di Ottavia Pighin e Lorenzo Sgoifo, 4I

In un mondo sempre più interconnesso l’idea di poter vivere in pace non curandosi dei conflitti disseminati in tutto il mondo si rivela fragile e, in definitiva, illusoria. La convinzione di poter essere sereni mentre altrove si combattono guerre spietate è l’inganno dei nostri tempi.
In questa prospettiva, il pensiero di Tiziano Terzani assume un significato particolarmente attuale. Le sue parole, prive di retorica, individuano infatti lucidamente una verità fondamentale, oggi soprattutto: la pace non è uno stato dell’individuo, ma è una condizione collettiva, globale.
I conflitti che interessano l’Europa orientale, il Medio Oriente e numerose aree del Sud globale dimostrano che la guerra non è un fenomeno distante, ma una componente strutturale e costante anche della realtà contemporanea. Questi conflitti vengono tuttavia percepiti come eventi lontani, confinati in aree geografiche che sembrano non riguardarci direttamente. È un’illusione pericolosa. Gli esiti delle guerre attraversano i confini: si riflettono sull’economia globale, sui flussi migratori, sulla sicurezza e sulla vita quotidiana anche di chi si crede al riparo. L’instabilità non resta circoscritta, ma si muove, si trasforma e finisce per coinvolgere l’intero sistema internazionale. In questo senso, la distinzione tra “vicino” e “lontano” perde significato. Le guerre non solo devastano territori e distruggono vite umane, ma aggravano squilibri economici e sociali preesistenti, colpendo in particolare le fasce meno abbienti della popolazione. Una parte del mondo continua ad arricchirsi in modo sproporzionato, un’altra è costretta quotidianamente a lottare per l’accesso a beni essenziali come cibo, acqua e cure mediche. La guerra causa sofferenza immediata, accresce le ineguaglianze e perpetua l’instabilità geopolitica.
Di fronte a questo scenario, la responsabilità diventa davvero importante. Le istituzioni internazionali devono provvedere a creare cooperazione, dialogo e prevenzione dei conflitti. Ad ogni livello, è necessario informarsi, essere critici e non ignorare quanto accade intorno: in altre parole, essere cittadini attivi! La scuola non può sottrarsi al suo ruolo. Essa deve educare alla pace, offrendo strumenti per distinguere le informazioni vere dalle false, contribuendo così a una consapevole lettura dei fatti del mondo. Il suo compito è quello di formare persone fiduciose delle istituzioni, capaci di comprendere la complessità del mondo e percepire l’Umanità anche nelle situazioni più remote e difficili, senza pregiudizi. Questa idea è perfettamente incarnata nel pensiero di Tiziano Terzani, il quale non ci offre soluzioni comode e facilmente raggiungibili, ma ci invita a seguire quelle situazioni lontane con profonda consapevolezza di come gli eventi globali siano collegati alle nostre responsabilità individuali, alle nostre scelte e ai nostri stili di vita. Per lo scrittore solo partendo da questa consapevolezza si può giungere ad una posizione realmente etica.
Un mondo più giusto non può essere costruito perseverando nell’indifferenza verso il dolore patito in tutto il mondo – anche il più distante – da quelle popolazioni a cui la guerra sottrae libertà e diritti fondamentali. La pace non è qualcosa di isolato, non può essere individualmente protetta, ma si costruisce attraverso lo sforzo condiviso di tutti. La pace è un equilibrio che, decidendo di capire e di non rimanere indifferenti, si può costruire attraverso piccole ma importanti scelte di ogni giorno.