di Marcello Rossi

Adil è un bambino marocchino il cui padre è venuto in Italia per cercare lavoro. Il denaro che manda a casa dovrebbe aiutare la moglie e i figli ad andare avanti: dovrebbe, perchè infatti viene sperperato dallo zio, che occupa il posto di uomo di famiglia vista l’assenza del fratello maggiore.

Egli, invece di aiutare la famiglia, requisisce il nipote Adil come guardiano del gregge di pecore: l’uomo non gli riserva un trattamento di favore, nonostante il legame di sangue, ma anzi lo tratta quasi come uno schiavo.

Finché un giorno Adil, a 13 anni, decide di raggiungere il genitore in Italia, a Milano. La sua vita, d’ora in poi, cambierà, e il senso di separazione dalle proprie radici si farà presto sentire.

In questo film ci troviamo di fronte a una vicenda che viene subito dichiarata come realmente accaduta e a un protagonista da tempo integrato nella nostra società che ricorda la propria infanzia: nelle scene iniziali del film, infatti, Adil è ripreso nella sua vita attuale, assistente educatore in una comunità di minori.

Tanto sono affascinanti gli spazi in cui il piccolo Adil agisce quanto non lo è la vita che è costretto a condurre. Vittima di uno zio violento (la memoria va a “Padre padrone” dei fratelli Taviani) che lo costringe anche a lottare con i coetanei mettendo in palio del tonno in scatola, il bambino può trovare nella madre conforto ma scarsa protezione, mentre il nonno lamenta l’assenza del figlio che è andato in Italia abbandonando i campi: anche se il denaro che invia dal bel paese è utile, c’è chi in famiglia (sempre lo zio) ne vorrebbe sempre di più.

Mentre si assiste alla vita di Adil non possono non venire alla mente storie analoghe che il cinema, la letteratura e, innanzitutto, il passato ci hanno raccontato a proposito di quando erano i nostri padri a migrare e non solo dal Sud ma anche da quel Nordest a noi particolarmente vicino, oggi, in parte, così chiuso a qualsiasi inserimento dall’esterno.

Sicuramente il film offre una prospettiva originale sul tema dell’incontro e dell’immigrazione, ma il regista esordiente non riesce a camuffare l’inesperienza. Il lungometraggio, nonostante il tema molto vicino alla situazione geopolitica attuale, suscita flebili emozioni. Gli attori, specialmente i bambini, ricreano in maniera efficace l’atmosfera, ma non può bastare per rendere sufficiente il voto.

 

Valutazione:  2,5 /5

 

Regia di Adil Azzab, Andrea Pellizzer, Magda Rezene.

Cast: Husam Azzab, Hamid Azzab, Adil Azzab, Hassan Azzab, Zilali Azzab, Mohamed Atiq.

Genere Biografico – Italia, Marocco, 2016 – Durata 74 minuti.