di Nicola Grion

Spesso noi studenti associamo il romanzo I Promessi sposi di Manzoni ad un noioso obbligo scolastico.

Nelle scorse settimane insieme ai miei compagni ho invece avuto la possibilità di fare un’esperienza che va al di là del semplice imparare brani a memoria o analizzare personaggi e ambienti dei diversi capitoli, visitando Lecco e dintorni.

Arrivati infatti a destinazione dopo un viaggio in pullman, siamo stati accolti dalla Cooperativa “Ragazzi e cinema” che ci ha dato la possibilità di realizzare un documentario sul nostro viaggio. Nei tre giorni di visita  siamo stati partecipi dei luoghi e dei fatti descritti nel romanzo manzoniano cimentandoci in recitazione e in azioni di regia e coordinamento delle riprese.   

Purtroppo il tempo non è stato clemente ma la “divina Provvidenza” ci è sempre stata d’aiuto, in pieno accordo con l’idea di fondo del romanzo di Manzoni, permettendoci di visitare tutto ciò che c’era da programma almeno senza la pioggia.

Quindi riagganciandomi all’introduzione, dopo essermi confrontato con chi prima di me si è “approcciato” al romanzo, sono giunto alla conclusione che sì, I Promessi sposi sono un “must”, ed è anche molto importante conoscerli sotto due aspetti, quello storico e quello letterario.

Manzoni infatti si ispira a luoghi, vicende, e personaggi il più delle volte realmente presenti nel ‘600 e per scrivere il romanzo si è documentato in modo molto approfondito e preciso. Leggere I Promessi sposi può quindi essere una fonte di conoscenza della società di quel tempo, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Manzoni ha fatto anche un’altra operazione molto importante da un punto di vista letterario e linguistico: risciacquando “i panni in Arno”, si è ispirato alla lingua fiorentina per cercare di dare un’unità alla diversità dei dialetti in uso nel corso dell’Ottocento in Italia, valorizzando la lingua italiana.

Mi rendo anche conto che attualmente per come sono affrontati a scuola, I Promessi sposi possono essere una vera noia, la cui utilità si fatica a cogliere, ma dalla esperienza che ho vissuto e dai pareri che ho ascoltato ritengo che non sia la scelta dell’opera ad essere sbagliata bensì il modo con cui essa viene affrontata nelle scuole.

A noi che ci siamo immersi nei luoghi a cui Manzoni si è ispirato ora non resta altro che attendere di vedere il risultato del lavoro di documentazione di questo nostro  viaggio che ci ha fatto scoprire il romanzo sotto una luce diversa.