di Lorenzo Della Savia e Marcello Rossi

Il candidato sindaco degli autonomisti: “È un’idea da referendum, ma è sostenuta dall’UE ed è un mezzo di trasporto economico ed ecologico. Riaprirò i rapporti tra amministrazione e cittadini. Occorre incentivare lo studio della storia friulana. Indirò corsi estivi di Protezione Civile. Il vero problema dei commercianti non è la pedonalizzazione, ma i centri commerciali. Si può ancora evitare il declino di Udine”.

 

Chi è Andrea Valcic e cose fa nella vita di tutti i giorni?

“Andrea Valcic è nato a Udine nel 1949: forse mi considererete un anziano, ma a me piace la definizione di ‘diversamente giovane’, altrimenti non avrei nemmeno deciso di mostrâ le muse, come si dice in friulano, cioè di entrare in questa tornata elettorale. Ho studiato allo Stellini e ho fatto da sempre il giornalista: prima nelle reti radiofoniche private, poi a Telefriuli, poi a Il Gazzettino e adesso, pur essendo in pensione, sono collaboratore del Messaggero Veneto con una rubrica che si chiama Place San Jacum, mentre quella su Il Gazzettino si chiamava La Cjacarade. Sono due rubriche che in città sono state abbastanza seguite e conosciute. Ho diretto il mensile in lingua friulana La Patrie dal Friûl, l’unico foglio in friulano che esiste dal 1946, e attualmente sono presidente dell’associazione che fa da casa editrice del giornale. Ho sempre amato la politica, fin da giovane, fin dai momenti della battaglia per l’università a Udine, poi col Movimento Studentesco e con la ricostruzione, con il giornale in white e i comitati delle tendopoli. Adesso sono qui per dimostrare che si può ancora fare qualcosa per invertire questo lento declino della nostra città”.

 

Entrando nel merito dei suoi programmi, riesce ad individuare cinque punti per ridare a Udine la sua unicità? Il motore trainante della sua campagna elettorale, del resto, sembra essere proprio questo.

“Diciamo che esiste un cappello che raccoglie i possibili cinque punti, che magari sarebbero anche di più. Tendo a non dare priorità a uno o all’altro, o soprattutto a non fare quelle promesse di cui siamo stati riempiti nelle ultime politiche ma in generale da tutta la politica nell’ultimo periodo. Promesse buttate lì come esca per l’elettore, senza verificarne la possibilità di attuazione. Centrosinistra e centrodestra, e anche i 5 Stelle, sono stati campioni in questa gara a chi promette di più. Il cappello a cui mi riferivo prima è il cambiamento radicale del rapporto tra cittadino e amministrazione. Noi abbiamo assistito in questi anni, con la giunta Honsell di centrosinistra, ad un’ arroganza del potere, cioè ad una serie di scelte fatte sulla città senza nessun appoggio popolare. Questo non vuol dire che un’amministrazione non debba fare le sue scelte: le mette nel programma, le porta avanti, però arrivano dei momenti in cui il confronto con i propri cittadini e i propri elettori diventa fondamentale. Io direi che la prima cosa da fare per una futura amministrazione guidata dalla lista per Udine che mi vede candidato è proprio quella di tornare a riannodare le fila del rapporto tra cittadini e amministrazione. Sembrano parole vuote, ma Udine è sempre stata abituata, in qualche modo, ad avere questo rapporto vivo tra chi amministra e chi è amministrato. In questi ultimi anni questo non è successo, e questo ha comportato poi una serie di scelte da parte dell’amministrazione che inevitabilmente hanno portato uno scontro con la popolazione. Quando c’è questo scontro poi sono le cose stesse a non essere portate avanti. Vengono diluite, perché si ha paura di perdere consenso. Credo che la storia di via Mercatovecchio sia esemplare sotto questo punto di vista. Un tira e molla continuo: da una parte c’era la paura di perdere consenso elettorale, dall’altra la volontà di tenere fede alle proprie promesse. Noi abbiamo uno slogan, che è il nostro grido di battaglia in questa campagna elettorale, che dice ‘Torniamo ad essere Udine’. Non è una visione né retorica né che pensa ad Udine come ad un’isola felice, come qualcuno la definì. Udine non è un’isola felice, le incertezze della vita quotidiana dimostrano che è una città che vive e subisce le problematiche dei tempi moderni. Questo non vuol dire che non possa esistere, però, uno spirito con cui la città affronta questi problemi. Serve ritrovare questo senso di unità, questa partecipazione della gente alla gestione dell’amministrazione, e vado oltre: bisogna migliorare anche il rapporto tra cittadini, tra udinesi, ritrovare quella coesione che ti permette di affrontare le sfide del mondo moderno”.

 

Per quanto riguarda le politiche a favore dei giovani e della scuola, magari anche pensando alle infrastrutture scolastiche, quali sono le sue proposte?

“A costo di sembrare controcorrente, io penso che i problemi dei giovani, fondamentalmente, debbano essere affrontati dai giovani. Questo non è tirarsi fuori in maniera facile dalla domanda, ma credo che oggi i giovani debbano prendere coscienza del loro essere tali e quindi dell’ affrontare da protagonisti quello che sta succedendo. Poi è chiaro che un’amministrazione, una forza politica come la nostra – Patto per Udine, ma in generale a livello regionale Patto per l’Autonomia che presenta Cecotti come candidato alla presidenza – deve porsi il problema delle strutture: ricordo tra l’altro che con il passaggio dello scioglimento della provincia e con le nuove UTI è un disastro. Vediamo gli uffici che non funzionano, vediamo uno smembramento voluto dalla Serracchiani soprattutto per dimostrare, giù a Roma, di aver fatto qualcosa, e di essere stata la più brava, e invece la situazione è difficile. Ma torniamo, a cosa comporta nel campo delle scuole: per esempio tutta la gestione degli edifici scolastici, che una volta ricadeva sulla Provincia, ora passa al Comune, o comunque a quelle che sono le UTI, quindi bisogna ridefinire e far in modo che questo periodo di difficoltà della struttura logistica istituzionale non comporti ritardi nella gestione e nel mantenimento dei buoni livelli delle nostre strutture scolastiche. Ad esempio, quanti libri di storia del Friuli ci sono nella biblioteca del Copernico? Quanto vengono consultati? Quanta storia del Friuli viene conosciuta nelle vostre classi? Per un momento vorrei essere io dalla vostra parte. Non conoscere la propria storia significa non avere neanche gli strumenti per affrontare la realtà odierna, non avere quella lente che permette di analizzare i fenomeni della modernità. Lancio quindi un appello alle strutture scolastiche intese come dirigenza ma anche a voi studenti affinché richiediate di avere la possibilità di studiare la nostra e la vostra storia, ma questo va oltre quello che può fare il comune, che può fare inviti o dare sostegni a questo tipo di iniziative. C’è un altro tipo di iniziativa che a me sta particolarmente a cuore, che riguarda non soltanto i giovani studenti, ma anche gli universitari: sono i corsi di Protezione Civile estivi. Noi proponiamo ai giovani udinesi, tra i 18 ed i 25 anni, questa serie di frequentazioni per due mesi che noi chiamiamo di ‘attivismo civico’, quindi che non comprendano soltanto l’intervento in situazioni di emergenza, ma che vedano l’impegno dei giovani per la comunità. Si terrebbero in una delle tante caserme dismesse che ci sono in città e verrebbero pagati con una diaria. Sarebbero rivolti ai giovani ed alle giovani, quindi ad entrambi i sessi, e si svolgerebbero con la permanenza all’interno della struttura e con degli istruttori, quindi con tutta una serie di servizi h24 e si vivrebbe questa esperienza comunitaria tutti insieme. Credo sia un progetto per il quale valga la pena spendersi. L’altro discorso riguarda, per quanto possibile, definire il discorso della carta del giovane e dello studente, soprattutto affinché permetta una facilitazione per quanto riguarda i mezzi di trasporto, una fluida fruizione del mondo della cultura ed una maggior frequenza di servizi pubblici serali per gli studenti universitari, per evitare che ci sia il coprifuoco dopo le 20 e per favorire un reale coinvolgimento degli studenti anche nella vita commerciale dei bar serali”.

 

Parlava, poco fa, dell’operato di Honsell anche per quanto riguarda via Mercatovecchio. Lei, se dovesse diventare sindaco, cos’ha in programma per quella via, la cui situazione è parecchio discussa?

“Io ho una posizione molto chiara. Una cosa da fare subito è sospendere questa operazione inutile, costosa e antistorica della pietra piasentina, che non ha nessun significato. Noi abbiamo un progetto per quanto riguarda via Mercatovecchio che ha come scopo la pedonalizzazione completa della zona, ma andiamo oltre. La nostra linea guida, che riteniamo uno dei punti fondamentali del nostro programma, è la realizzazione di una via tramviaria, cioè di un tram elettrico, dalla stazione ai Rizzi. È evidente che questo mezzo di trasporto ecologico,  economico e tra l’altro fortemente sostenuto economicamente dall’Europa per città che hanno un numero di abitanti simile al nostro, permetterà, tra l’altro, la rivitalizzazione di vie in questo momento quasi abbandonate dal punto di vista economico-commerciale, che sono via Aquileia, via Vittorio Veneto e anche via Mercatovecchio. Il tram è un’idea da referendum. Esiste, a differenza di altri progetti che sono stati tenuti nascosti nei cassetti, una progettazione che dimostra come sia fattibile, realizzabile e vantaggiosa dal punto di vista ambientale e anche turistico. Provate ad immaginare cosa può comportare il tram, oltre al mettere in linea il sud e il nord della città con collegamenti anche con i quartieri, anche dal punto di vista dell’attrattiva turistica”.

 

Il tram come idea da referendum, diceva, anche per far fede alla sua convinzione della necessità di un continuo dialogo con i cittadini: se questa idea dovesse essere, però, per qualche motivo, bocciata dalla popolazione ci sarebbe il rischio che cada una delle pietre miliari del suo programma. Teme questo rischio?

“Io credo che la democrazia non sia mai un rischio. Tra gli strumenti partecipativi per evitare quel distacco che abbiamo notato da parte della giunta Honsell verso la città e verso i cittadini, noi, nel nostro programma di Patto per Udine abbiamo inserito proprio l’idea del referendum consultivo per la città. Un referendum che avrà anche formule semplici per non pesare sui bilanci, che si terrà nell’arco di una settimana all’interno degli uffici comunali, quindi perfettamente democratico e legittimo dal punto di vista del controllo, ma che non avrà nessun costo per l’amministrazione. Ricordo che nella storia di Udine il tram è stata una delle principali innovazioni all’inizio del Novecento, con Arturo Malignani, che grazie alla scoperta di come usare l’elettricità rese possibile non solo l’illuminazione pubblica della città, ma fece anche in modo che il tram potesse avere una trazione elettrica. Ricordiamoci, inoltre, che questa idea potrebbe anche rapportarsi con un’ipotetica metropolitana leggera sulla Pontebbana, strada che oggi è super affollata di traffico su gomma ed è diventata irrespirabile ed invivibile dal punto di vista dell’affluenza delle auto verso la città, e quindi risolverebbe molte cose. Vorrei ricordare come il destino di una città cambi in base ai grandi processi. È giusto, noi dobbiamo porci il problema di aggiustare le strade, di dare decoro al verde cittadino, perché è andato in degrado, ma è evidente che se non dai una prospettiva strategica di cosa vuole essere Udine, di che cosa può diventare, del modo con cui si rapporta con l’Europa, si ricade in un tran tran che non porta a niente e che la farà assomigliare ad una delle tante città di provincia del nord Italia, perdendo la sua specificità, quell’‘udinesità’ di cui si parlava prima. Insisto: questo problema del tram diventa uno degli argomenti fondamentali di sviluppo. Voglio ricordare che negli anni Settanta l’idea guida attorno a cui si mosse la città fu quella dell’istituzione dell’Università, negli anni Ottanta furono quelle del teatro e del cavalcavia, quindi grandi opere e grandi progetti destinati a dare un respiro nuovo, un volto nuovo, alla città. Il tram è una di queste idee strategiche destinate a cambiare il ruolo e la vita stessa di Udine”.

 

Ultimamente, a Udine, c’è percezione di paura, soprattutto nei quartieri dove abbonda la presenza di persone extracomunitarie, principalmente Borgo stazione e Cavarzerani. Quali sono le sue proposte per garantire alla gente più sicurezza?

“Partiamo da un concetto importante: la percezione non è una cosa astratta, bensì una cosa reale. È chiaro a tutti, lasciando da parte logiche politiche, che se tu vai in Borgo stazione ti imbatti in una presenza che definiamo spesso e volentieri fastidiosa. Dobbiamo mettere bene in chiaro che ci sono due problemi, uno di ordine pubblico ed un altro della presenza degli stranieri in città. Il problema d’ordine pubblico riguarda gli organi di polizia, tenendo presente che città con stazioni e porti sono sempre state realtà in tutto il mondo in cui un minimo di diversità, anche dal punto di vista dei personaggi che li frequentano, esiste. L’importante è non superare la soglia, cosa che è successa a Udine. Tra le altre cose, il nostro progetto di far partire il tram dalla stazione è una delle cose più deterrenti per questo tipo di presenza fastidiosa, e della microcriminalità. Il comune può fare molto sul controllo delle licenze dei piccoli locali, che molto spesso diventano punto di aggregazione di persone ‘sbagliate’, così da mettere un freno ad uno stato di illegittimità. Contemporaneamente a quello che dicevo prima se c’è la stazione di partenza dei tram noi proponiamo, anche per l’accoglienza di coloro che arrivano, che ci sia l’ufficio turistico comunale e contemporaneamente la presenza di un presidio della polizia locale che resti aperto fino all’arrivo dell’ultimo treno. Queste sarebbero soluzioni che possono partire da subito, anche senza la presenza del tram”.

 

Parlando della sua lista, in base a che requisiti sono state scelte le persone che la compongono?

“Innanzitutto la lista nasce dal collegamento con la proposta del Patto dell’autonomia, che a sua volta nasce 3 anni fa da persone che volevano affrontare le problematiche al di fuori dei partiti ed attraverso una lente di interpretazione diversa, che tiene conto della storia del Friuli. La lista è una conseguenza di questo mix di gente legata alla città che la conosce e di chi ha approfondito il rapporto di Udine con il resto del territorio”.

 

Per quanto riguarda l’ospedale di Udine, quindi discorso sanità, secondo lei funziona bene o male? C’è qualcosa che il comune può fare per migliorare?

“Secondo me il comune può fare qualcosa per quel che riguarda l’assistenza in generale, intesa come aggregazione di servizi. Per esempio, individuato il luogo fisico, l’ideale sarebbe creare degli “isolotti” che possano raccogliere al loro interno tutti quei servizi socio-sanitari, assistenziali e burocratici di cui la gente ha bisogno. Per quanto riguarda l’ospedale io vedo più un problema per la facoltà di medicina dell’università, che nell’ultimo periodo non è più ai vertici delle graduatorie. E questo va di pari passo con la caduta verticale del nostro sistema socio-sanitario: si deve intervenire sulla riforma sanitaria e vedere che possibilità di miglioramenti ci sono anche con la nuova struttura dell’ospedale”.

 

Restando sul tema delle proposte, uno dei cavalli di battaglia di tutti i candidati in questa campagna elettorale è la Zona a traffico limitato. Quali sono le sue proposte, quali eventi prevede?

“Se la nostra proposta del tram andrà a buon fine, è evidente che tutta la zona sarà pedonalizzata. Il dibattito sulla Ztl dura da 30 anni o più. Il problema è che non è mai stato fatto nulla che producesse dei risultati validi. Io sono per la pedonalizzazione, i veri problemi dei commercianti sono i centri commerciali. Io credo che il futuro della nostra città sia ormai segnato, la scelta della Ztl risulta quasi obbligata se si pongono i problemi ambientali, quindi la riduzione dell’inquinamento, al primo posto”.

 

Se non riuscirà a diventare sindaco, c’è un candidato che preferirebbe rispetto agli altri?

“La cosa che più mi piacerebbe, anche in caso non diventassi sindaco, è che le proposte valide di tutti venissero valutate e, in caso, adottate”.

 

Da giornalista quale è, se dovesse scrivere un editoriale sulla situazione attuale di Udine, quale sarebbe il titolo?

“Torniamo ad essere Udine”.