di Giovanna Colussi

Al confine tra vita e arte, tra sogno e realtà, tra desideri e nostalgie: Slava’s Snowshow è molto più di uno spettacolo. Presentato al pubblico per la prima volta nel 1993, ha collezionato in questi 25 anni oltre 6000 repliche per un totale di oltre 4 milioni di spettatori. Quest’opera è la creatura di uno dei più geniali e raffinati registi internazionali di circo contemporaneo: Slava Polunin. Di origine russa, Slava è stato definito come “il miglior clown del mondo” e il suo spettacolo come un grande classico del teatro del XX secolo. Slava’s Snowshow è un’espressione delicata e allo stesso tempo impressionante dell’interiorità umana, un misto di assurdità e spontaneità, di tragedia e di commedia, di riso e di lacrime. Questo spettacolo non si guarda, ma si vive, grazie anche all’interazione entusiasmante ed esilarante tra gli attori e il pubblico, spesso quasi sconcertato, che diventano un tutt’uno sul palcoscenico della vita. Con l’alternarsi di gag comiche di teatro puro della migliore qualità, di effetti speciali travolgenti e di colonne sonore che spaziano dai Carmina Burana ai Blues Brothers a Beethoven, ci si ritrova come immersi in un mondo fantastico, irreale ma capace al tempo stesso di cogliere gli aspetti più veri della realtà. La forza travolgente della creazione di Slava è che essa non è un teatro da capire ma da interpretare, privo di una trama, che nasce dalla fantasia, caratterizzato dal continuo mutamento che lo rende splendido e originale nonostante l’età. Ogni replica è diversa e unica, grazie alla rotazione degli interpreti e ai diversi temi di ogni rappresentazione, motivo per cui gli spettatori non si sono mai stancati del circo di Slava Polunin, ed escono ancora ridendo o asciugandosi le lacrime fuori dai teatri.