di Lorenzo Della Savia

Studenti in tutta Italia in corsa per raggiungere le 200 (o 400) ore di alternanza scuola-lavoro. I maturandi uscenti quest’anno saranno i primi reduci di un triennio di Buona Scuola e di Asl. Ma il tempo che hanno perso negli ultimi tre anni ad affannarsi a riempire tutte le caselline (onde evitare la non ammissione all’esame) è stato buttato inutilmente. Lo dice il Miur…

Manca poco, poi le scuole chiuderanno e rimarranno aperte solo per i maturandi, primi reduci d’un triennio all’insegna della Buona Scuola, legge del 2015 che ha introdotto il progetto di alternanza scuola-lavoro (Asl) che ancora lascia spazio a casi controversi.

Il problema del progetto è che sembra più una corsa per raggiungere, nel triennio, le 200 ore (o 400, dipende dalla scuola) che un’opportunità di sfruttare le proprie attitudini. La minaccia è la mancata ammissione alla maturità in caso di carenza di ore svolte. I primi a saperlo sono quelli che dalle superiori usciranno quest’anno e che negli ultimi tre anni si sono imbarcati in disparate attività per riempire tutti gli slot. Era la sopra citata legge a dire che i percorsi di Asl sarebbero iniziati “a partire dalle classi terze attivate nell’anno scolastico successivo a quello in corso alla data in vigore della presente legge”, il 2015/16. Sembrava che l’obbligo di arrivare alla maturità a piene ore riguardasse i maturandi a partire da quest’anno. Così pareva avessero capito tutti. Ma così non sarà.

Lo ha reso noto lo scorso 24.04 una nota del Miur, emanata al fine di “eliminare alcuni dubbi interpretativi”, che recita: “Ai fini dell’ammissione dei candidati interni all’esame di Stato si osserva che, per l’anno scolastico 2017/2018, la normativa nulla dispone circa l’obbligo di aver svolto un monte ore minimo d’attività d’Asl”.

Quanta fatica per qualcosa di facoltativo. Era solo un “elemento di valorizzazione del curriculum dell’allievo”, null’altro. L’eventuale mancanza d’ore “non deve costituire in alcun modo elemento di penalizzazione”. L’obbligo? Dal prossimo anno.

Non si può dire che il chiarimento alla normativa sia del tutto in contrasto a quanto scritto nel 2015, ma va detto che nel primo caso la chiarezza latitava. A danno di migliaia di studenti in tutta Italia.