infatti è da definire:

  1. Se la libertà significa avere la possibilità di comportarci come vogliamo senza alcun limite
  2. Se le altre persone o se noi stessi limitiamo la nostra libertà

 

In contrario:

Thomas Hobbes risponde che l’uomo non è affatto libero, in quanto immerso in un mondo in cui è necessario essere i più forti per essere liberi. La possibilità di scegliere ha come limite la brama altrui, capace di sottrarre qualcosa che è nostro di diritto. Locke identificava tre nostri diritti inalienabili (alla vita, alla proprietà, alla libertà) che non potevano venire meno in alcun uomo, ma questo impone una struttura, una società, che si impegni a concederli ad ogni cittadino. Questo implica che la nostra libertà, nulla o grande che sia, non dipende dalla società in cui siamo immersi, ma questo nucleo sociale può privilegiarla completamente, parzialmente o per nulla.

 

Rispondo:

Come disse Rousseau, “l’uomo è nato libero e dappertutto è in catene” (Il contratto sociale, I, 1) . Ciò significa che siamo liberi di possedere alcuni diritti essenziali tra cui la libertà, ma che ci troviamo le mani incatenate. Se assumiamo di possedere la libertà come parte intrinseca del nostro essere, siamo liberi di scegliere come comportarci, ma siamo anche liberi di scegliere di non violare le libertà dell’altro. Questa è la parte di libertà che spesso trascuriamo, che non vede il nostro “io” al centro. La libertà che ci lega agli altri è quel meccanismo sociale che prende forma quando siamo in un gruppo. Tendiamo a preservare il nostro “io”, ma sentiamo una forza che ci convince a non nuocere all’altro. È un pensiero che ci viene naturale, non esternato, è la regola per fare parte di un insieme di persone. Noi non siamo costretti a cercare un nucleo in cui inserirci, ma naturalmente ci viene data la possibilità di farlo, è un nostro istinto.  

Questa pulsione naturale non deve essere vista come una catena che ci lega le mani, ma come una catena che ci lega gli uni agli altri. Noi abbiamo la libertà di legarci agli altri in maniera positiva e tollerante in quanto nessuno ci impedisce di farlo. Se fossimo costretti ad essere soli non saremmo liberi.

 

Soluzione delle difficoltà:

Visto che possediamo due gradi di libertà, quello che ha come soggetto l’ “io” e quello che vede il “noi” come una catena di anelli che non si rompono o escludono a vicenda, ma che trovano la libertà nelle proprie intersezioni, possiamo dire che:

  1. La società deve facilitare la creazione di questa catena, formata da piccoli nuclei di libertà individuali, che la società o il gruppo di appartenenza deve rispettare in quanto diritto di ognuno.
  2. Si può dire che la condizione nella quale ci troviamo si ponga o meno nelle condizioni di privilegiare la nostra libertà. Questa esiste in quanto è comune il sentimento di offesa quando un altro individuo ci sottrae qualcosa di nostro. Il furore e la rabbia che proviamo dimostrano una nostra naturale predisposizione a difendere la nostra integrità personale e la nostra possibilità di scelta. Ne consegue che ci è possibile affermare di avere un sentimento di libertà in noi esattamente come siamo consapevoli di esistere.

 

Articolo 3- Se siamo liberi di agire o se la nostra strada è già tracciata

 

Possediamo la libertà, ma questa da dove proviene? È tipica dell’essere umano, è la sua peculiarità, oppure è un dono?

  1.       Se è una nostra peculiarità, a cosa serve? Non ci è utile come le mani, né come l’intelletto.
  2.       Se ci è donata da un’entità trascendente, siamo “schiavi” di questo dio?
  3.       Se è quello che caratterizza l’essere umano come creatura.

 

In contrario:

La dottrina stoica riteneva che esistesse un Dio, fuoco immanente in noi, che aveva già tracciato il nostro destino e che nessuno potesse sottrarsi da questo. La nostra libertà stava nel scegliere come rapportarsi a questo disegno che nel complesso aveva un meraviglioso equilibrio.

Simile era anche il pensiero di Platone, che vedeva la vita come un viaggio verso l’idea del Bene, entità trascendente e perfetta, da cui tutto ha preso forma. Il senso della nostra vita è seguire quel “filo d’oro” che ci riporta alla luce, che abbiamo visto di sfuggita prima di diventare corpo. Il nostro esistere deve avere come fine il raggiungimento della bellezza, e ciò è la nostra libertà: liberarci delle catene, essere accecati dal dolore della verità e dispiegare le ali rinsecchite.

Anche Agostino, filosofo cristiano, pensava che la nostra libertà in questa vita fosse limitata dal peccato originale, che ci permetteva di scegliere una delle tante sfumature del Bene, ma mai il Bene o il Male assoluto.

 

Rispondo:

Giovanni Pico della Mirandola pensava che l’uomo fosse creato da Dio come libero, indeterminato. Sta a noi decidere cosa essere: siamo liberi. Agostino ribadisce la nostra libertà di scelta, la speranza di raggiungere uno stato oltre la morte in cui riusciremo ad operare seguendo il Bene. La storia e la nostra vita è intrisa di speranza nel tendere verso qualcosa di più come umanità.

La libertà che possediamo non è un nostro strumento, ma è ciò che ci rende umani. Un uomo che non è libero è un animale, legato all’istinto di sopravvivenza: anche chi non crede all’esistenza di un’entità trascendente che ci ha voluto liberi, ammette la possibilità di replicare l’intelletto umano, come dimostrano i numerosi film di fantascienza, ma non di riprodurne la libertà di scelta.

Questo perché le scelte che facciamo sono condizionate dalle nostre emozioni, che ci fanno andare contro ciò che è logico. L’uomo è libero in quanto sente, in quanto prova, in quanto i sentimenti sono la componente imprevedibile della nostra vita. Una gioia improvvisa porta a reazioni diverse dalle solite e all’apertura di possibilità che non avremmo avuto agendo come la nostra personalità è abituata a fare.

 

Soluzione delle difficoltà:

Non c’è bisogno di credere in un’entità trascendente per affermare che siamo liberi.

Non è logico affermare che il fatto di credere che qualcuno ci abbia donato la libertà condizioni quest’ultima. Un regalo che ci viene donato diventa nostro, non di chi ce l’ha dato nelle mani. Il fatto che qualcuno ci abbia pensati non significa che siamo solo personaggi di una storia che questa entità sta raccontando. Ad ogni bivio le possibilità di scelta che abbiamo sono di un numero e di sfumature così ampie che ammettere che tutto sia già scritto andrebbe contro quella rabbia che proviamo quando qualcuno ci impedisce di scegliere. Un dio perché dovrebbe crearci con questa tendenza a preservare la nostra libertà di scelta se sapesse che tutto andrà come lui ha decretato?

Si ha quindi che:

  1. L’essere umano possiede la libertà, donata o acquisita casualmente, che lo differenzia da ogni altra creatura e che lo rende padrone della sua vita e delle sue azioni. Dio, per i credenti, ci può donare una determinata personalità che non dipende unicamente dai geni che ci vengono trasmessi, ma il punto di arrivo delle nostre vite non è prevedibile in quanto le nostre convinzioni si modificano nel corso dell’esistenza.
  2. Siamo immersi in un tessuto sociale che naturalmente tende alla creazione di legami che, a volte più e a volte meno, rispettano le libertà individuali in quanto condizione necessaria per l’aggregazione di un gruppo.
  3. Un uomo senza sentimenti non è libero e non è uomo, in quanto il suo comportamento segue solo la logica ed è replicabile da chiunque si trovi nelle stesse condizioni.