di Andrei Iepan-Enescu
5 film per conoscere l’Italia
Quando si pensa al cinema, lo sguardo e il pensiero cadono sempre oltreoceano: che siano gli Stati Uniti, l’India o il Giappone, l’industria cinematografica estera ha preso il sopravvento su quella locale, ed è davvero raro ormai vedere prodotti italiani popolari all’estero, visto che anche in patria vengono spesso preferite pellicole straniere. Ma ciò che alcuni potrebbero non sapere è che il nostro paese ha alle spalle una storia cinematografica invidiabile, tanto da essere considerata una delle migliori al mondo, e che guardando indietro di soli 50 anni l’Italia andava di pari passo con giganti dell’intrattenimento come gli Stati Uniti in fatto di qualità. Ormai, però, non tutti si ricordano veramente dei giganti del cinema italiano, e con questo articolo mi propongo di consigliare 5 film che aiutano a capirne meglio la grandezza e qualità!
LADRI DI BICICLETTE(1948)
-Vittorio De Sica
‘Poveri che rubano a poveri’ questa è la frase che meglio descrive Ladri di biciclette di Vittorio De Sica: film del 1948, capostipite del neorealismo nel nostro paese, che perfettamente dipinge lo stato dell’Italia nel dopoguerra e racconta la storia di Antonio, un padre di famiglia in disperata ricerca di lavoro, che è costretto a vendere le proprie lenzuola per comprare una bicicletta con cui andrà ad appendere manifesti in giro per Roma. Poco dopo aver iniziato a lavorare la bicicletta gli viene rubata e, nonostante i tentativi di catturare? il ladro, non viene mai recuperata; deluso dall’incapacità?delle forze dell’ordine, Antonio cerca per piazze e mercati la sua bicicletta, arrivando ad accusare un venditore, passare alle mani con un giovane e consultare una veggente per la disperazione, nonostante tutto risulti inutile. Dopo averle provate tutte, stanco della situazione, vede una bicicletta lasciata incustodita in un vicolo, e indotto dalla tentazione la prende e incomincia a pedalare; la sua corsa ha però durata breve, venendo rincorso da una folla di passanti ed assalito, prima di venire arrestato da un agente . Un film come questo evidenzia e descrive la vita di un normale cittadino italiano negli anni del dopoguerra: povero, spesso senza lavoro e costretto dal torto subito a fare a sua volta un’ingiustizia agli altri; oltre a questo, viene evidenziata l’inefficienza delle forze dell’ordine per i furti di questo genere, incapaci e noncuranti nei confronti del povero Antonio. Ladri di biciclette viene spesso identificato come il film più importante del movimento neorealista italiano, volto a descrivere nella prospettiva del popolo le condizioni dei cittadini nel dopoguerra.
8½ (1963)
-Federico Fellini
8 ½ narra la storia di un regista tormentato, interpretato dall’immortale Marcello Mastroianni, che per coprire il suo vuoto di idee si inventa e dice a tutti che sta costruendo il suo personale capolavoro, ingaggiando attrici famose e scegliendo scenografie monumentali senza sapere cosa farsene, finendo quindi per fare una figuraccia davanti alla stampa che lo tempesta di domande. Ma la trama accompagna quello che è principalmente un dipinto di un artista in crisi, che sente la sua arte non prendere forma e va nel panico cercando di aggrapparsi a qualcosa di concreto, ed in questo Mastroianni interpreta perfettamente il suo ruolo di regista confuso e incerto: Guido, il protagonista, cerca di colmare il vuoto che ha dentro con donne, ballo e divertimento, ma ciò che risalta è sempre il suo sguardo rivolto all’infinito. Ad alimentare la confusione interiore di Guido è la sua infedeltà alla moglie Luisa, in particolare con una donna di nome Carla, che causa in lui sensi di colpa e tormento infinito. La confusione che caratterizza il progetto della sua opera è simbolo della confusione presente nella sua mente: Guido è spaventato dal suo blocco artistico, è insicuro e consumato dai sensi di colpa per la sua infedeltà, oltre ad avere paura di non avere tutto sotto controllo, ed è per questo che la scena finale assume un significato ancora più potente. In questa si vede una comunità circense, con a capo Guido, che gira in tondo accompagnata dalla musica; questa scena simboleggia l’accettazione da parte di Guido del disordine all’interno della sua vita, che abbandona il suo ego e capisce che anche la confusione fa parte del suo percorso di uomo e di artista. Al percorso di Guido si affianca una regia spettacolare di Fellini, con inquadrature, luci e colori impeccabili, che permettono allo spettatore di sentirsi partecipe alla storia a tutti i livelli.
SUSPIRIA (1977)
-Dario Argento
Suspiria altro non è che un magnifico spettacolo di luci e colori, che creano un’atmosfera terrificante durante tutto il lungometraggio. Film horror del 1977, racconta l’esperienza di Suzy, ballerina americana in una prestigiosa accademia di ballo tedesca, che però nasconde segreti orribili. Ma la trama passa in secondo piano in un film come questo, anzi, non è l’aspetto piú originale del film. Ma allora come fa Suspiria ad essere un film talmente accattivante? La risposta sta nella regia, scenografia e fotografia. Perché se a livello di trama Suspiria non ha caratteristiche fuori dalla norma, la sua scenografia è semplicemente impeccabile: inquadrature magnifiche e luci neon estremamente accecanti, oltre ad una colonna sonora spaventosa ad opera della band italiana Goblin, amplificano notevolmente un’atmosfera già di per sé inquietante. Ed è appunto l’atmosfera lugubre il punto forte di un film come questo, conseguenza di un’altra scelta geniale del regista, ovvero l’uso dei colori: durante tutto il film, vengono utilizzati principalmente solo i tre colori primari, ovvero il rosso, il giallo e il blu, e grazie ad una tecnica innovativa, l’uso di pannelli colorati posti davanti alla lente della cinepresa, questi ultimi assumono un tono acceso e pungente, che fa risaltare il fattore pauroso della pellicola. Più che essere un film, Suspiria è un dipinto vivente che grazie a colori e inquadrature prende vita e trasporta lo spettatore in un mondo terrificante fatto di streghe e misteri.
UNA GIORNATA PARTICOLARE (1977)
-Ettore Scola
Ettore Scola, con Una giornata particolare, narra la storia di due persone escluse, diverse ed isolate dal mondo attorno a loro, che si ritrovano brevemente per poi affrontare di nuovo la cruda realtà in cui vivono. Ambientato durante gli anni del fascismo italiano, il film narra la storia di Antonietta, moglie di un fanatico fascista, e di Gabriele, ex radiocronista licenziato perchè omosessuale, nel loro breve ma intenso incontro; durante una parata di Hitler a Roma, Antonietta è costretta a stare a casa, così a, causa della fuga di un pappagallo domestico, incontra per la prima volta il portiere del condominio, di nome Gabriele. I due sembrano avere molta affinità, fino a che l’uomo le rivela di essere omosessuale e, seduti a tavola, le testimonia le angherie subite per via del suo orientamento. Antonietta è toccata profondamente dalla storia del portiere, ma la sua speranza di continuare la loro amicizia scompare quando vede Gabriele accompagnato fuori dal palazzo da gendarmi del regime. Antonietta e il pubblico intuiscono subito la fine tragica del portiere, vittima di un governo che elimina le minoranze invece che aiutarle: Gabriele è l’esempio dei milioni di persone uccise o torturate durante il periodo nazi-fascista in Europa, vittime di guerre ideologiche senza senso; ed è questo il messaggio di fondo di Una giornata particolare, che viene abilmente comunicato da Scola: le inquadrature statiche, i colori sobri e lo scenario di un ordinario palazzo della capitale fanno intuire come la realtà del fascismo fosse accettata e normalizzata nella società di allora, e allo stesso modo quanto la propaganda del regime abbia aiutato a dipingere il duce come il salvatore del nostro paese. I due protagonisti sono però la testimonianza del contrario, simboli delle persone sole e abbandonate da un governo che non le considera abbastanza. Oltre alla struggente storia di Antonietta e Gabriele, altri elementi durante il film descrivono i soprusi e le violenze del regime fascista: il figlio della donna che torna a casa con un occhio nero, essendo stato malmenato a causa del suo fiocco mancante, i cittadini obbligati ad uscire in strada per inneggiare al duce e le persone omosessuali costrette a scappare, perseguitate dagli uomini del regime, sono indizi della brutalità e dell’ingiustizia del governo fascista, uno dei periodi più bui della storia politica italiana.
LA CHIMERA (2023)
-Alice Rohrwacher
L’ultimo film che ho scelto di proporre è La chimera di Alice Rohrwacher, film uscito nel 2023 e candidato ai David di Donatello, che narra la storia di un giovane di nome Arturo ed è ambientato nelle campagne del sud Italia. Arturo è un giovane inglese che torna nel suo vecchio paesello di campagna in Lazio, città natale della fidanzata Beniamina, dopo un lungo periodo di assenza a causa della morte della ragazza; ritrovatosi con i suoi amici, prova a distrarsi stando assieme a loro. Arturo ha inoltre una dote speciale, che gli permette di guadagnare da vivere per sé ed i suoi amici: il giovane è in grado di individuare le tombe dei defunti etruschi, e grazie a questa particolare capacità lui e la sua compagnia depredano i sepolcri di tutti gli oggetti antichi, per poi rivenderli ad un misterioso acquirente di nome Spartaco. Successivamente conosce anche una ragazza straniera di nome Italia, che, dopo aver scoperto in che modo il gruppo fa i suoi guadagni, intima loro di fermarsi, affermando che “laggiù ci sono cose non fatte per gli occhi degli uomini”. Questa frase risuona nella testa di Arturo, tanto da convincerlo a rinunciare alla ricchezza ed ai suoi amici per stare assieme ad Italia, realizzando peró che il suo posto sono le tombe, il luogo a metá tra la morte e la vita e in cui puó essere il piú vicino possibile all’amata defunta. Ció che collega Arturo e Beniamina è un sottile filo rosso, che appare di sfuggita durante il film, ma che ha un valore simbolico importantissimo: è il filo rosso del destino, che congiunge due amanti separati dalla crudeltà della morte e che li avvicina il piú possibile l’un l’altro. Il film, oltre alla storia di Arturo, dipinge abilmente gli usi e costumi caratteristici dei villaggi laziali: scene di feste e fiere tradizionali fanno da sfondo alla storia narrata, oltre ai magnifici panorami del Sud Italia che tengono incollato lo spettatore allo schermo, rendendo questa pellicola un’esperienza decisamente immersiva!
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