di Chiara Brenco

Oggigiorno non serve certamente entrare in un museo d’arte contemporanea per pensare, dire o sentire domande di questo genere, ma basta, semplicemente, uscire di  casa, e, passeggiando per le vie del centro, guardare ciò che ci circonda. L’arte è ovunque: nelle gallerie, dietro alle vetrine illuminate, sui muri della scuola, sui cartelloni pubblicitari e perfino sui nostri vestiti. Nella frenetica vita di tutti i giorni, condizionata dalla martellante influenza dei media e dalla globalizzazione, è diventato sempre più difficile riconoscere cosa sia arte e cosa non lo sia: il confine tra le due non è  tangibile, né tanto meno definito, si tratta bensì di un azzardo. Ma, una volta che l’artista viene riconosciuto e apprezzato come tale, il problema smette di esistere perché quella fatta da lui è arte e se l’osservatore non la riconosce come tale, significa che non è in grado di capirla e, quindi, apprezzarla. La società contemporanea si basa su modelli spesso superficiali ed effimeri; tra tutti la costante ricerca della perfezione estetica al di sopra di ogni altro valore della personalità umana. I media offrono dei modelli spesso irraggiungibili, dove la bellezza del corpo diventa un culto esclusivo; conformarsi a questi parametri estetici è una delle ossessioni dei nostri giorni.  Paradossalmente, però, l’unico strumento in grado di misurare e promuovere l’esistenza stessa della bellezza è in mano all’ essere imperfetto per antonomasia, l’uomo, ed è la percezione. Infatti, è proprio grazie all’ intuito che una parte del concetto fuggevole di bellezza diventa l’esperienza di tutti i giorni. È facile, quindi, che chi non possiede gli strumenti giusti rischi di accettare “un’opera d’arte perché è gradevole, senza che questa gradevolezza abbia bisogno di ulteriori spiegazioni”. Ogni artista, ogni pittore infatti proietta la propria anima all’interno dell’opera; così l’arte è da sempre lo specchio della società. Oggi, in periodo di recessione, l’arte tende a riflettere sempre più spesso il tormento derivante dalla crisi economica e dalla mancanza di certezze. Artista è colui che si manifesta e vive attraverso l’arte, colui che riflette nell’opera ogni dubbio e disagio. Alla raffigurazione del ”bello” viene così sostituita quella di “interessante”: un’opera non viene più percepita per la sua bellezza, ma per la sua capacità di stimolare chi la osserva. Anche l’arte classica richiedeva uno sforzo per essere compresa, ma oggi l’approccio è totalmente diverso: a volte la sensazione che si prova guardando un quadro non nasconde una certa irritazione e ci porta a dire: “ma avrei potuto farlo anche io!”. Giudichiamo “difficile” il linguaggio dell’arte contemporanea perché spesso, guardandola, non riusciamo ad andare oltre a un “mi piace” o “non mi piace”, cioè oltre un giudizio di gusto, quando forse, l’unica cosa da capire è che la vera bellezza “risiede negli occhi di chi guarda.”