di Enrico Di Bert

In cinque anni di Liceo Copernico si cambia, e molto, e la scuola stessa cambia.

Quello però che rimane costante in questi anni è l’aspettativa per il viaggio di quinta, di cui tanto si sente parlare.

Ed alla fine anche noi ci siamo arrivati, con tante aspettative da riempire una valigia (che in fondo non è un problema, di spazio in nave ce n’è, cosa vuoi che sia una valigia di aspettative…!) e tanto entusiasmo.

Ma tralasciamo il viaggio in sé e passiamo subito alla fine,  al ritorno: ognuno ha le sue considerazioni, ognuno fa i conti con le proprie attese,  c’è chi è deluso e chi ripartirebbe anche subito, basta guardarsi negli occhi per capirlo. Il ricordo di questo viaggio rimarrà comunque per sempre e forse possiamo trovarne il senso anche nel suo ricordo (il discorso può sembrare una solfa leopardiana, ma almeno provate a leggerlo!).

Questo viaggio è la tappa finale del nostro cammino alle superiori, che non sono solo un pezzo della nostra lunga carriera scolastica, ma proprio un periodo della nostra vita, e tutti coloro con cui abbiamo condiviso l’esperienza in Grecia hanno forse lasciato un solco di qualche millimetro più profondo degli altri nella dura terra della nostra memoria.

Il valore di questo viaggio è anche nella visita a luoghi e siti di enorme importanza per la nostra stessa cultura, anche a distanza di  duemila anni, pezzi di storia e civiltà che magari uno a scuola impara passivamente. Ma quando sei lì, dai un senso al tuo studio e dai un significato a quelle cose apparentemente così lontane e penso che questo sia un sentimento comune a tutti noi copernicani.

Sarà dunque per la compagnia, sarà per i posti o più probabilmente per entrambi , ma questo  viaggio non sarà dimenticato da nessuno, anzi  sarà ricordato per tutti gli aspetti positivi, così pure i piccoli problemi avuti cadranno nell’oblio.

Per questo il viaggio di quinta in Grecia è stato importante, perché rimane dentro.