ATTO UNICO

Al buio, a sipario ancora chiuso, viene fatta partire la cover di Bang Bang dei 2Cellos (fino alla fine della prima strofa).

Mano a mano che la canzone prosegue il sipario si apre svelando la scenografia, un accumulo di oggetti da diverse epoche che però stranamente hanno un che di armonico e bilanciato: sullo sfondo, una serie di colonne greche bianche, rialzate da terra da un bassorilievo a tema eroico, ne sorreggono uno complementare. Fra ogni colonna c’è un vaso di terracotta, al cui interno vi è contenuta una pianta ogni volta differente dalla precedente.

Al centro del colonnato vi è un grande Trono di marmo, anch’esso bianco, ispirato a quello del Lincoln Memorial a Washington, con due torce votive, accese e perpetue, ai lati. Sulla sommità del Trono si legge, scolpito nella pietra, “IN HONOREM DEAE CONCORDIAE”; infatti qui siederà immobile sin dall’apertura del sipario CONCORDIA, truccata e vestita di bianco e illuminata fievolmente affinché sembri effettivamente una statua. Una scalinata rettangolare conduce al Trono, spoglia e fredda in quanto non solcata da tempo.

Sulla destra, sopra una poltrona di velluto rosso è appoggiato con noncuranza il quadro “La Notte Stellata” di Van Gogh. La poltrona è posta vicino ad un basso tavolo di legno, sopra il quale ci sono tre giornali, le cui prime pagine rispettivamente dicono “Men walk on Moon” (New York Times, 21 luglio 1969), “L’Italia dichiara guerra all’Austria” (La Stampa, 24 maggio 1915) e “Geschafft! Die Mauer ist offen!” (Bild, 10 novembre 1989); alla loro destra, degli occhiali la cui montatura va a formare il numero “2000”.

In fondo a sinistra, quasi addossato alle quinte, un distributore automatico, su cui è appoggiato un tappeto (forse un arazzo?) arrotolato, sostenuto da una macchina da cucire.

In proscenio, sulla sinistra, vi è una sedia da campeggio aperta, rivolta verso il Trono.

In tutta la scena sono sparse numerose candele, lucette e lampadine di varie forme e dimensioni, tutte sulla tinta del giallo caldo.

Nonostante ciò, solo l’incisione sopra il Trono è illuminata, mentre tutto il resto è appena visibile grazie ai riflessi proiettati dalla frase o alla penombra creata dalle torce. Gradualmente, lampadine e candele si accendono assieme ai riflettori, portando il posto ad illuminarsi pienamente quando la musica termina.

Entra da sinistra TERRA, di gran lena. È un uomo anziano, ma nonostante i suoi anni è ancora lucido e molto energico. È la rappresentazione del pianeta Terra e del suolo in tutta la sua forza e stabilità, un infuso di rozzezza e bucolica concretezza: ha dei folti capelli e una folta barba, entrambi canuti ed incolti. Porta una veste semplice e rattoppata sul ventre, che ricorda un saio francescano, ed è a piedi scalzi.

Ha un’espressione severa ma dalla quale trapela un accenno di preoccupazione. TERRA si inchina davanti alla statua di CONCORDIA e le rende omaggio, quindi percorre la scena, controllando che tutto sia rimasto come l’ha lasciato; alla vista del distributore sbuffa e scuote la testa.

Infine, TERRA si dirige sulla sedia di velluto e, dopo aver spostato con delicatezza il quadro, si siede, pronto a sostenere il duro lavoro che lo aspetta anche questa volta.

Qualche istante più tardi, irrompe in scena con energia ACQUA (entrando sempre da sinistra).

È una giovane ragazza dal sorriso radiante e dai capelli lunghi di colore biondo caldo che svolazzano in ogni direzione quando si muove. È frizzante e attiva, portatrice di cambiamento repentino e fonte di vita e giovialità. Ha indosso un lungo vestito verde-azzurro con un piccolo strascico; il vestito risplende come fosse ricoperto di migliaia di minuscole gocce d’acqua. Ha in mano uno smartphone.

Alla vista di TERRA, ACQUA sorride, mormora un saluto e gli corre incontro. A metà strada, TERRA la fulmina con lo sguardo. ACQUA si blocca, torna sui suoi passi, si inchina davanti a CONCORDIA e quindi cammina a passi piccoli verso TERRA, che a quel punto la stringe paternamente fra le sue braccia e sorride. Lo sguardo di TERRA cade poi sul telefono, suscitando in lui rassegnazione.

TERRA: …ancora lui, eh?

ACQUA: Ho ripetuto tre volte il sondaggio per l’oggetto più inquinante e distruttivo… mi dà sempre lo stesso risultato. (appoggia il telefono sul tavolino) Ma questo non vuol dire che le cose non possano cambiare!

TERRA: Già… (si risiede) Dici che andrà a predire anche la situazione di questo ciclo?

ACQUA: No, assolutamente no. Sono fiduciosa stavolta! So che le cose sono migliorate.

TERRA: Dicevi così anche tre anni fa – eppure, dall’ultima riunione, non ho avvertito nessun miglioramento.

ACQUA: Sei troppo pessimista. Devi osservare il mondo con occhi nuovi se vuoi vederlo cambiare!

ARIA: Non abbiamo nemmeno iniziato e sta già tentando di imbonirti?

Entra ARIA da sinistra, con una gran classe androgina. Ha indosso un’elegante giacca arancione, sotto alla quale ha una camicia bianca, e un paio di pantaloni beige. Attorno al collo ha uno scialle rosa tenuto largo, che toglie non appena ha terminato di parlare. Ha un’espressione serena e una voce calda e pacata; si muove flessuosamente e, nonostante sia a due passi da tutti, appare inafferrabile.

ACQUA: Aria!

ACQUA corre da lui e lo abbraccia, gioviale. ARIA si dirige verso la scalinata e rende omaggio a CONCORDIA, quindi si avvicina alla sedia da campeggio e vi lancia lo scialle sopra.

TERRA: (alzandosi e avvicinandosi ad ARIA) Sta’ tranquillo, non sono così sprovveduto… ci ha già provato molte volte, ma ormai non attecchisce da un po’.

ACQUA: Be’, sappi che io continuerò a provare! (linguaccia seguita da risate)

TERRA: È bello rivederti, Aria.

ARIA: Anche per me è sempre un piacere, Terra. (si abbracciano, dandosi pacche sulle spalle)

ACQUA: Allora… come va?

ARIA: …come va?!

TERRA: (gelido) In una sessione normale ve lo chiederei io, ma vista la situazione attuale e quella trovata tre anni fa, direi che potremmo glissare su questo passaggio. (siede sulla scalinata e si prende la testa fra le mani)

ACQUA: (seguendolo e posizionandosi di fronte a lui) Sempre così burbero… sì è vero, è stata difficile per tutti, ma non c’è bisogno di farne una tragedia!

TERRA: Non c’è da farne una tragedia…! (sbuffa)

ARIA: Acqua, Terra ha ragione. La situazione è critica. La nostra povera creatura ogni giorno peggiora. Io sento le puzze ed i fetori dei gas che mi lanciano addosso, conosco la tossicità che respirano piante, animali e uomini e vedo, lentamente, la mia atmosfera tingersi di un grigio che oscura i tramonti.

Silenzio. Acqua abbassa lo sguardo, Terra scuote la testa.

TERRA: E per colpa di chi, eh? Dimmelo Acqua, per colpa di chi?

ACQUA: …degli uomini.

TERRA: Già. Per colpa dei nostri figli, la loro casa, la nostra casa… sta morendo. Coloro che generammo si sono rivoltati contro di noi.

Dei! Eravamo trattati come dei! Divinità, venerate e riverite per gli enormi doni a loro concessi. Quanti nomi abbiamo preso attraverso i millenni… (indicando Acqua) Mazu per i cinesi. (spostandosi su Aria) Etere per i Greci. (indicandosi) Geb per gli Egizi.

E ora? Ora solo degli oggetti da sfruttare, degli impedimenti che li separano dalla via del profitto. Perché è questo tutto ciò che importa all’uomo oggi: il profitto.

Si hanno dei rifiuti da smaltire? Nessun problema, basta farli sciogliere sottoterra. Si hanno cisterne da lavare? Basta sciacquarle in mezzo agli oceani. Si hanno da costruire appartamenti? E che c’è di male, basta dar fuoco alle foreste e liberare CO2.

Riconosciamolo, amici, siamo stati sostituiti. L’unico dio che viene osannato al giorno d’oggi è il denaro.

ARIA: Frena Terra, è da riconoscere che non sia per tutti così. Ci sono ancora le brave persone sul nostro pianeta.

ACQUA: Esatto! Non ti ricordi cosa avevamo visto tre anni fa, all’ultimo incontro? Tutte quelle ONG che lottavano, gli accordi stretti sul clima, gli uomini giusti che ogni giorno cercavano, nel loro piccolo, di fare qualcosa di buono?

TERRA: Pochi, pochissimi; e nulli se comparati a tutti quelli che se ne fregano di tutto. Insomma, guardateci! Noi stessi ci siamo negli anni gradualmente fatti prendere dalla mondanità che tanto male ci causa! Guardate! Noi stessi siamo circondati da monumenti al consumismo e all’inquinamento.

ARIA: (vedendo il telefonino) Non dirmi che è ancora il primo.

ACQUA: Sempre fermo al primo posto, sempre più tossico, sempre più venerato.

TERRA: Sì, questo! Questo! (afferra il telefonino) Eccolo! L’immagine perfetta del Terzo Millennio, la cui malata produzione non è che simulacro di falsità e corruzione, concentrato di sfruttamento e dolore per Madre Natura. Ec

 

Dopo averlo maneggiato per qualche secondo, TERRA sforza un sorriso triste e lo scaglia fuori scena. Quindi piomba sulla sedia rossa, rassegnato.

ACQUA: Terra, lo so che sei affranto. Capisco come ti possa sentire, fra tutti sei quello che ha sofferto di più fra noi. Sarai ormai assuefatto al male che ti viene fatto ogni giorno per estrarre petrolio, sarai abituato alle trivelle che ogni giorno ti accoltellano, ma io ti chiedo di fare uno sforzo e avvertire l’inversione di tendenza. Non siamo più soli, Terra, io l’ho sentito: le cose stanno cambiando. È ormai da giorni, da mesi che mi sento sempre più leggera, più limpida, non più macchiata da plastica o sciolta da un innaturale calore soffocante. No, no: io mi sento, per la prima volta dopo tanti anni, meglio. Io mi sento di nuovo pura.

E con ciò non voglio dire che sono tornata limpida e senza peccato come un tempo, anzi, la strada da fare è ancora lunga e tortuosa. Ma sono convinta, stavolta per davvero, che gli uomini abbiamo capito. E che ognuno di loro stia lavorando insieme all’altro per fare la differenza.

ACQUA si avvicina a Terra, si inginocchia di fronte a lui.

ACQUA: Terra… Concordia sta tornando.

Gli occhi di Terra si illuminano. Nonostante siano segnati da tanti anni di violenze, in fondo vi si intravede una scintilla di speranza.

ARIA: Sinceramente io non ho avvertito il cambiamento in positivo di cui Acqua parla, ma ormai sono talmente abituato a questo continuo fastidio ai polmoni che potrei non essermi accorto di nulla. Acqua potrebbe avere ragione. Dobbiamo dare fiducia ai nostri figli. Sono evoluti abbastanza per lavorare assieme e risolvere questo problema.

D’altronde, Concordia aveva promesso che gli uomini l’avrebbero fatta tornare. Aveva promesso che avrebbe fatto collaborare l’intero universo per il bene comune nel momento del bisogno. Se sia questo il momento non lo so di per certo. Ma ormai mi alimento di speranza, e ci credo. Io voglio crederci.

ACQUA: Ragazzi, dite che è ora…?

TERRA: È ora.

I tre si avvicinano con gli sguardi complici di vecchi amici che si ritrovano nello stesso posto da millenni e che sanno esattamente cosa fare. Si prendono le mani, Acqua al centro, Aria a sinistra, Terra a destra. Avanzano in proscenio, guardando fissi davanti a loro. Chiudono gli occhi in sincrono, e quando li riaprono è come se si trovassero davanti ad un gigantesco megaschermo, una sorta di “finestra” sulla situazione umana.

ACQUA, ARIA, TERRA: (insieme, con voce conclamante)

Oh creatura che brilla nello spazio più limpido, sfera perfetta genitrice di vita, mostraci la tua viscerale attualità.

Oh creatura che brilla nello spazio più limpido, in nome di (solo ARIA parla) Aria, (solo ACQUA parla) Acqua, (solo TERRA parla) Terra, (di nuovo insieme) non tacere le tue verità.

Oh creatura che brilla nello spazio più limpido, regalaci uno scorcio di paradiso.

Te lo ordinano i tuoi creatori.

Le tre divinità si svegliano dalla sorta di trance che li aveva avvolti, quindi si tuffano immediatamente a vedere la situazione del Pianeta. Dopo un attimo di silenzio in cui ognuno guarda uno scenario differente, Terra prende la parola.

TERRA: Ma… ma è incredibile!

ARIA: Collaborano…

ACQUA: SÌ! Lo sapevo! Lo sapevo! Guardate lì, centinaia di navi a soccorrere le specie dell’Artico!

TERRA: Stanno effettivamente lavorando assieme… Guardate a Chowpatty Beach, a Mumbai, tutte quelle persone che raccolgono rifiuti…

ACQUA: Io lo sapevo! Sì!

ARIA: Bastava solamente non perdere la speranza! Era quello il segreto!

TERRA: Finalmente… le mie creature si danno da fare e rimediano ai loro precedenti errori. È troppo bello per essere vero…!

ACQUA saltella in giro, euforica, mentre ARIA sorride bonario. TERRA ancora non crede ai suoi occhi e rimane senza parole.

ACQUA: Ve l’avevo detto che me lo sentivo! Avevo ragione io! C’è sempre rimasto del buono fra di loro!

ARIA: Abbiamo fatto male a non darti fiducia, Acqua. Avevamo torto.

TERRA: Avevamo torto, è vero. (le appoggia una mano sulla spalla) Grazie di non aver mai perso la speranza.

ACQUA sorride li abbraccia entrambi.

CONCORDIA: Ma non andò mai così.

La voce di CONCORDIA risuona perentoria e affranta da dietro di loro.

La scena si blocca, i personaggi sono immobili.

Buio totale. Solamente il Trono è illuminato.

CONCORDIA si alza lentamente dal suo trono e incede, seguita da un occhio di bue, fino ad arrivare in proscenio, da dove squadra la platea.

CONCORDIA: (parlando direttamente al pubblico) Non andò mai così.

E come, in nome di qualsiasi Dio cui ci si voglia appellare, come sarebbe potuta andare così?

Nessun futuro era predisposto ad un lieto fine, tantomeno il loro.

Un’umanità pentita? Utopia irrealizzabile e anacronistica, un distante sogno recluso in un più tristemente reale incubo.

Noi speravamo.

Speravamo che tutto sarebbe tornato ad una sorta di equilibrio, che gli uomini si sarebbero accorti dell’assurdo dolore che procuravano al loro pianeta, ai loro figli e a loro stessi, oltre che ai loro magnanimi creatori.

Creatori dei quali si dimenticarono molto tempo addietro: tre dei, eterni ed uniti dal mio ormai trascurato potere, che nella loro infinita bontà portarono la vita in un pianeta altrimenti deserto.

All’inizio, be’… all’inizio era tutto straordinario.

Come due orgogliosi genitori vedono il loro figlio imparare a correre sulla bici senza fracassarsi le ginocchia, noi vedevamo il sangue del nostro sangue mutare, evolversi, erudirsi e crescere in armonia: il pensiero di una separazione o di un litigio era impensabile, nemmeno concepibile nel prodigioso mondo senza astio che per loro era stato appositamente creato.

Riveriti, amati e temuti, guardavamo dall’alto l’umanità fare i suoi piccoli passi, fino a quando qualche pazzo bastardo non inventò l’odio: sogghignava, contento di andare controcorrente nel fiume di acido che era felice di creare.

Dilagarono in brevissimo tempo insulti, poi pestaggi e infine il primo, terribile atto di sangue. E non contenti, questo mano a mano si evolvette non solo in crimini contro il prossimo, ma contro la propria Terra.

Un mortale osò sfidare la perfezione divina. UN MORTALE! E fu da quel momento che le cose precipitarono in un abisso eterno di male: si venne strappati brutalmente all’età dell’Oro, come piaceva tanto chiamarla ai Romani, e scagliati in un mondo che di paradisiaco non aveva più nulla.

Eppure noi non potemmo fare nulla: alla creazione di tutto, avevamo giurato sulle nostre stesse anime che nessuno sarebbe mai intervenuto a modificare le azioni di qualcuna delle nostre creature: d’altronde, dove stava la necessità? Avevate tutto il necessario per vivere serenamente e innalzarvi fino al nostro livello nella più totale pace… purtroppo, nessuno di noi aveva avuto la lungimiranza di prevedere un tale terribile atto.

Io me ne andai, cacciata a forza da quella che chiamavo casa, e con me fu anche esiliata la fondamentale virtù che segna il mio nome: mai più Concordia fra gli uomini, questa fu la condanna.

E io promisi, e io sperai, e io pregai di tornare nel mio pianeta.

Ma mai fu così.

Accecato dall’egoismo e dall’odio sempre più di moda, l’umano si ridusse ad uno stato di sub-essenza, uno spregevole verme che strisciava spargendo il suo fiele.

Ah, ma voi, voi credete di essere superiori! Voi, circondati dalle vostre immacolate tastiere cibernetiche, voi, divertiti nel torturare il Creato, voi, così contenti di distruggere tutto il nostro perfetto lavoro.

Ebbene, la colpa è solo vostra. Avete avvelenato la vostra casa e solo ora che essa muore ve ne preoccupate.

Ma indovinate un po’? Non c’è una seconda chance, non esiste un bottone per il reset da premere: non avete – anzi, non abbiamo… una seconda Terra.

Ma già vi sento: colpa mia? Ma come! Io che faccio sempre la raccolta differenziata!

Già. Proprio tu, tu sei forse il più colpevole di tutti.

Perché sebbene sia vero che ci siano certi disgustosi esseri senza alcun riguardo per la natura, che continuano a stuprarla in nome delle loro gigantesche compagnie, la maggior parte delle persone non è un magnate dai principi morali inesistenti.

La massa è gente quasi normale, che volontariamente ha ignorato per anni tutti i segnali di allerta che erano stati urlati da centinaia di scienziati e che ora si ritrova con la colpa più spregevole: quella dell’ignavia, di non aver effettivamente fatto qualcosa per fermare questo scempio, di essere rimasti passivi a guardare.

Una volta veneravate i fenomeni naturali, manifestazioni dell’incondizionato amore che avevamo nei vostri confronti. Poi, gradualmente, l’equilibrio si ruppe, e riduceste i nostri sforzi a reazioni chimiche, scambi di elettricità, formule matematiche.

Ma ancora e ancora vi ostinate a tenermi lontana, a impedire il mio ritorno di cui avete un tale disperato bisogno.

E pare assurdo, ma uccidendo il vostro pianeta avete ucciso anche noi dei immortali: un paradosso tanto inspiegabile quanto veritiero e doloroso, un coltello continuamente girato in una piaga che non fa altro che allargarsi.

…tutto questo per cosa? Per cosa avete fatto tutto ciò, ve lo chiedo! Esigo una risposta!

Silenzio. Concordia fa qualche passo e dal fianco le inizia a sgorgare del sangue che inesorabilmente va a macchiarle il vestito prima immacolato.

CONCORDIA: No, non andò mai così.

Questa? (indica gli altri, ancora stretti nell’abbraccio)

Solo la tragica illusione di cui ogni giorno mi nutrivo, annacquandola con misera speranza. Anche Acqua, Aria e Terra hanno fatto lo stesso, fino all’ultimo, ogni volta sperando in un cambiamento in positivo, ogni volta venendo puntualmente traditi.

Non andò mai così, perché mai l’uomo si ricordò di come lavorare in comunione all’altro, senza badare a etnia, sesso, religione, sessualità, opinioni politiche, età.

Non andò mai così, perché l’uomo fu sempre stato troppo attratto da sé stesso e dai suoi egoistici e avari interessi per accorgersi del diverso e dell’equilibrio che in esso conviveva.

Non andò mai così, perché sono ormai centinaia di migliaia di anni che io non sono più fra voi.

E mai ci tornerò.

Ma è inutile ripeterlo ora, ora che tutto è perduto.

CONCORDIA lancia un ultimo sguardo di sottile e stremata delusione al pubblico. Si gira e sorride ai suoi vecchi amici. Si dirige verso di loro per abbracciarli, solo per vederli ancora immobili e ricordare che essi in realtà sono solamente le proiezioni dei compagni che la sua mente impazzita dal dolore ha generato, ombre fittizie con le quali non può interagire.

Retrocedendo di qualche passo, CONCORDIA continua a sorridere mentre copiose lacrime silenziose solcano il suo viso.

CONCORDIA: (con la voce rotta dal pianto, quasi un sibilo) Mi siete mancati per troppo tempo. Avrei tanto voluto riabbracciarvi sul serio, ragazzi. L’avrei davvero voluto.

La chiazza di sangue si è notevolmente estesa, macchiando indelebilmente le sue vesti.

Alle loro spalle, le torce che abbracciavo il Trono vengono spente da un’improvvisa folata.

Mentre CONCORDIA esce di scena dirigendosi dietro il suo Trono in un silenzio rotto solo dai suoi sospiri, il cono di luce che la sovrasta diminuisce gradualmente d’intensità, fino a spegnersi del tutto.

Buio totale per qualche secondo.

Le lampadine e le candele si riaccendono a gruppetti come dei neon, quasi fossero incuranti di essere in sincrono o meno, dipingendo la scena di giallo.

Da sinistra a destra, si vedono in riga le sagome scure di Aria, Terra e Acqua; i loro sguardi sono persi nel vuoto.

Si sente in sottofondo il suono del vento che soffia, fischia e ulula; tossendo come fosse intossicato, ARIA si muove verso la sedia, dove viene avvolto da una nuvola di fumo.

Mantenendo sempre uno sguardo dignitoso nonostante la sofferenza, ARIA recupera la sua sciarpa, la indossa ed esce di scena (a sinistra).

Si aggiunge in sottofondo il suono delle onde che s’infrangono sulla costa; mentre decine di bottigliette di plastica di ogni forma e dimensione vengono fatte rotolare giù dalla scalinata, ACQUA esce di scena (a destra), sempre mantenendo un’apparenza di dignità.

Si aggiunge in sottofondo il suono di rocce che franano e trivelle che scavano; TERRA esce di scena seguendo il percorso di Concordia (dietro il Trono), zoppicando e tenendosi una mano sul ventre, mentre le candele si spengono nuovamente e dall’alto planano sacchi neri per la raccolta dei rifiuti.

Un attimo prima di sparire, TERRA si volta e per un’ultima volta osserva il pubblico.

I suoni ambientali scemano in favore di “All Dead All Dead” dei Queen (cantata da Brian May), mentre le lampadine iniziano a sfarfallare.

Lentamente, sipario.

di Iellen Riccardo