di Marta Rampini

Il viaggio in Grecia è probabilmente un grande obiettivo per la maggior parte, se non per tutti, gli studenti della nostra scuola.

I racconti degli ex-studenti ammaliano chi attende con ansia il proprio momento e non fanno altro che aumentare l’impazienza e le aspettative.

Quest’anno è arrivato il mio turno e posso affermare che non ci sono parole adatte per descrivere questa magnifica esperienza: è un viaggio, l’unico, nei cinque anni che avremo passato al Copernico, affrontato insieme a tutte le altre classi della nostra annata. Ritrovo in questo uno dei motivi del successo di questa esperienza, che diventa un’occasione per conoscere una marea di persone, persone interessanti che per mille motivi non avevamo mai incontrato. Certo, ci sono gruppi e gruppi, classi e classi: c’è chi è più aperto a nuove amicizie e c’è chi sta bene con gli amici che ha già, ma le opportunità di scambiare una parola con i nuovi compagni non mancano. Può nascere una conversazione dal nulla, sfociare in un po’ di sintonia et voilà! Ecco trovato un nuovo amico.

Durante questo viaggio vediamo ed impariamo molte cose: alcune possono essere più suggestive e facilmente apprezzabili, altre possono richiedere un osservatore più attento, ma il fascino di ciò che il popolo greco ci ha lasciato, questa immersione nella loro cultura, non può che imprimersi nella nostra mente (insieme alle battute di Apostolos, la formidabile guida del bus 3).

Non si tratta di una settimana dove tutto quello vediamo sono solo colonne di diversi ordini, stadi e musei pieni di sculture studiate e ristudiate durante il biennio, ma è una settimana dove si vive la Grecia e la si conosce nel suo insieme: si visitano le Meteore, uno dei luoghi più spettacolari che abbia mai visto in vita mia, che di certo non ha molto a che fare con gli antichi greci, oppure l’istmo di Corinto, canale di origine artificiale che crea una scorciatoia per passare dall’omonimo golfo al mare Egeo. Inoltre, abbiamo l’occasione di esplorare liberi le città-tappa del viaggio, che immagino essere un punto interessante per i nostri successori. Si interagisce con la gente locale, ci si muove tutti (più o meno) insieme, in grupponi, alla ricerca di avventure, occupando locali o, se possibile, la spiaggia e, come disse qualcuno di saggio… “La sera leoni, la mattina… dormiglioni”.

In alcune giornate si passano molte ore in corriera, ma sono quasi sempre ben accette, vista la stanchezza che si accumula giorno dopo giorno tra le interessanti visite e l’esuberanza serale… È faticosa la vita del turista!

 

Da non tralasciare il tragitto in traghetto: può sembrare lungo, ma c’è sempre qualcosa da fare, tra le lezioni preparate dalle altre classi, la terrazza sul ponte all’ultimo piano e la notte, ed è una fase del viaggio all’apparenza rognosa ma necessaria. Il tempo sembra trascorrere più lentamente sulla nave e permette di preparasi e realizzare l’avventura che sta per iniziare o, purtroppo, per finire.

Durante questa settimana, il rapporto con il proprio docente accompagnatore cambia (non necessariamente in modo radicale). Nel caso della mia classe, ma spero anche in quello delle altre sezioni, la connessione si rafforza e, cambiando il contesto, si scopre che gli insegnanti anche sono più umani (e simpatici) di quello che si aveva sempre creduto.

Io non ho seguito le lezioni in preparazione al viaggio in quanto stavo intraprendendo il mio percorso all’estero. Ho vissuto il momento con meno conoscenze rispetto ai miei compagni, ma è stato un viaggio che ricorderò per tutta la vita, la famosa “gita di quinta”, che è diversa da tutte le altre: unica e irripetibile, un ricordo prezioso che vuole solo essere ri-raccontato.