di Raffaella Lorusso, Emanuele Cappelletti, Patrizia Galletta

C’è chi al Copernico è stato studente e chi ora, a distanza di qualche anno, vi è tornato in altra veste. Ecco alcune testimonianze a risposta di due semplici domande: Che ricordo ha del Copernico? Ci racconta un episodio che ha segnato il suo percorso all’interno della scuola?

 

Maria Vidal, insegnante di storia e filosofia

“I ricordi che ho del Copernico sono tutto sommato dei buoni ricordi. La prima cosa che mi viene subito in mente è la profonda differenza che c’era tra la scuola com’era fatta negli anni ‘70 e com’è oggi. Chiaramente questa trasformazione non coinvolge solo il Copernico, ma tutte le scuole d’Italia, coinvolgendo anche la società ed il suo modo di vivere. All’epoca noi studenti eravamo molto più liberi; inoltre era una scuola che non aveva tutte le strutture che oggi sono disponibili: per la palestra noi avevamo solo il mitico pallone. In seguito, quando io ero in quarta superiore hanno creato il primo laboratorio di lingue, che era situato in uno scantinato e non aveva niente a che vedere con le strutture che oggi abbiamo. La scuola era meno ricca e aveva meno opportunità di quante ce ne sono ora. Era una scuola meno ingabbiata nei vincoli dell’organizzazione, che oggi pretende il controllo su tutti, come per esempio fa il registro elettronico. Si sentiva sia tra gli insegnanti che tra gli allievi un ampio margine di espressione e libertà.

Non è un mistero che il Copernico è una scissione del Marinelli. Difatti in prima  ero al Marinelli, la seconda l’ho invece frequentata al Copernico in viale Ungheria. Questa scissione è avvenuta per una questione logistica ed anche perché il Marinelli era diventata una scuola troppo piccola per contenere tutti gli studenti; questo perché negli anni ‘60 il liceo era una scuola per élite, mentre negli anni ‘70 molti ragazzi andavano al liceo. In occasione di questa divisione i professori che andarono al Copernico erano “di sinistra”, quindi è stata anche una scissione politica. Difatti, all’epoca l’importanza delle ideologie  della politica era molto sentita dagli alunni, perciò si facevano molti scioperi collettivi e c’era una grande speranza nel cambiamento, e non a caso il Copernico si chiama così: infatti la prima cosa che viene in mente parlando di Copernico è rivoluzione. Rivoluzione nel senso di nuova prospettiva con cui guardare le cose. L’entusiasmo che i professori avevano trasmetteva molta positività, nonostante le poche strutture ed il fatto che molte aule fossero situate negli scantinati; c’era di fatto una speranza, una volontà di attuare un cambiamento nella scuola e questo clima ottimista era molto sentito. Questo è il ricordo che ho io del Copernico e che confronto col Copernico attuale. Senz’altro è una scuola molto bella, organizzata, ricchissima di attività, molto gestita dall’alto e vincolata come sono tutte le scuole di oggi”

 

“Non ricordo a dire il vero un particolare episodio, se non molto personale e quindi poco significativo, per dare un’idea di come fosse il Copernico tra gli anni ‘70 ed ‘80. Ricordo però soprattutto nel ‘78 e ‘79 le Assemblee d’Istituto. Si svolgevano nell’aula magna, nel seminterrato dell’edificio di viale Ungheria, uno stanzone piuttosto umido con le colonne rivestite di gommapiuma perché quella era anche la nostra palestra. Si stava ammassati, seduti anche per terra, non c’erano allarmi di sicurezza che limitassero numero o disposizione delle persone e non c’erano insegnanti che sorvegliassero la situazione; non c’era l’ossessione di controllo sugli studenti che c’è adesso, in poche parole. Molti allievi infatti andavano a casa o a scuola non venivano neanche, e per quanto ricordi non era necessario portare la giustificazione, perché la partecipazione o meno era considerata una scelta personale, libera. Ma chi c’era-e non erano pochi- partecipava con passione a discussioni sui problemi del Copernico della scuola in generale o, ancor di più su quello che accadeva in Italia e nel mondo, e sulle “grandi questioni” della politica. Intanto ragazze e ragazzi si cercavano e mescolano, nascevano amicizie, litigi, amori. Era un buon modo di stare insieme. “

 

Lisa Pegoraro, insegnante di Lettere

“Ricordo che ho studiato tanto, di avere avuto professori in gamba, di non aver quasi mai fatto ginnastica perché ci si imboscava dietro i cespugli del parco. Ricordo anche di uno sciopero degli studenti per la rivolta del Campidoglio, poi si facevano gli scioperi strategici di sabato per ottenere la settimana corta. I professori erano severissimi, in particolare la prof. di latino che ho avuto: un giorno, per scherzare, le avevamo messo un cartello sulla cattedra con scritto “dux”, si è arrabbiata e ha cominciato ad urlare: “Io adesso esco e voglio tornare che questo non c’è più e voi siete dritti in piedi ed in silenzio!”. Con lei non abbiamo più potuto parlare e studiavamo dalla nota più piccola all’eccezione. Poi abbiamo avuto insegnanti un po’ distratti, difatti con il professore di disegno uscivamo dalla finestra mentre spiegava e andavamo a prendere il sole”.

 

“Ricordo le interrogazioni in piedi, alla cattedra a due alla volta, e noi compagni dall’altro lato della classe coi cartelli in mano con su scritto le risposte alle domande dell’insegnante. Inoltre mi ricordo del professore di fisica, Barattini – andato in pensione da poco –  che al ritorno della gita di quinta a Vienna, poiché eravamo tutti assonnatissimi (in cinque giorni avremmo dormito un’ora), nel laboratorio di fisica nel seminterrato arriva, ci guarda in faccia, non dice niente, chiude la luce e se ne va. Noi nel mentre ci siamo messi a dormire sui banchi. È stato un gesto molto apprezzato da noi studenti.”

 

Laura Turchetti, insegnante di inglese

“Il biennio l’ho trascorso al Marinelli di cui ho un ottimo ricordo, poi andando nella sede di Viale Ungheria si era formata questa energia che coinvolgeva alunni ed insegnanti, ciò ha permesso di creare una bella atmosfera.”

 

“Un episodio che ha segnato il mio percorso scolastico è stato l’esame di stato, che è molto diverso rispetto a quello di oggi.  All’esame si dovevano portare due materie, una la potevi scegliere, mentre l’altra veniva assegnata dalla commissione. Successe che il giorno prima del mio esame mi dissero che avevano cambiato la materia orale con geografia astronomica; io ebbi la fortuna che questa era stata una materia che mi aveva molto coinvolta e che studiavo regolarmente durante tutto l’anno e questo è stato un fattore a mio vantaggio, poiché mi ricordavo tutto. Per questo dico sempre ai miei studenti di studiare regolarmente durante tutto l’anno”.

Lucia Lorusso, dottoressa in Economia e commercio

“Gli anni del Liceo sono sicuramente stati un periodo di grande crescita e maturazione personale. Anni che mi hanno insegnato come approcciarmi allo studio e che mi hanno consentito di portare avanti i miei studi, ma anche anni in cui ho creato dei legami solidi ed importanti. Sicuramente ho incontrato alcune difficoltà, ma ora mi accorgo che tutto questo percorso, fatto di momenti gratificanti e momenti difficili, mi ha portato a riuscire ad affrontare il periodo successivo al liceo con una maturità che ho raggiunto durante il mio percorso in questa scuola.”

 

“Un ricordo che certamente porto nel cuore relativo all’esperienza del liceo sono le vacanze studio a Londra. Le prime esperienze all’estero: un mix perfetto tra studio, divertimento, amicizia e nuove scoperte. Momenti che hanno contribuito non solo a migliorare la lingua, ma anche i primi  in cui abbiamo imparato a conoscere ambienti diversi dal nostro, cosa fondamentale per la crescita di ognuno di noi. Esperienze che hanno accresciuto il desiderio di intraprendere, durante il periodo universitario, nuovi periodi di studio all’estero.”

Luca Milocco, dottore in ingegneria meccanica

Spesso mi capita di riflettere sulle difficoltà incontrate durante il mio percorso universitario, ormai quasi giunto al termine, e involontariamente tendo a confrontarle con quelle relative agli anni delle superiori. Il ricordo del Liceo Copernico impresso nella mia mente è, infatti, senza ombra di dubbio complesso. Molte sono le sfaccettature che certamente non possono essere definite rosee: lo stress, le tensioni, personali ed interne al gruppo, e la pressione continua sono stati certamente fattori costanti nel tempo. La pressione, quella che ti schiaccia dentro ogni giorno. Quella con cui io e molti dei miei compagni abbiamo imparato a convivere. Quella che mi ha dato le capacità di portare avanti i miei studi universitari senza grossi intoppi. Ho visto molti amici universitari, non abituati a gestire carichi di studio importanti, disperarsi e deprimersi, molti sono stati costretti ad abbandonare. Il Copernico in questo è stato fondamentale, mi ha permesso sostanzialmente di non percepire il salto, in termini di difficoltà ed impegno, tra un ciclo di studi e quello successivo e di superare gli inevitabili ostacoli incontrati lungo il percorso. In tutto ciò il passaggio tra biennio e triennio ha giocato un ruolo chiave, perché proprio nel momento in cui ritieni che il tuo impegno sia già considerevole riesci a realizzare quanto tu debba ancora faticare. Sono convito che la stessa situazione si ripeterà anche in futuro. Sono convinto che una preparazione di questo tipo, oltre che a quella culturale di incontestabile livello, sia difficilmente ritrovabile altrove e vada apprezzata in quanto tale.”

Vi è una parte di ricordi ed emozioni legate al liceo che valgono più dei 1825 giorni di sofferenze, ed è quella relativa alle amicizie. Amicizie che ho avuto modo di stringere sin dal primo giorno, coltivare durante gli anni, rafforzare di fronte alle difficoltà e mantenere anche adesso, ad anni e a centinaia di chilometri di distanza. Certi valori non si interiorizzano dai libri, ma lo stare dietro ad un libro spesso ti concede l’occasione per farlo.”

Davide Peressutti, presidente dell’Associazione Circo all’Incirca

“Per me il Copernico è come l’inizio di un’avventura che in fondo sto ancora vivendo. È anche grazie al Copernico che ho iniziato ad immaginare una vita da circense. Allora non c’era nulla di simile, una scuola di circo intendo. Non c’era nessun modello da seguire, o almeno non che io sapessi. In questo senso il Copernico è stato lo spazio che mi ha dato l’opportunità di sperimentare, di crescere come persona, di scoprire la mia passione. Dopo 14 anni dalla mia maturità scientifica posso affermare con leggera ironia che di scientifica mi è rimasta solamente la voglia di scoprire il mondo, le materie scientifiche infatti le ho quasi completamente dimenticate. Credo però sia proprio questo il punto vincente del Copernico, non una scuola e basta, ma uno stile di vita. Paradossalmente la scuola mi fece capire brutalmente che la matematica non era la mia strada, sembrava esserlo alla fine delle scuole medie, poi sono arrivate le grandi idee, la filosofia, i sentieri non battuti del circo, i grandi autori che hanno immaginato mondi nuovi al di fuori degli schemi logori dei propri tempi. Così mi sono innamorato dello stile alternativo, copernicano, che esige si scopra sempre un’altra verità, meno comoda e tuttavia molto più affascinante. È così anche il circo, lo è soprattutto il circo in Friuli: chi lo diceva 14 anni fa che è possibile vivere facendo l’artista circense a Udine? Eppur… si muove, anche se non era Copernico a dirlo”.