“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

Questa è stata la “colonna sonora” del viaggio di istruzione in Sicilia in cui siamo stati coinvolti assieme ad altre classi quarte del nostro Liceo, accompagnate dai volontari di Addiopizzo alla scoperta dei luoghi simbolo della lotta alla mafia quali, tra i più importanti, Capaci, la casa di Peppino Impastato a Cinisi, via D’Amelio e il Palazzo di Giustizia a Palermo.

Un viaggio che ci ha aperto la mente per abbattere gli stereotipi su questo fenomeno, che ci ha dimostrato cos’è la mafia realmente e come agisce. Un percorso che ci ha permesso di conoscere chi ha superato le paure e si è fatto portavoce della lotta alla mafia e della legalità, forte anche della propria esperienza personale.

Le testimonianze e i luoghi visitati hanno concretizzato ciò che per noi era stato già oggetto di approfondimento in classe ed è per questo che il viaggio è stato ancora più emozionante e significativo. 

Questa esperienza è riuscita infatti a trasmetterci tanti valori, a partire da quello della memoria, direttamente tangibile nelle testimonianze e nelle tappe di questo viaggio. Abbiamo compreso come i luoghi delle terribili stragi ora sono divenuti simboli della lotta contro l’illegalità e hanno permesso alla popolazione siciliana, stanca di vivere nell’ombra e in un clima di terrore e paura, di trovare il coraggio e la volontà di opporsi a questo male, di unirsi e assumersi la colpa di non aver reagito prima, di essere vissuta in un clima di omertà e di aver sostenuto inconsapevolmente la mafia. Successivamente alle stragi si sono infatti formati movimenti e associazioni per combattere quest’ultima, il pagamento del pizzo e che hanno messo in moto il cambiamento della popolazione. Associazioni, come Addiopizzo o Libera, basate sul coraggio, sulla perseveranza, nonché le nostre uniche e autentiche armi contro le organizzazioni mafiose. Associazioni che esistono per la necessità di non dimenticare tutti coloro che hanno perso la vita nella lotta contro la mafia, perché ”non tutti i siciliani sono mafiosi e non tutti i mafiosi sono siciliani”, come cita la frase nel luogo dove è stato ucciso Paolo Borsellino, a dimostrazione che gli stereotipi sono stati abbattuti e che la Sicilia e l’Italia intera sono pronte ad affrontare unite la questione.

Al di là di come agisce e di quali crimini si è macchiata la mafia, da questo viaggio abbiamo capito che è importante non tacere di fronte alle ingiustizie e denunciare chi commette atti illeciti, nonostante la paura delle conseguenze. È dunque fondamentale, nella vita di ogni giorno, in qualsiasi luogo e in qualsiasi circostanza comprendere ed esercitare quel rispetto della legalità nonché quel senso di responsabilità che sono stati al centro di ogni riflessione durante questo nostro viaggio.

Classe 4^D lsa