di Michele Motta

Come il fiume, ignaro del percorso che sta praticando, bagna – in alcuni punti – le sponde facendoci crescere attorno bellissimi fiori, così l’uomo individualista, inconsapevolmente tende alla filantropia. 

Questa è l’umanità. 

Il temine “individualista” tuttavia assume, o meglio ha, una valenza negativa. Per sostenere la tesi della mia argomentazione ho bisogno dunque di dividere l’individualista “negativo”, che si immedesima nell’idea di individualismo a noi comune, da quello “positivo” la cui immagine andrò ora spiegando. 

L’uomo è di natura individualista. Tutto ciò che si estranea da questa concezione non è derivato da un non-individualismo dell’uomo, ma piuttosto da un superamento nell’animo umano dell’empatia sull’individualismo. Se per esempio usciamo con una persona che ci appare altruista, che tende a preoccuparsi degli altri e a sostenerli, che si spende per il prossimo, non è perché non sia di natura individualista, bensì perché l’empatia che ha nello spirito prevale sul suo individualismo. Ecco, questo è l’individualista positivo, colui che è riuscito ad elevarsi sull’individualismo tramite l’empatia.

Questa definizione è applicabile ad ogni singolo individuo. 

L’uomo comunque ha una possibilità di redimersi(*) da questa accezione; difatti esso nasce(**) individualista, ma tramite il riconoscimento di tale condizione e l’empatia, può elevare la sua condizione in modo da affievolire la tensione individualista per dare spazio ad una visione comunitaria ”inconsapevole”. Il comunitarista “inconsapevole” pensa di agire per la società, ma in realtà lo fa per se stesso; nel benessere della comunità risiede la felicità del singolo.

Non si può non essere altrimenti, l’essere così fortemente individualisti è sempre stata la strategia dell’uomo per difendersi, paradossalmente, dal prossimo. E sempre sarà così. Quello che voglio evidenziare è che questo fatto non è così importante come possiamo credere. L’uomo vive di momenti; ogni battito di ciglia equivale alla scena di un film, e pur essendo l’uomo così egoista, ha bisogno di vivere queste scene con qualcuno. 

Rimanere soli per la vita non è umano ed è questa la cosa importante. 

(*)Redimersi significa liberarsi da una colpa. La colpa non risiede nel bambino che nasce narcisista, ma piuttosto nella società che non argina (ma sviluppa) questo comportamento. In questa accezione l’uomo adulto si può liberare della colpa che la società gli ha posto (e in futuro lui stesso, essendo anch’egli individualista, anche se positivo, porgerà ai suoi figli) .

(**)con “nasce” non intendo dire che ogni bambino nasce individualista, ma la società plasma fin da piccolo l’infante (di natura egocentrico e narcisista) in una visione individualistica; purtroppo non è esistita società (a parte quella greca forse) che non abbia compiuto questo atto.