Dialettica fra realtà e finzione, disgregazione dell’io e relativismo psicologico: sono tutti concetti che appaiono così vaghi, astratti e distanti dalla nostra realtà. Eppure possiamo renderci conto facilmente che si tratta di qualcosa di intercalato nella nostra vita quotidiana e che ci riguarda profondamente. È questo quanto emerso durante lo spettacolo teatrale “Sarcasmo e pietà: Pirandello di fronte all’uomo che non c’è più” a cura del CSS di Udine, tenutosi lunedì 5 febbraio 2018, presso l’Aula Magna del Liceo Copernico.

 

 

Attraverso la lettura di alcuni passi tratti da celebri romanzi e novelle di Luigi Pirandello, da “I quaderni di Serafino Gubbio operatore” a “Uno, nessuno, centomila”, da “La trappola” a “La carriola”, sono riaffiorate molte tematiche centrali del pensiero del drammaturgo, poeta e scrittore italiano. Ciò che è stato perfettamente messo in luce durante la rappresentazione è stata la loro grande attualità, che fa delle novelle di Pirandello un vero e proprio catalogo infinito delle possibilità umane. L’autore infatti è stato in grado di indagare a fondo l’animo umano, cogliendone l’essenza e attraversando per noi un piccolo pezzo di percorso esistenziale. Ed è per questo che ci ritroviamo nelle riflessioni dei suoi personaggi, che ci sentiamo in qualche modo coinvolti quando essi osservano che uno di fronte all’altro diventiamo maschere, pagliacci, che dentro siamo diversi e ci costruiamo, vivendo in una società che è anch’essa mondo costruito. Finiamo per diventare ciò che crediamo di dover essere e allo stesso tempo conosciamo solo ciò a cui diamo una forma, in modo quindi relativo.

Facendoci avvicinare a Luigi Pirandello prima di tutto in quanto uomo, l’attore Emanuele Carucci Viterbi è riuscito a far apprezzare la sincerità umana del lavoro dell’autore, il quale ci porta a comprendere quanto possa essere grande il nostro mondo interiore. Soprattutto nel momento in cui ci rendiamo conto di avere la coscienza di essere e ci interroghiamo sul senso dei nostri stenti, fatiche d’ogni tipo a cui ci sottoponiamo continuamente, anche solo per costruire un comignolo e farci uscire un po’ di fumo, che verrà disperso nella vanità dello spazio, proprio come accade ad ogni nostro pensiero, parola o memoria. Di fronte a questo, l’unica cosa che l’uomo può fare è essere consapevole del suo destino e di quanto il mondo umano sia transitorio e tuttavia arrogante, risolvendosi in un sentimento empatico, compassionevole e fraterno.

Si è trattato dunque di una rappresentazione che va oltre la visione dell’autore e del suo pensiero come qualcosa di formale, nozionistico e che arriva ad essere a volte noiosa. La letteratura non è tutto questo, essa ci dà degli strumenti per affrontare la realtà, ma soprattutto per affrontare noi stessi e comprenderci a pieno, in tutte le sfumature del nostro animo. È per questo che va amata.

 

di Giulia Di Giusto 5^B