di Sara Candussio

Non può mancare neanche quest’anno l’appuntamento con Paolo Ermano, ex copernicano, professore di Economia all’Università degli Studi di Udine e redattore della rubrica “Latitudine” sul Messaggero Veneto.

L’economia è una scienza mai certa: non esistono verità assolute, essa si basa sull’osservazione del passato per provare a prevedere il futuro. Per questo la sua base sono i dati, spesso temuti dai ragazzi e giudicati “noiosi”; tuttavia, come lo stesso Ermano ha dimostrato, non bisogna essere seri e noiosi per studiare o fare economia: essa è lo studio del rapporto tra domanda e offerta, si basa sui soldi, ma non può essere usata per spiegare ogni fenomeno. Non giunge a conclusioni ma, studiando il passato, cerca di decifrare cosa succederà.

Non significa che l’economia sia inutile: anzi. Né che sia indipendente da altre scienze. Invenzioni tecnologiche, innovazioni, avvenimenti storici e testi filosofici-politici creano un tessuto che l’economia indaga. L’uso del telefono o il volo di linea ha trasfigurato la visione dello spazio permettendoci di non avere più il problema che tormentava le persone nel 1500: spostarsi non è più un problema, un messaggio può essere recapitato in pochi secondi, se ci ammaliamo abbiamo pronta assistenza medica.

Queste cose modificano le necessità, e quindi le richieste, della società.

 

 

Insieme a un breve discorso sui termini fondamentali per parlare di economia (un “dizionario” essenziale) ci è stata spiegata la storia economica del nostro Paese attraverso grafici.

A partire dai dati si può facilmente ricavare cosa questi significhino: se in Italia molte persone risparmiano, significa che hanno fiducia nel fatto che in futuro serviranno e che i loro soldi sono al sicuro nelle banche. Quando i risparmi calano, le persone investono o perché il momento è particolarmente favorevole, o perché temono che i loro risparmi spariranno se affidati a qualche banca: è più saggio investirli. Appare evidente che un unico grafico non può descrivere con interezza la situazione in cui lo Stato si trova: cosa significa per esempio se dai dati risulta che gli italiani risparmiano poco? Che si sentono sicuri e abbastanza benestanti per investire o che non è saggio risparmiare perché tanto i soldi spariranno dalle banche?

Troviamo dati fuorvianti anche di fronte ad affermazioni  come “la disoccupazione è diminuita!”. Capita di sentirla molto frequentemente. Ma c’è davvero da gioire?

Possiamo stappare lo spumante solo se prendiamo un altro grafico, quello che vede il numero di inattivi, ovvero persone che non cercano lavoro (studenti, casalinghe, ecc…). Se vediamo un calo nel numero dei disoccupati, ma una crescita nel numero di inattivi, possiamo essere abbastanza tranquilli nell’affermare che parte dei disoccupati ha perso la speranza di trovare lavoro ed è diventato inattivo. Smettere di cercare lavoro non è per forza positivo.

Fortunatamente, dati alla mano, ora in Italia sono diminuiti sia i disoccupati che gli inattivi. In parole povere, più persone lavorano. Si può essere contenti.

Secondo Ermano, però, noi italiani tendiamo a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto.

I paesi ricchi del mondo, l’Europa e l’America, hanno avuto una crescita esponenziale di ricchezza nel tempo grazie al capitalismo, portando la maggior parte della popolazione a vivere con un buon livello di ricchezza.

Basti pensare che il 10% circa della popolazione mondiale ha il 40% della ricchezza totale  e che quasi tutti gli italiani rientrano in questa percentuale, per apprezzare un po’ più la situazione economica italiana.

Moltissimi fenomeni possono essere spiegati attraverso la visione economica, che non riguarda unicamente i soldi o la ricchezza.

L’immigrazione per esempio nasce dall’istinto di sopravvivenza: se una persona ha la possibilità di scappare dalla propria patria per raggiungere un altro paese in cui non  rischia la vita e  ha assistenza medica, sarebbe irragionevole se restasse ferma.

I soldi non sono l’unica base su cui nasce l’economia.

In Italia le regioni con il PIL più alto sono quelle in cui c’è una particolare attenzione all’istruzione e all’educazione dei bambini. Il Friuli Venezia-Giulia può vantare il secondo posto nell’analisi della percentuale di persone con più di 6 anni che hanno letto un libro nell’ultimo anno unicamente per piacere. Il sapere è ricchezza, in tutti i sensi: da questo consegue un’economia fiorente.

Noi italiani siamo eterogenei di natura: se si guarda la qualità della governance delle regioni italiane troviamo una semidispersione immensa; la nostra migliore regione a livello amministrativo è allineata con i paesi del Nord Europa, mentre l’ultima – la Calabria – al livello della Romania, ultima in classifica.

Non ha senso guardare solo le cose negative che abbiamo, è il messaggio che ci lascia Ermano: fossimo in grado di uniformare l’Italia sotto questo punto di vista saremmo all’avanguardia. Ne siamo capaci, non serve dire che le cose non vanno bene.